Spotify cambia musica: ora puoi parlare direttamente con l’algoritmo che decide cosa ascolti

Spotify cambia musica: ora puoi parlare direttamente con l’algoritmo che decide cosa ascolti

Per anni milioni di persone hanno aperto Spotify trovandosi davanti playlist e suggerimenti musicali che sembravano usciti da un universo parallelo, senza capire davvero perché l’algoritmo insistesse a proporre certi brani invece di altri.

Ora qualcosa sta cambiando davvero. Spotify ha deciso di aprire una finestra dentro il proprio sistema di raccomandazioni e, soprattutto, di permettere agli utenti di parlare direttamente con l’algoritmo che decide cosa far ascoltare.

L’annuncio è arrivato durante il festival SXSW di Austin dal CEO Gustav Söderström. L’idea è semplice da spiegare ma cambia parecchio il rapporto tra utente e piattaforma: non bisognerà più subire passivamente i suggerimenti musicali. Si potranno correggere.

Spotify apre il suo “Taste Profile” agli utenti

Il cuore della novità si chiama Taste Profile, cioè il profilo che Spotify costruisce analizzando ogni cosa che ascoltiamo: brani, artisti, generi, podcast e perfino audiolibri.

Finora questo sistema era invisibile. L’algoritmo osservava in silenzio le nostre abitudini e poi provava a indovinare cosa proporre dopo. A volte ci prendeva. Altre volte molto meno.

Con il nuovo aggiornamento il profilo diventa finalmente visibile e modificabile. L’utente potrà vedere come l’algoritmo Spotify descrive i suoi gusti musicali e intervenire direttamente per correggere il tiro.

La novità è resa possibile da un modello linguistico simile a quelli che stanno dietro ai chatbot moderni. In pratica si potrà interagire con il sistema usando il linguaggio naturale, come se si stesse parlando con una persona.

Se una playlist non convince o se i suggerimenti prendono una direzione strana, sarà possibile dirlo esplicitamente alla piattaforma.

Come si potranno cambiare i consigli musicali

La differenza rispetto al passato è sostanziale. Fino ad oggi l’unico modo per influenzare i suggerimenti era saltare i brani, mettere like o escludere alcune playlist dal sistema di raccomandazione.

Con il nuovo aggiornamento il controllo diventa molto più diretto. Si potrà chiedere di ascoltare più musica di un determinato artista, ridurre la presenza di altri oppure cambiare completamente atmosfera per un certo periodo.

Qualcuno potrà dire all’algoritmo di puntare su più K-Pop per una settimana. Un altro potrà chiedere brani più tranquilli per lavorare o qualcosa di più energico per allenarsi.

Spotify permetterà anche di capire come il sistema interpreta il nostro gusto musicale. È un dettaglio interessante, perché per la prima volta gli utenti potranno vedere come vengono classificati: quali generi predominano, quali artisti influenzano di più il profilo e quali ascolti stanno pesando nelle raccomandazioni.

Insomma, il sistema non sarà più una scatola chiusa.

Cosa cambia davvero per chi usa Spotify

Per molti utenti la parte più frustrante di Spotify è sempre stata proprio l’algoritmo. Basta ascoltare qualche brano fuori dal solito giro e per settimane le playlist finiscono per riempirsi di suggerimenti fuori contesto.

Con questo aggiornamento diventa possibile correggere rapidamente la rotta. Se un genere compare troppo spesso, lo si potrà ridurre. Se un artista piace ma compare troppo raramente nelle playlist, lo si potrà rafforzare nel proprio profilo.

Questo cambia anche il modo in cui si scopre nuova musica. Finora il sistema funzionava soprattutto per tentativi: ascolti qualcosa, l’algoritmo interpreta il segnale e prova a capire cosa proporre dopo. Adesso il rapporto diventa più esplicito. L’utente può indicare direttamente la direzione.

Quando arriverà la nuova funzione

Spotify inizierà il lancio nelle prossime settimane partendo dagli utenti Premium in Nuova Zelanda. È una fase di test abbastanza classica per l’azienda.

Se tutto andrà come previsto, la funzione dovrebbe poi estendersi gradualmente ad altri mercati.

È probabile che il sistema venga affinato strada facendo. Gli algoritmi di raccomandazione sono già uno dei pilastri dell’esperienza Spotify, e questa apertura verso l’interazione diretta con gli utenti segna un cambiamento interessante.

Per anni abbiamo cercato di capire cosa passasse nella testa dell’algoritmo. Adesso, almeno in parte, sarà possibile dirgli cosa sta sbagliando.

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