Speciale Mobilità connessa

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Mobilità connessa

La grande rivoluzione di Internet è dovuta al fatto che ad un certo punto l'intelligenza dei singoli computer è stata messa in rete, ottenendo qualcosa di molto più importante della somma dei singoli pc. La stessa cosa sta per avvenire nel mondo dell'automotive, ove le auto stanno per essere connesse al fine di restituire una esperienza di guida migliore, ma anche per contribuire alla creazione di una intelligenza connettiva che ha la forma della rete stradale. Le auto diventano bit che viaggiano su un circuito, usano i propri sensori per monitorare il proprio contesto e si fanno strumenti di elaborazione per migliorare il risultato dell'intero sistema stradale. L'auto diventa qualcosa di altro e di ulteriore, parte integrante di una Internet of Things che in divenire offrirà importanti risultanze per chi viaggia.

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La grande rivoluzione digitale è iniziata nel momento in cui masse di utenti hanno iniziato a collegare il proprio pc alla Rete, utilizzandolo anzitutto per navigare online alla ricerca di notizie, risorse e scambi informativi con altre persone. I computer hanno così iniziato a dialogare, creando un numero di connessioni sempre più grande e tessendo una trama sempre più fitta.

Il valore di questa rete, è stato chiaro fin da subito, sarebbe stato ben maggiore rispetto alla semplice somma dei singoli dispositivi collegati. Ora medesima rivoluzione sta per coinvolgere il mondo dell’automotive e della mobilità, poiché l’arrivo della connettività nel cuore delle automobili trasforma queste ultime in qualcosa di profondamente differente rispetto al passato (ancor più in conseguenza dell’avvento delle auto elettriche). E le conseguenze si sono fino ad oggi palesate soltanto in minima parte, lasciando appena appena intravedere quel che andrà ad accadere nel giro di pochi anni.

Rete stradale e oltre

La rete stradale del futuro va immaginata in modo più astratto rispetto a quanto non avvenga oggi. Va immaginata come una rete neurale, in continuo movimento ed in attività febbrile. Va pensata non come una mappa, nella quale le strade si incrociano o si affiancano, ma come un insieme di entità connesse. La rete stradale del futuro sarà dunque disegnata direttamente dalle entità che la compongono, la sfruttano, la percorrono.

Soprattutto, la rete stradale del futuro non sarà soltanto asfalto. Anzi. Sull’asfalto correranno infatti le connessioni, all’interno di un sistema che farà dialogare le auto, le persone, i selciati di percorrenza, i segnali stradali, i semafori, le istituzioni, le aziende, una moltitudine di sensori e molto altro ancora.

Immaginare la rete stradale come una rete neurale è dunque quanto di più aderente alla realtà possa esserci: la strada sarà per molti versi virtualizzata nel modo in cui le persone la immaginano e le auto la imparano, trovando nuovamente concretezza piena soltanto nel punto di contatto tra l’asfalto ed il pneumatico.

Auto, persone, bit

Immaginare le strade come layer reale di una dimensione virtuale, significa però anche trascendere veicoli e persone alla mera idea di bit informativi. L’auto, la persona ed i segnali altro non sono se non entità in movimento, connesse ad una rete onnicomprensiva che tramuta tutto in numeri e codice binario: identificativi per gli oggetti, identità per le persone, geolocalizzazione per ogni elemento, tempistiche per la percorrenza. Tutto ciò, all’interno di un monitoraggio continuo e capillare, significa una summa di dati di dimensioni abnormi, ma tali da restituire importanti significati e capacità predittive ai sistemi intelligenti.

In un sistema nel quale le persone sono tutte uguali al cospetto di un algoritmo, è l’algoritmo stesso ad avere il potere di stabilire priorità e logiche affinché tutti possano raggiungere la propria destinazione nel minor tempo possibile. Anteporre l’interesse comune all’interesse individuale, infatti, significa migliorare i flussi di spostamento sulle strade avvantaggiando direttamente proprio i singoli individui, ma redistribuendo il vantaggio ricavato in senso collettivo.

