A guidare la classifica delle vetture più rubate in Italia resta, ormai da anni, la Fiat Panda, con oltre 13mila furti registrati nell’ultimo anno rilevato. Un dato che, più che riflettere il valore economico dell’auto, racconta la logica con cui agiscono le organizzazioni criminali specializzate in questo tipo di reato: la Panda è tra le auto più diffuse sul territorio nazionale, il che rende i suoi pezzi di ricambio estremamente richiesti sul mercato nero, spesso più del valore dell’auto intera rivenduta.
Al secondo posto si colloca la Fiat 500, con oltre 5.200 furti, seguita a stretto giro dalla Lancia Ypsilon, che supera i 5mila casi. Chiudono la parte alta della classifica la Fiat Punto, con circa 4.300 furti, e l’Alfa Romeo Giulietta, con poco più di 3.600 casi: entrambi modelli ormai fuori produzione da tempo, ma ancora molto richiesti per l’esportazione all’estero o per lo smontaggio a scopo di ricambio, segno che l’appetibilità di un’auto per i ladri non dipende necessariamente dalla sua attualità commerciale.
Auto più rubate in Italia
La lista prosegue con la Fiat 500L, la Smart Fortwo, la Citroën C3, la Volkswagen Golf e la Ford Fiesta, a conferma di come la parte più alta della graduatoria resti dominata da modelli italiani o comunque molto diffusi nel parco circolante nazionale. Negli ultimi anni, tuttavia, è cresciuto in modo significativo anche il furto di SUV e crossover, che ormai rappresentano circa un furto su cinque tra i veicoli sottratti in Italia: tra i modelli più colpiti figurano la Jeep Renegade, la Fiat 500X, la Range Rover Evoque e la Jeep Compass, spesso destinati all’esportazione illegale verso l’estero più che allo smontaggio per i ricambi.

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Il fenomeno mostra anche una forte concentrazione geografica: circa il 78% dei furti complessivi si registra in sole cinque regioni, con la Campania in testa seguita da Lazio, Sicilia, Puglia e Lombardia. Un dato che riflette la presenza, in questi territori, di filiere criminali strutturate capaci di gestire in tempi rapidi la logistica, lo smontaggio dei veicoli e, nei casi più organizzati, l’esportazione verso l’estero.
Per chi possiede uno dei modelli più esposti, gli strumenti di prevenzione restano quelli tradizionali: box o garage chiusi, parcheggi custoditi nelle aree più a rischio e sistemi di localizzazione satellitare, che secondo i dati più recenti diffusi dagli osservatori di settore hanno contribuito al recupero di una parte significativa dei veicoli sottratti, soprattutto quando l’allarme viene lanciato nelle prime ore successive al furto.