Molte persone stanno modificando ben tre impostazioni su WhtsApp, a seguito delle ultme modifiche che hanno coinvolto l’app di messaggistica.
La protezione delle chat su WhatsApp resta solida grazie alla crittografia, ma la vera esposizione degli utenti passa oggi da tre impostazioni spesso lasciate aperte per default.
L’analisi pubblicata tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 ha chiarito un punto preciso: il problema non riguarda i messaggi, ma i dati visibili nel profilo. Informazioni apparentemente secondarie, se accessibili pubblicamente, possono essere raccolte e utilizzate per attività di profilazione o contatti indesiderati.
Intervenire sulle impostazioni diventa una misura concreta e immediata. Non serve modificare l’uso quotidiano dell’app, ma è sufficiente agire su tre elementi specifici.
Immagine del profilo: il primo dato esposto
Su WhatsApp, la foto del profilo rappresenta uno degli elementi più accessibili dall’esterno. Nella configurazione più permissiva, può essere visualizzata da chiunque disponga del numero di telefono.

Cambia le impostazioni di WhatsApp 02-04-2026 webnews.it)
Questo dato, se lasciato pubblico, consente una prima identificazione visiva dell’utente. In un contesto di raccolta automatizzata, diventa un elemento utile per associare un numero a una persona reale.
La modifica consigliata è semplice: limitare la visibilità ai “miei contatti”. In questo modo, l’immagine resta accessibile solo a chi è già presente nella rubrica, riducendo la possibilità di esposizione verso numeri sconosciuti.
Informazioni del profilo: il rischio dei dettagli personali
La sezione “Info” viene spesso sottovalutata. Molti utenti inseriscono riferimenti al lavoro, alla città o ad aspetti personali senza considerare il livello di visibilità.
Se lasciata aperta, questa sezione può diventare una fonte diretta di dati utilizzabili per costruire messaggi mirati o tentativi di contatto credibili. È proprio su questo tipo di informazioni che si basano molte strategie di phishing e ingegneria sociale.
Le indicazioni emerse dall’analisi sono chiare: impostare la visibilità su “miei contatti” oppure lasciare il campo vuoto. Ridurre il contenuto visibile equivale a ridurre la possibilità di utilizzo improprio.
Ultimo accesso e stato online: la traccia dell’attività
Il dato più delicato riguarda l’ultimo accesso e lo stato online. Queste informazioni permettono di ricostruire le abitudini d’uso, individuare momenti di attività e prevedere la disponibilità dell’utente.
In uno scenario di raccolta dati su larga scala, questo tipo di informazione diventa particolarmente utile per sincronizzare tentativi di contatto o attacchi mirati.
La configurazione più sicura prevede l’impostazione su “nessuno”, impedendo la visualizzazione sia dell’ultimo accesso sia dello stato online. In questo modo viene eliminata una delle principali fonti di tracciamento comportamentale.
Il ruolo delle impostazioni nella sicurezza reale
L’intervento su queste tre voci modifica in modo significativo il livello di esposizione. Non si tratta di funzionalità avanzate o strumenti tecnici, ma di scelte di visibilità che incidono direttamente sulla quantità di dati accessibili.
Meta ha introdotto impostazioni più restrittive per i nuovi account, segno che la direzione è già tracciata. Tuttavia, molti profili attivi mantengono configurazioni più aperte, spesso per abitudine o per mancanza di consapevolezza.
Il quadro che emerge è lineare: la sicurezza delle conversazioni non è in discussione, ma la protezione dell’identità digitale passa da elementi più semplici.
Le tre impostazioni — immagine del profilo, informazioni e ultimo accesso — rappresentano oggi il punto più immediato su cui intervenire. Ridurre la visibilità non elimina ogni rischio, ma abbassa in modo concreto la possibilità di esposizione.
In un sistema dove il numero di telefono è l’identificativo principale, la gestione dei dettagli pubblici diventa parte integrante della sicurezza personale.