La rete fa sistema

I semafori intelligenti esistono da molti anni. Non esiste però ancora ad esempio alcun sistema di dialogo tra i semafori e le auto, tali da portare il sistema frenante ad ovviare all’eventuale pericolosa distrazione di un guidatore che, invece di badare alla segnaletica, fosse occupato da altri pensieri o attività. Allo stesso modo, esistono da tempo sistemi in grado di monitorare i posti liberi all’interno di un parcheggio, ma la realtà è che soltanto oggi iniziano a nascere le prime idee applicative per fare in modo che qualsiasi guidatore possa sapere dove sia esattamente il posto libero, prenotandolo ed occupandolo nel minor tempo possibile.

La capacità di fare sistema è proprio nella possibilità di mettere in contatto varie entità, stimolandone l’interdialogo alla ricerca di un valore aggiunto da mettere a disposizione dell’individuo e più generalmente del sistema di mobilità urbana.

Verrà un giorno in cui le auto diminuiranno la propria velocità non in funzione esclusiva di una scelta della persona (il cui raziocinio potrebbe essere errato, distratto o addirittura deviato), ma all’interno di una valutazione computazionale tra i desideri di chi preme l’acceleratore ed i limiti imposti dalla segnaletica stradale. Verrà un giorno in cui ogni autista traccerà in anticipo la propria strada e il navigatore porterà i singoli alla scelta migliore non soltanto nel contesto del proprio singolo tracciato, ma all’interno di un sistema di valutazione che computa le concentrazioni di traffico, i lavori in corso sulle carreggiate, gli incidenti, le previsioni meteo, gli orari di uscita dalle scuole, i mezzi pubblici disponibili ed altro ancora.

La mobilità di domani sarà più complessa odierna e di quella del passato. Ma proprio questa complessità, una volta regimentata da strumenti di interazione appropriati, ne sarà la ricchezza, l’intelligenza, il valore. La complessità è data dall’evoluzione degli strumenti che consentono di uscire dal caos e dalla casualità. La complessità è data da sistemi di monitoraggio e sistemi predittivi. La complessità è il costo necessario per arrivare all’efficienza, ma quel che se ne può ottenere è qualcosa di inestimabile valore.

Tutto è input, tutto è output

Se la rete stradale va pensata come una rete neurale nella quale scorrono informazioni elementari che una intelligenza superiore avrà il dovere di carpire, leggere ed interpretare, va da sé che ogni singola entità interessata debba fare la propria parte. Il sistema si regge infatti soltanto se tutti i nodi ricevono nella misura in cui trasmettono ed ottengono nella misura in cui offrono.

L’auto (agglomerato di sensori ed elementi di elaborazione intelligente) deve ad esempio fornire al sistema la propria posizione, la propria velocità di percorrenza, il proprio identificativo. La persona deve fornire la propria meta. La strada deve fornire i propri parametri in termini di velocità massima, divieti, ostacoli. Il vantaggio conseguente ricadrà tutto sull’utente, il quale potrà giovarsi di un percorso frutto di una intelligenza che, soppesati tutti i parametri disponibili, ha ricavato un modello che si avvicina quanto più possibile alla perfezione.

Il tutto nell’interesse della collettività. Se i piani regolatori potranno un giorno anche stabilire i flussi massimi di percorrenza sulle strade, ciò significherà che anche le autorità avranno la possibilità di offrire informazioni alla mobilità per ricavarne standard in termini di inquinamento, flussi di percorrenza, rumorosità e altro. Per partecipare alla “community” bisogna accettarne le logiche di scambio, interpretare un ruolo e completare il puzzle in senso costruttivo.

Ridurre la mobilità ad un insieme di input e di output, insomma, significa consentire una progettazione in tempo reale di quel che accade sul territorio. Ridurre gli ingorghi, ottimizzare la sicurezza, rendere fluide le code e realmente intelligenti le partenze diventa una sorta di gioco nelle mani di semplici algoritmi. La forza è nei Big Data e nel significato che i grandi numeri sono in grado di celare tra le proprie maglie.

Internet of Things

Entro cinque anni ci saranno 250 milioni di auto connesse. Queste ultime andranno semplicemente a far parte di una rete di “cose” la cui intelligenza sarà identificata nella loro capacità di connettersi. L’Internet of Things è qualcosa di noto da tempo, fin da quando è stato chiaro che connettendo alla rete anche solo un semplice frigorifero si sarebbero potute aprire immense opportunità di mercato e grandi vantaggi per l’economia domestica.

