Carta di identità, arriva il PIN per l'utilizzo: quest'anno diventa obbligatorio

Carta di identità, arriva il PIN per l'utilizzo: quest'anno diventa obbligatorio

La Carta d’Identità Elettronica italiana ha già un PIN. Ce l’ha dal 2016, da quando il formato elettronico ha sostituito quello cartaceo.

Eppure la stragrande maggioranza dei suoi titolari non lo ha mai usato, non lo ricorda, o non sa nemmeno a cosa serve. Nel 2026, con l’identità digitale che smette di essere facoltativa, questo dettaglio ignorato diventa il nodo centrale dell’accesso ai servizi pubblici e privati.

La CIE viene consegnata con un codice PIN a sei cifre, diviso in due parti: la prima metà viene data allo sportello del Comune al momento del ritiro, la seconda arriva per posta insieme alla carta. Chi non ha assemblato e conservato entrambe le metà si trova con un documento fisicamente valido ma digitalmente inutilizzabile.

Carta di identità con PIN: come funzionerà

Il PIN serve per autenticarsi online tramite l’app CieID — avvicinando la carta allo smartphone via NFC — e per accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione, all’IT Wallet integrato nell’app IO, e a breve all’EUDI Wallet europeo. Il codice PUK, invece, ha una funzione esclusivamente di sblocco: scatta dopo tre inserimenti errati consecutivi del PIN e permette di impostarne uno nuovo.

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In Italia il percorso per reimpostare un PIN dimenticato è ancora in gran parte fisico: bisogna tornare allo sportello comunale. Non esiste una procedura remota consolidata. Secondo i dati degli Osservatori Digital Identity del Politecnico di Milano, a inizio 2026 le CIE emesse erano circa 48,4 milioni, a fronte di 9 milioni di abilitazioni digitali attive tramite CieID. Il divario tra chi ha il documento e chi lo usa davvero in digitale supera i 39 milioni di persone. La Germania ha affrontato lo stesso problema in modo strutturato.

Il governo federale ha annunciato il rilancio del servizio di reimpostazione PIN da remoto per il Personalausweis — il documento d’identità elettronico tedesco — previsto per la seconda metà del 2026 e gratuito per i cittadini. Chi ha dimenticato il codice o non ha mai attivato la funzione online potrà richiedere una lettera con nuovo PIN e codice di attivazione senza dover prendere un appuntamento all’anagrafe. La consegna avverrà tramite Postident, con verifica dell’identità del destinatario al momento fisico della consegna — non nella cassetta delle lettere. Il motivo della reintroduzione del servizio è direttamente collegato all’imminente avvio dell’EUDI Wallet, previsto per inizio 2027 in Germania, che richiede un PIN funzionante come prerequisito tecnico.

Il punto di pressione comune a tutti gli Stati europei è la scadenza del regolamento eIDAS 2.0: entro il 28 novembre 2026, ogni Stato membro dell’UE deve mettere a disposizione dei cittadini almeno un portafoglio digitale conforme agli standard europei. Dal dicembre 2027 banche, telecomunicazioni, utility e grandi piattaforme online saranno obbligate ad accettarlo per l’autenticazione e la verifica d’identità. In Italia questo sistema prende il nome di IT Wallet ed è già integrato nell’app IO. L’Italia, insieme a Germania e Grecia, è considerata tra i paesi europei più avanzati nella sperimentazione del wallet digitale.

L’espansione europea del modello — PIN obbligatorio come chiave di accesso all’identità digitale — è quindi già scritta nel regolamento comunitario, non è un’ipotesi. Ciò che varia da paese a paese è la capacità infrastrutturale di gestire il reset remoto del PIN, ovvero di rimuovere l’ostacolo principale all’adozione.

Estonia, Finlandia e Danimarca hanno sistemi collaudati da oltre vent’anni e affrontano questa transizione come una normale evoluzione. Paesi come la Bulgaria, la Romania e in parte la Spagna si trovano invece a costruire l’infrastruttura mentre il calendario del regolamento già scorre. L’osservazione contro-intuitiva che emerge dal confronto tra Italia e Germania è che il problema del PIN dimenticato non riguarda chi non usa la tecnologia: riguarda chiunque abbia rinnovato il documento senza avere un motivo immediato per attivare la funzione digitale. Il PIN veniva consegnato, si metteva in un cassetto, e non ci si pensava più. La pressione normativa del 2026 trasforma quel cassetto in un ostacolo concreto.

La domanda che rimane aperta è se l’Italia introdurrà un servizio di reset remoto analogo a quello tedesco prima della scadenza di novembre, o se affiderà la soluzione al percorso comunale già esistente.

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