Cavo da smartphone e cavo da PC: come riconoscerli per ricaricare veramente il dispositivo ed evitare pasticci

Con il passaggio quasi generalizzato all'USB-C, sempre più persone si trovano a gestire cavi apparentemente identici ma con funzioni molto diverse tra loro. Capire come distinguerli evita ricariche lente e problemi di trasferimento dati.
Con il passaggio quasi generalizzato all'USB-C, sempre più persone si trovano a gestire cavi apparentemente identici ma con funzioni molto diverse tra loro. Capire come distinguerli evita ricariche lente e problemi di trasferimento dati.
Cavo da smartphone e cavo da PC: come riconoscerli per ricaricare veramente il dispositivo ed evitare pasticci

Non tutti i cavi USB, anche quando hanno lo stesso connettore, sono uguali all’interno. Un cavo USB-C standard può contare fino a 24 pin, di cui una parte destinata al trasferimento dati e un’altra all’erogazione di corrente. Alcuni cavi, però, vengono prodotti eliminando le linee dedicate ai dati per ridurre i costi di produzione: il risultato è un cavo che ricarica il dispositivo ma che il computer non riconosce come periferica, o che trasferisce file a velocità molto ridotte rispetto a quanto dichiarato sulla confezione.

Il modo più semplice per accorgersi di avere in mano un cavo di sola ricarica è collegarlo a un computer insieme a un dispositivo che dovrebbe essere riconosciuto, come uno smartphone o un hard disk esterno. Se il sistema operativo non mostra alcuna icona di dispositivo collegato, o se la connessione risulta instabile, è probabile che il cavo non disponga delle linee dati necessarie, spesso indicate con le sigle D+ e D- nei datasheet dei produttori.

Cavo da smartphone e da pc: cosa cambia

Un secondo indizio riguarda la velocità di ricarica. Se uno smartphone che normalmente supporta la ricarica rapida si carica più lentamente del solito con un determinato cavo, la causa può essere proprio la sezione ridotta dei conduttori interni, pensata per contenere i costi più che per garantire prestazioni elevate. I cavi pensati per la ricarica veloce, in particolare quelli certificati per potenze superiori ai 60 watt, integrano spesso un piccolo chip elettronico, chiamato E-marker, che comunica al caricabatterie i limiti di sicurezza del cavo stesso.

Cavo da smartphone e da pc: cosa cambia-webnews.it (1)

Un altro elemento pratico, anche se meno affidabile del test diretto, è lo spessore del cavo: i modelli dedicati esclusivamente alla ricarica tendono a essere più sottili, perché al loro interno mancano i doppini destinati ai dati. Questo non è però un criterio definitivo, dal momento che alcuni produttori realizzano cavi di sola ricarica con conduttori più spessi proprio per gestire potenze elevate, mantenendo comunque assente la parte dati.

Chi ha bisogno di certezze, ad esempio per trasferire fotografie o backup voluminosi da smartphone a computer, può fare riferimento alle indicazioni riportate sulla confezione o utilizzare appositi tester per cavi USB, venduti a pochi euro online, in grado di verificare quali linee interne siano effettivamente collegate. In generale, conservare il cavo originale fornito con il dispositivo resta la soluzione più sicura, perché garantisce la piena compatibilità sia per la ricarica sia per il trasferimento dei dati.

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