Connettere alla rete l’auto significa ripensare l’auto stessa: secondo Gartner, ad esempio, i produttori di automobili hanno il dovere di pensare immediatamente a sistemi più evoluti di infotainment, poiché la disponibilità di connettività scatena solitamente una bulimia di informazioni e servizi da parte delle persone che hanno la possibilità di attingervi. Il fenomeno è evidente fin da oggi, sia pur se in scala ancor minore: ad oggi l’ecosistema AppLink di Ford è in assoluto il più ricco ed avanzato del comparto, ma il gruppo vi sta investendo grandi energie per continuare ad accrescere l’offerta di applicazioni disponibili.

Ma se la connessione diretta tra l’uomo e la Rete è soltanto l’aspetto più immediato della disponibilità di accedere a Internet da un veicolo (con immediate ricadute a livello individuale in termini di personale soddisfazione nell’esperienza d’uso), la dimension IoT è quella in grado di offrire i maggiori vantaggi a livello di sistema. Un’auto che si fa entità integrata a livello di rete, infatti, diventa a pieno titolo una delle entità di quella rete neurale a cui si faceva riferimento poc’anzi. Cosa succede se una abitazione è in grado di disattivare l’antifurto, alzare le tapparelle e accendere le luci al solo arrivo dell’auto in cortile? Eppure questo simpatico siparietto è soltanto uno degli scenari che si possono tracciare a livello immaginifico grazie ai sistemi di dialogo tra le “cose”.

L’auto e il digitale

La connettività è vita. La vita ha iniziato a fluire sull’auto nel momento in cui è entrato il primo cellulare, quindi il primo tablet, quindi i primi sistemi di interazione via bluetooth, fino ad arrivare ai complessi sistemi di infotainment odierni.

Oggi la connettività permea le attività dell’abitacolo: è possibile ricevere radio in streaming, scrivere SMS per mezzo di interazione vocale, chiedere al navigatore di impostare un percorso, ricevere aggiornamenti in diretta, ascoltare Spotify. Il limite è dettato dai developer e dalle opportunità economiche di sviluppo (in forte crescita), per il resto la vettura è un ambiente ancora tutto da studiare e nel quale sarà presto disponibile una moltitudine di servizi aggiuntivi dedicati.

Il paradigma dell’auto “always-on” nasce dalla sommatoria di queste funzioni ed opportunità: un’auto sempre connessa è un’auto che vive la propria dimensione immateriale, che può essere attivata in remoto e che è in grado di ridisegnare la propria immagine agli occhi dell’utenza

Nuova domanda, nuova offerta

Il mutare della percezione che le persone hanno della mobilità, del viaggio e dell’automobile, cambia anche le regole di ingaggio che le case automobilistiche debbono inseguire per rispondere al meglio alle esigenze del mercato.

Da anni, ad esempio, è evidente una fenomenologia mai vista in passato: una importante fascia di mercato (soprattutto tra i più giovani), considera ormai la tecnologia di bordo un elemento del tutto essenziale ai fini delle decisioni di acquisto dell’autovettura. Proprio il target che in passato considerava prioritaria l’eleganza del design e la potenza del motore, oggi ritiene la tecnologia un fattore essenziale.

Il punto del non ritorno è già stato superato: l’immagine della vettura nell’immaginario collettivo è oggi quella di un luogo, e non solo di un mezzo, nel quale occorre avere la possibilità di continuare ad esprimere sé stessi – sia nella dimensione reale che in quella virtuale. La connettività di bordo consente di continuare ad interagire anche se si è al volante e ciò viene vissuto come un punto di forza quando l’ecosistema informativo del veicolo diventa naturale estensione del pilota.

Non solo l’auto non è più quel carro senza cavalli che nel ‘900 solleticava le speranze di una società che si allontanava dall’agricoltura, ma oggi anche la potenza del motore è più in cima alla scala dei parametri tenuti in considerazione. Affidabilità e sicurezza come punti fermi, tecnologia e interattività come valori aggiunti: al mutare della domanda è mutata l’offerta e gli investimenti in innovazione sono pertanto sempre più ingenti e strutturati nei bilanci progettuali per le quattro ruote.

La connessione non è pertanto solo un canale sul quale fluiscono informazioni: cambia radicalmente la percezione del mezzo, moltiplica le opportunità durante il tempo passato a bordo, cambia i confini dell’auto stessa. Ridefinisce spazio e tempo del viaggio. E tutto ciò è solo l’inizio.