Il menu Start di Windows 11 continua a cambiare con ogni aggiornamento, ma per molti utenti il risultato resta lo stesso: più spazio occupato, meno controllo e una sensazione crescente di disordine nell’uso quotidiano del PC.
Quando si parla di menu Start non si tratta solo di grafica, ma del punto da cui passa ogni azione sul computer, dall’apertura delle app alla ricerca dei file. Se quell’area diventa meno intuitiva o troppo automatizzata, il fastidio si accumula durante la giornata e finisce per incidere davvero sull’esperienza d’uso. Ed è proprio questo che sta succedendo con le ultime modifiche di Windows 11.
Un’interfaccia più grande ma meno pratica
Le nuove versioni dello Start puntano su una vista più ampia e su categorie automatiche che dovrebbero aiutare a organizzare le app. In teoria è una semplificazione, ma nella pratica molti utenti trovano un menu più dispersivo, con spazi vuoti evidenti e una logica che non sempre rispecchia le abitudini reali.
Il problema emerge soprattutto nell’uso quotidiano, dove la velocità conta più dell’aspetto visivo. Cercare un programma o raggiungere una cartella dovrebbe essere immediato, mentre con queste modifiche spesso si perde qualche secondo in più, che ripetuto decine di volte diventa un limite concreto.
Meno personalizzazione, più rigidità
Un altro punto critico riguarda la personalizzazione, che nel nuovo Start appare più limitata rispetto al passato. Anche con alcune opzioni migliorate, come la riduzione dei contenuti consigliati, resta la sensazione che il sistema imponga una struttura invece di adattarsi alle preferenze dell’utente.
Questo approccio si scontra con anni di abitudini costruite su versioni precedenti di Windows, dove il menu era più compatto e facilmente modificabile. Cambiare troppo un elemento così centrale rischia di creare più frustrazione che reale miglioramento.
Open-Shell riporta il menu classico
Proprio per questo molti utenti stanno tornando a soluzioni come Open-Shell, un software open source che permette di ripristinare un menu Start in stile classico. L’obiettivo non è solo estetico, ma pratico: avere un’interfaccia più densa, leggibile e coerente con l’uso quotidiano.
Con Open-Shell si può scegliere un layout simile a quello di Windows 7, organizzare meglio i programmi e ridurre al minimo gli elementi inutili. È una scelta che nasce dall’esigenza di lavorare più velocemente, non da semplice nostalgia.
Una distanza sempre più evidente
Il fatto che strumenti come Open-Shell continuino a essere usati racconta qualcosa di preciso: una parte degli utenti non si riconosce nella direzione presa da Microsoft. Non è una chiusura al cambiamento, ma il bisogno di mantenere un certo livello di controllo su uno degli elementi più utilizzati del sistema.
Se ogni aggiornamento dello Start spinge qualcuno a cercare alternative, il punto non è quanto sia moderno il design, ma quanto sia davvero utile nella vita di tutti i giorni. Ed è proprio su questo equilibrio che Windows 11 sembra ancora non aver trovato una risposta definitiva.