Codex supera Claude Code: nei primi mesi del 2026 OpenAI ha scavalcato Anthropic nella corsa alla programmazione assistita dall’AI.
Lo racconta How-To Geek, indicando nel rilancio di Codex, nella maggiore affidabilità e in limiti d’uso giudicati più larghi dagli sviluppatori i motivi del cambio di passo. Tra febbraio e la primavera, una parte della comunità tecnica ha iniziato a guardare con più interesse all’ecosistema OpenAI. Non solo per il codice prodotto, ma anche per la libertà con cui si possono usare abbonamenti, token e strumenti collegati.
Codex sorpassa Claude Code: prestazioni, affidabilità e limiti d’uso
Per buona parte del 2025, Claude Code era stato considerato da molti sviluppatori il punto di riferimento nell’agentic coding: la capacità di un modello di seguire lavori complessi, modificare file, ragionare su interi repository e portare avanti attività quasi in autonomia. Secondo How-To Geek, anche grandi aziende, tra cui Spotify, avevano scelto gli strumenti di Anthropic, rafforzandone il peso commerciale grazie a un uso intenso di API e token.
Poi è arrivata la nuova app Codex di OpenAI. Ed è lì, secondo la testata statunitense, che il distacco si è ridotto in fretta. Gli sviluppatori citati parlano di risposte più solide, tempi più stabili e rate limit meno soffocanti. “Dopo pochi giorni ho capito che era lì che dovevo passare il mio tempo di programmazione”, ha scritto l’autore dell’articolo, raccontando il passaggio da utente fedele di Claude a utilizzatore abituale di Codex. Una svolta netta, almeno per chi lavora ogni giorno su progetti software veri.
Anthropic inciampa: qualità in calo, downtime e token più stretti
Il rallentamento di Claude Code, sempre nella ricostruzione di How-To Geek, sarebbe arrivato dopo una fase di netto vantaggio. Opus 4.5 era considerato uno dei modelli migliori per scrivere e rivedere codice, e su Opus 4.6 le attese erano alte. Ma diversi utenti avrebbero notato un calo nella qualità delle risposte, insieme a momenti di downtime e a una gestione più rigida delle risorse disponibili.
Il nodo più delicato resta quello dei token, cioè l’unità che stabilisce quante richieste e quanta elaborazione può ottenere un utente. Mentre alcuni sviluppatori accusavano Claude Code di ridurre margini e capacità di ragionamento, Codex offriva opzioni come il fast mode e livelli più alti di reasoning. Dettagli, forse, sulla carta. Ma quando si passano ore su bug, refactoring e test, pesano eccome. Anthropic, molto concentrata sul mercato enterprise, sembra aver pagato una linea percepita come meno aperta da utenti singoli e piccoli team.
Remote coding, plugin e OpenClaw: le funzioni che hanno spinto Codex
A far crescere Codex non sarebbe stata solo la qualità del modello. Conta anche la velocità con cui sono arrivate nuove funzioni. Tra queste c’è il remote coding, che consente di sincronizzare le conversazioni con l’app mobile o con altri computer e continuare a lavorare da dispositivi diversi. Un caso pratico: uno sviluppatore può collegare un iPad a un Mac mini usato per programmare e inviare comandi da remoto senza configurare una VPN.
Lo stesso vale per combinazioni come Mac Studio e MacBook Air, o per ambienti raggiunti via SSH. OpenAI ha poi aggiunto plugin, funzioni di “computer use” e il comando /goal, pensato per guidare lavori più strutturati. Un altro tassello è OpenClaw, progetto acquisito da OpenAI dopo una disputa con Anthropic sul nome e sull’uso con i modelli Claude, secondo quanto riportato dalla fonte. Oggi Codex può lavorare nativamente con OpenClaw e con strumenti come Hermes, usando i token dell’abbonamento mensile. Ed è qui che il confronto diventa concreto: per molti programmatori, la piattaforma migliore non è solo quella che scrive codice più pulito, ma quella che permette di lavorare con meno ostacoli.