La Vesuvius Challenge mette sul tavolo, per il 2026, un premio da 1 milione di dollari. A vincerlo sarà chi riuscirà a leggere e tradurre digitalmente i papiri di Ercolano, custoditi tra Napoli e alcune collezioni internazionali. Rotoli rimasti chiusi, anneriti e quasi intoccabili dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. Una sfida a metà tra archeologia, informatica e pazienza.
La biblioteca carbonizzata di Ercolano: 600 rotoli ancora illeggibili
I papiri di Ercolano sono tra i reperti più fragili arrivati dall’antichità. Si parla di oltre 600 rotoli carbonizzati, trovati nella cosiddetta Villa dei Papiri, una residenza romana sepolta dai materiali vulcanici che travolsero Ercolano insieme a Pompei. Il calore, secondo gli studiosi, raggiunse diverse centinaia di gradi. Quei libri si trasformarono così in cilindri neri, duri e friabili, simili a pezzi di carbone. A vederli sembrano ancora interi. Ed è proprio questo il problema: aprirli significa rischiare di distruggerli.
Per più di due secoli gli studiosi hanno provato a srotolare i papiri con strumenti meccanici, colle, tagli delicatissimi. Qualcosa è stato letto, molto è andato perduto o si è rovinato. La biblioteca viene collegata all’ambiente filosofico epicureo e contiene testi attribuiti anche a Filodemo di Gadara, autore greco del I secolo a.C. Ma una parte enorme resta ancora muta. “Ogni rotolo può contenere un’opera sconosciuta”, hanno ripetuto più volte i promotori della sfida. Non è una frase a effetto: è il cuore della vicenda.
Dalle scansioni 3D all’IA: come si srotola un papiro senza distruggerlo
La svolta è arrivata con le scansioni 3D ad altissima risoluzione. Il principio ricorda quello di una Tac medica, ma con una precisione molto maggiore. In questo modo si può ricostruire al computer l’interno dei rotoli senza toccarli. Poi arriva la parte più complicata: separare, sempre in digitale, gli strati del papiro, seguire le pieghe, distendere le superfici e cercare le tracce della scrittura. Niente lame, niente pinzette. Solo immagini, dati e calcoli.
Il nodo resta l’inchiostro a base di carbone. Ai raggi X, infatti, appare quasi uguale al papiro bruciato. Per questo sono entrati in campo i modelli di intelligenza artificiale, addestrati a riconoscere variazioni minime nella superficie e nello spessore lasciate dalle lettere. Dal 2023 in poi il progetto ha già permesso di individuare parole e colonne di testo, aprendo la strada alla lettura di parti attribuite a opere filosofiche antiche. Un passo alla volta. Lentamente, ma con risultati reali.
La Vesuvius Challenge: premi, dati open source e obiettivo da un milione di dollari
La Vesuvius Challenge, sostenuta tra gli altri dall’imprenditore tecnologico Nat Friedman, ha scelto una strada aperta: mettere online scansioni, strumenti e codice, chiamando al lavoro informatici, esperti di machine learning, filologi e specialisti di visualizzazione 3D. In palio c’è il premio principale da 1 milione di dollari per chi riuscirà a decifrare un nuovo papiro secondo le regole fissate dagli organizzatori. Sono previsti anche premi più piccoli per risultati intermedi.
Le prove riguardano soprattutto due fronti: migliorare lo srotolamento digitale e rendere più sicura la rilevazione dell’inchiostro. Chi partecipa può scaricare i dati, lavorare con linguaggi come Python o C e condividere i risultati con la community, anche attraverso i canali pubblici del progetto. I promotori chiedono che il codice utile resti accessibile, così da far avanzare il lavoro di tutti. L’obiettivo è ambizioso: leggere i rotoli già conservati e, un giorno, capire se sotto la Villa dei Papiri siano ancora nascosti altri libri. Duemila anni dopo, quella biblioteca non è più soltanto un reperto. È una sfida ancora aperta.