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Uncharted: L’Abisso d’Oro

Nathan Drake su PS Vita, come non l'avete mai giocato prima!

Voto WebNews
8,5
Data di uscita

22 Febbraio 2012

Giudizi
  • Giocabilità8,8
  • Grafica8,9
  • Sonoro8,5
  • Longevità7,9
Pro

Ottima variante sul tema del primo Uncharted per PS3, altrettanto spettacolare grazie a un'ottima grafica ma votato maggiormente all'esplorazione. Intriganti alcune le nuove proposte di input tattile, soprattutto quando correlate ai QTE.

Contro

Limitato e conciso, lascia appena il tempo di assaporare le nuove dinamiche di gioco. Privato del multiplayer, esaurisce tutto il potenziale nella campagna in singolo.

Di ,

Trama

La trilogia di Uncharted, opera di indiscusso valore del team Naughty Dog, è da anni sinonimo di action-adventure di qualità, ed è per questo che uno spin-off della saga principale non poteva mancare nella line-up di lancio di PlayStation Vita. Difficile replicare le atmosfere incredibili, la grafica mozzafiato e il feeling di gioco originale su una console potatile? A quanto pare, nulla è fuori portata per il nuovo, potentissimo hardware targato Sony, soprattutto quando lo sviluppo è affidato a mani capaci di sfruttarne appieno le peculiari caratteristiche. Stavolta, però, non sono stati i ragazzi di Naughty Dog a partorire la nuova avventura di Nathan Drake, bensì il team SCE Bend Studio, che ha raggiunto ottimi risultati con Uncharted: l’Abisso d’Oro, sia sotto il profilo puramente tecnico che per quanto riguarda la sostanza di gioco.

La trama di Uncharted: l’Abisso d’Oro si va a collocare subito prima degli eventi che hanno reso noto Nathan Drake nella originaria e indimenticabile avventura per PlayStation 3. Trattandosi a tutti gli effetti di un prequel, ci si confronta con la necessità di far quadrare il cerchio, narrativamente parlando, nel tentativo di proporre una storia avvincente, ma senza perdere coerenza con l’universo di personaggi e intrecci che si è andato strutturando e consolidando di capitolo in capitolo. I ragazzi di Sony Bend Studio sono riusciti nell’intento di offrire una storia equilibrata, senza rinunciare a colpi di scena e nuovi personaggi. Tuttavia, i limiti di un capitolo portatile, hanno imposto situazioni di gioco concise, che nonostante la grande verve tipica della serie non riescono mai a raggiungere i picchi di estrema spettacolarità delle precedenti edizioni da salotto.

Forse per limiti imposti dalle diverse necessità di un gioco concepito per un hardware portatile, oppure a causa della mancanza di quel quid che solo Naughty Dog sa infondere nella sua creatura (nonostante la supervisione al progetto), sta di fatto che Uncharted: l’Abisso d’Oro, fermo restando le sue indiscusse doti, lascia con la sensazione che si potesse osare di più. Ma questa è solo una precisazione da fan della serie, che non vuole minimamente sminuire l’ottimo lavoro svolto, soprattutto per quanto riguarda la pura veste audiovisiva che appare assolutamente strepitosa! La qualità della produzione si assesta su ottimi livelli, anche se trattandosi di un titolo di lancio è facile immaginare che vi sia ancora una riserva di potenza da spremere a fondo per poter ottenere, in futuro, risultati ancor più spettacolari su PS Vita.

La giocabilità non può che rievocare in particolare il primo capitolo della serie, con i suoi ritmi da blockbuster movie, forse meno esuberante rispetto ai due capitoli successivi ma ricco di charme. Rispetto a quanto di buono è stato fatto da Naughty Dog, che nel corso degli anni ha spostato il baricentro del sistema di gioco più verso l’azione pura a base di sparatorie concitate e sequenze d’azione mozzafiato con l’intento di offrire uno spettacolo visivo unico, l’esperienza di gioco offerta da Uncharted: L’Abisso d’Oro appare più tarata sull’esplorazione.

