L’idea è semplice, almeno sulla carta: dare spazio a chi vuole meno distrazioni e più controllo nell’uso quotidiano del telefono. La società guidata da Christian “Peri Fractic” Simpson prova così a portare il marchio Commodore oltre la nostalgia informatica, entrando in un mercato dove i cosiddetti dumb phone non sono più soltanto una stranezza per appassionati.
Commodore riparte da un flip phone anti-social
Il nuovo Commodore Callback 8020 arriva dopo il rilancio di prodotti legati al nome storico dell’informatica domestica, come il Commodore 64 Ultimate e il 64X. Questa volta, però, la strada è diversa. Non un computer rétro, ma un flip phone anti-social che richiama i cellulari Nokia e Motorola dei primi anni Duemila. Dietro la scocca a conchiglia c’è una scelta precisa, quasi in controtendenza rispetto agli smartphone di oggi: togliere ciò che, secondo l’azienda, spinge allo scrolling continuo e lasciare comunicazione, musica, messaggi e poche funzioni davvero utili. Simpson, che nel 2025 ha acquisito Commodore Corporation B.V. e il relativo portafoglio di marchi e asset, guarda a un pubblico ben definito: ex utenti affezionati al brand, genitori preoccupati dall’uso dei social, professionisti stanchi delle notifiche e sostenitori del digital detox. Non è una platea enorme. Ma c’è. E negli ultimi anni marchi come Light e WisePhone hanno dimostrato che una domanda per telefoni meno invadenti esiste davvero.
Sailfish OS, whitelist e filtri DNS: così Commodore blocca social e browser
La scelta tecnica più importante riguarda il sistema operativo. Il Callback 8020 usa Sailfish OS, piattaforma Linux sviluppata dalla finlandese Jolla e nata dall’esperienza di ex dipendenti Nokia coinvolti nel progetto MeeGo. Non è Android e non dipende dai servizi Google, ma include un livello di compatibilità che consente di usare molte app Android. Commodore sostiene che il telefono possa eseguire oltre il 99% delle applicazioni Android, senza però diventare uno smartphone completamente aperto. Il punto chiave resta il blocco di browser e social network. Il negozio proprietario, chiamato Commostore, funziona con un sistema di whitelist: si possono installare solo le app approvate, mentre browser e app social restano fuori. L’azienda dice inoltre di aver previsto protezioni contro il sideloading, cioè l’installazione manuale di software esterni. In più ci sono filtri DNS pensati per impedire il collegamento ai server delle principali piattaforme social, anche nel caso in cui un’app riuscisse a superare i controlli locali. È una linea dura, più vicina al blocco tecnico che al semplice invito a moderarsi. Resta da capire, quando i primi dispositivi finiranno nelle mani degli utenti, quanto queste barriere reggeranno davanti ai tentativi dei più esperti.
Hardware retrò, audio curato e le app Android indispensabili
Sul fronte hardware, il Commodore Callback 8020 non prova a sfidare i top di gamma. Le informazioni diffuse parlano di un processore MediaTek Helio G81, 4 GB di RAM e 64 GB di memoria interna: una dotazione coerente con un telefono pensato per fare meno, non per inseguire i benchmark. Il display interno misura 3,25 pollici, con risoluzione 480 x 640 pixel. L’uso ruota attorno alla tastiera fisica e al vecchio sistema T9; il touchscreen c’è, ma resta sullo sfondo. La fotocamera principale è una Sony da 48 megapixel. Ci sono anche radio FM e batteria removibile, dettaglio ormai raro nel mercato mobile. Commodore punta molto anche sull’audio: il telefono integra un DAC dedicato, conserva il jack da 3,5 millimetri e include auricolari in-ear nella confezione. Una scelta tutt’altro che casuale, soprattutto mentre molti produttori hanno eliminato l’uscita analogica. Le app considerate essenziali, come WhatsApp, Signal, Spotify e alcuni servizi di navigazione, dovrebbero funzionare grazie alla compatibilità Android. Qualche limite, però, potrebbe esserci per app bancarie, sistemi di autenticazione avanzata e servizi legati in modo stretto alle API proprietarie di Google. Su questo punto, meglio restare prudenti.
Prezzo, privacy e marchio conteso: le incognite sul futuro del Callback 8020
Il prezzo è uno dei nodi più delicati. Il Commodore Callback 8020 dovrebbe arrivare in varianti comprese tra circa 500 e 640 dollari, con una Founders Edition dotata perfino di pulsante “C=” placcato in oro 24 carati. Per un telefono che rinuncia a browser, social network e a una parte delle funzioni tipiche degli smartphone, la cifra può sembrare alta. Commodore, però, lo presenta come un prodotto di nicchia, costruito attorno a privacy, controllo dell’attenzione e identità del marchio. La società afferma che il dispositivo non monetizza i dati degli utenti e non usa tracciamenti invasivi; una promessa che andrà verificata anche in base alle app installate e ai servizi realmente usati. Sullo sfondo resta poi la questione legale legata al nome Commodore in Europa. Da una parte c’è la Commodore International Corporation di Simpson, dall’altra Commodore Industries S.r.l., società italiana fondata da Luigi Simonetti, che rivendica registrazioni nazionali ed europee legate al marchio. Le posizioni, secondo quanto emerso, sono contrapposte e non risultano accordi di collaborazione o licenza tra le parti. Per chi compra il telefono, il contenzioso non cambia l’uso quotidiano del dispositivo. Potrebbe però pesare su distribuzione, comunicazione commerciale e futuro del brand in alcuni mercati dell’Unione Europea.