Il lavoro agile a Copernico diventa smart working

La giornata del lavoro agile diventa occasione per molte aziende di sperimentare una modalità differente, a Copernico si ragiona di smart working.
Il lavoro agile a Copernico diventa smart working
La giornata del lavoro agile diventa occasione per molte aziende di sperimentare una modalità differente, a Copernico si ragiona di smart working.

Esiste un’alternativa al binomio azienda-casa per i lavoratori, un concetto smart del lavoro dove i free lance trovano casa presso strutture adeguate ai loro bisogni e i lavori dipendenti escono dal solito luogo per occupare spazi a maggior valore di networking, minore impatto ecologico e nuova centralità della persona. Il comune di Milano con la “Giornata del Lavoro Agile” ha voluto stimolare la sperimentazione di questa nuova modalità, alla quale hanno partecipato decine di aziende e tutti i coworking della città, compreso quello in piena costruzione: Copernico.

Aperto in gennaio da Halldis, Copernico (nel’omonima via di Milano al civico 38) è uno spazio di lavoro che sembra portato in nave da Chicago. Quando saranno consegnati gli altri due lotti, in autunno, i suoi 15.000 mq di uffici, coworking, spazi per meeting e eventi, il parco di circa 2.000 mq, il fitness center, la sala cinema, il bar, il ristorante, oltre all’agorà e a sei suites saranno a disposizione del transito di almeno tremila persone. Oggi con l’iniziativa “Io lavoro bene. E tu?” ha partecipato alla giornata permettendo a chiunque di misurarne i vantaggi. Maggiore flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una crescente responsabilizzazione e performance sui risultati è l’orizzonte smart verso cui tende il mondo del lavoro oggi. Anche per un solo giorno, l’assaggio è ottimo e Milano è la città ideale.

Dove lavorare, oggi?

Federico Bianchi, founder e CEO di ​Smartworking srl, si è posto una domanda semplice: dove voglio lavorare oggi? La risposta è che c’è lo spazio per lavorare a una piattaforma che insieme alle aziende sposti il focus verso gli obiettivi e non i luoghi di lavoro. Uno studio degli Osservatori Digitali (ospiti anche loro a Copernico col gruppo sullo smart working), ​dimostra che se una persona facesse smart working due giorni a settimana risparmierebbe ogni anno 176 ore del suo tempo e oltre 1.200 euro di spese tra mezzi di trasporto e costi accessori, mentre aumenterebbero soddisfazione e motivazione. Al contempo, l’azienda vedrebbe crescere la produttività dei lavoratori del 20% e scendere i costi di gestione dello spazio fisico del 20-30%​.

Copernico da questo punto di vista è un luogo adatto perché non si accontenta di fornire spazi ma riempie di contenuti la vita dell’inquilino, vuole realizzare un social fisico. Anche dalla giornata di oggi raccoglieremo feedback per individuare i servizi migliori; in questo luogo sono già programmati 300 eventi da qui a fine anno, sono ospitate 30 aziende e attive 50 partnership.

Da sinistra: Federico Bianchi, ceo di SmartWorking srl, e Michele Barbieri, di Halldis, la società che ha realizzato Copernico. Nella giornata del lavoro agile promossa dal Comune di Milano hanno aderito aprendo le porte dello spazio di coworking e tutte le sale di lavoro, previa una semplice iscrizione gratuita. Hanno partecipato ottanta imprese e un numero imprecisato di liberi professionisti, giornalisti compresi.

Da sinistra: Federico Bianchi, ceo di SmartWorking srl, e Michele Barbieri, di Halldis, la società che ha realizzato Copernico. Nella giornata del lavoro agile promossa dal Comune di Milano hanno aderito aprendo le porte dello spazio di coworking e tutte le sale di lavoro, previa una semplice iscrizione gratuita. Hanno partecipato ottanta imprese e un numero imprecisato di liberi professionisti, giornalisti compresi.

Lo smart work

Secondo un’indagine di Citrix realizzata da ContactLab su un campione di 1200 persone rappresentativo dei lavoratori tra i 25 e i 54 anni e utenti regolari di Internet, oggi solo il 19% dei lavoratori intervistati svolge, seppure con differente frequenza, le proprie mansioni da casa o comunque lontano dal proprio ufficio, mentre all’interno di poche aziende italiane – meno del 10% – è prevista la modalità di lavoro agile o smart per tutti i lavoratori. Eppure l’81% di loro è interessato a queste modalità.

C’è da aggiungere che nella percezione generale, il lavoro smart o agile si associa soprattutto alle necessità della sfera personale e di tipo prevalentemente familiare (27% degli intervistati), e solo il 7% del campione lo lega a esigenze di tipo prevalentemente professionale. A dimostrazione di questo, le figure considerate più adatte a usufruirne sono i genitori con figli piccoli (62%), le donne in generale (60%) e le mamme con figli piccoli (59%).

Lo smart index di Microsoft

Siamo ancora lontani, insomma, da quella svolta culturale della quale Microsoft, ad esempio, è antesignana. Proprio in occasione della giornata del lavoro agile ha presentato lo SmartIndex, uno strumento che permette di valutare in modalità gratuita ed anonima il grado di prontezza di un’azienda rispetto all’adozione del lavoro agile, attraverso 28 quesiti suddivisi in 4 aree: Economica, Normativa Organizzativa e Culturale.


SmartIndex è stato ideato da Microsoft Italia insieme a Variazioni, società di consulenza specializzata in work-life balance, è stato già testato da circa 100 aziende pilota, di cui circa 50 nel territorio lombardo, ed ha messo in luce alcuni elementi chiave dello smart working. Circa il 10% delle aziende intervistate ottiene un punteggio superiore a 8, rivelandosi quindi pronte per l’adozione; mentre circa la metà ha ancora bisogno di un cambiamento soprattutto nelle aree culturale e normativa; attorno al 40% la fascia di aziende che ottiene un punteggio compreso tra il 6 e l’8.

Secondo Paola Cavallero, direttore Marketing e Operations di Microsoft Italia, l’approccio comincia a conquistare adepti nelle aziende, ma è necessario acquisire una diversa mentalità e premiare davvero l’autonomia organizzativa del dipendente (vecchio cavallo di battaglia anche di Michele Vianello, autore di saggi sulle smart city che ha sempre collegato l’urbanità con l’evoluzione del lavoro):

Questo approccio ripropone una nuova centralità della persona, che viene responsabilizzata rispetto al proprio obiettivo e premiata in base al contributo individuale portato e ad elementi qualitativi, quali la capacità di collaborazione con i colleghi, tralasciando invece altri fattori come la quantità di ore lavorate e la presenza fisica negli uffici.

Ti consigliamo anche

Link copiato negli appunti