Come in un ritorno alle origini, forse leggermente meno spettacolare rispetto al recente passato, questo nuovo Uncharted portatile premia il giocatore paziente, l’esploratore certosino che scruta ogni angolo di un livello per la pura gioia di trovare sempre nuovi tesori nascosti (catalogabili nel ben noto diario che Nathan porta sempre con sé). Ed è in questo contesto di innovazione che si incastona una piccola novità di gameplay, ovvero l’introduzione di un machete utile per squarciare teli e tagliare barriere di bambù, che nascondono percorsi alternativi e, con molta probabilità, tesori da collezionare.

Il settore in cui Uncharted: l’Abisso d’Oro si distingue completamente da quanto visto finora su PlayStation 3 è però l’interfaccia di input, che sfrutta in modo esaustivo tutte le innovative caratteristiche di PlayStation Vita… talvolta anche abusandone leggermente. Mi riferisco ad alcune delle soluzioni proposte, che risultano ridondanti rispetto al sistema di controllo classico, comunque efficientemente garantito dall’abbondanza di tasti e stick analogici offerti della console.

Basti pensare alle dinamiche di arrampicata, che possono essere gestite con il touchscreen (percorrendo semplicemente con il dito il percorso da intraprendere), oppure al touchpad posteriore sfruttato per simulare l’alternanza di prese per arrampicarsi sulle liane. Tali soluzioni, a ben vedere, non aggiungono nulla alla fruibilità del prodotto, né risultano particolarmente vantaggiose rispetto al sistema di controllo tradizionale. Anzi, a volte il fatto di frapporre un dito fra il punto di vista e lo schermo tende a incrinare il delicato equilibrio dell’immedesimazione nel protagonista.

I sensori di movimento della console, infine, sono stati sfruttati per prendere la mira durante le sparatorie, oppure per zoomare con il fucile di precisione. Anche in questo caso, non basta metabolizzare le nuove tipologie di input proposte per concedere loro un canale preferenziale rispetto ai controlli classici, i quali risultano ancora maggiormente precisi in determinate situazioni. Nel complesso, nonostante le soluzioni proposte non siano tutte indispensabili, vi sono comunque momenti in cui le nuove modalità di interazione garantiscono grandi soddisfazioni sensoriali, come quando vi troverete a dover ripulire una reliquia, ruotandola con il touchpad posteriore e spolverandola tramite il touchscreen. Una sensazione unica e completamente innovativa, possibile solo su PlayStation Vita.

Ottima, infine, la rielaborazione dei classici quick-time event in chiave touch, che sfruttano il prezioso schermo capacitivo di PS Vita per ricreare situazioni di gioco esclusive e concitati combattimenti. Peccato che, come anticipato in precedenza, tutta l’esperienza di gioco risulti minuta, compressa, lasciando alla fine paradossalmente insoddisfatti per aver avuto un assaggio tanto intenso quanto fugace di un nuovo modo di giocare, che costringe spesso a rivedere e mettere in discussione schemi motori acquisiti da anni nei videogiocatori di vecchia data. La longevità del gioco, privato della componente multiplayer, si attesta comunque sull’onorevole sulla decina d’ore.

Tecnicamente, come già accennato nel corso della recensione, ci troviamo di fronte ad un capolavoro di prima generazione software. Impeccabili modelli poligonali e texture generalmente ottime, anche se talvolta un po’ piatte, vengono gesti in scioltezza da PS Vita, offrendo animazioni fluide e quell’espressività dei volti dei personaggi tipica della serie. Peccato per una certa ripetitività nelle ambientazioni offerte da Uncharted: l’Abisso d’Oro, che tende a conferire un andamento monotono a tutta l’avventura.

Trattandosi di un titolo di lancio, siamo probabilmente di fronte ad un compromesso di programmazione dettato dalla necessità di comprendere ancora come sfruttare al massimo l’hardware, il quale lascia comunque piacevolmente sorpresi per il livello dell’intera produzione in grado di rivaleggiare tranquillamente con il primo Uncharted per PlayStation 3. L’accompagnamento sonoro, nonostante l’ambiente audio tutto sommato contenuto per via delle dimensioni dei diffusori di PlayStation Vita, è comunque avvolgente e sempre epico. Imperdibile per tutti i fan di Nathan Drake!