Google chiude Pixel Studio, l’app di generazione immagini AI lanciata con Pixel 9, e sposta sempre più funzioni creative dentro Gemini.
L’aggiornamento arrivato il 5 giugno 2026 sugli smartphone Pixel segna di fatto l’addio al servizio, rimasto in vita meno di due anni. La scelta racconta una direzione ormai chiara: invece di mantenere tante app separate per singole funzioni AI, Google preferisce concentrare strumenti di creazione, assistenza e modifica dentro Gemini. Per gli utenti cambia il punto di accesso, ma anche il modo in cui Mountain View vuole organizzare la propria intelligenza artificiale sui dispositivi.
L’ultimo aggiornamento: Pixel Studio si apre solo verso Gemini
Con l’ultimo update, Pixel Studio non si comporta più da app autonoma. Chi la apre trova un pulsante in primo piano, “Open Gemini”, che porta al Play Store. Fine. L’interfaccia non permette più di creare immagini direttamente dall’app, ma spinge verso Nano Banana, il modello per la creazione di immagini inserito in Gemini.
L’aggiornamento è ancora in distribuzione e, come spesso succede con i rollout Android, potrebbe non essere arrivato nello stesso momento su tutti i dispositivi compatibili. Alcuni utenti lo hanno notato nella mattinata statunitense del 5 giugno, pubblicando schermate sui social. Il ricercatore conosciuto come AssembleDebug, Shiv, ha scritto su X che Pixel Studio entra nel “Google graveyard”, il cimitero informale dei prodotti chiusi da Mountain View. Una battuta amara, ma ormai familiare a chi segue da anni le mosse dell’azienda.
Dal lancio con Pixel 9 allo smantellamento delle funzioni AI
Pixel Studio era stato presentato nel 2024 con la serie Pixel 9 come uno degli strumenti pensati per mostrare, in modo semplice e immediato, cosa potesse fare l’AI generativa sui telefoni Google. Bastava scrivere un prompt per ottenere immagini create al momento. C’erano anche funzioni più leggere, come la possibilità di generare sticker partendo dalle foto già salvate sul dispositivo. Nel 2025 l’app aveva ricevuto un aggiornamento piuttosto ricco di contenuti, segno che il progetto non era stato messo da parte subito.
Poi è arrivato il cambio di passo. A febbraio 2026 Google aveva già annunciato l’intenzione di ridurre il peso di Pixel Studio e, nei mesi successivi, alcune funzioni centrali sono sparite un po’ alla volta. L’editor fotografico, per esempio, ha perso gli strumenti AI. “Era chiaro che stava succedendo qualcosa”, hanno commentato diversi utenti nei forum dedicati ai Pixel. Non una chiusura improvvisa, quindi. Piuttosto, uno spegnimento graduale.
Perché Google concentra la generazione di immagini dentro Gemini
La chiusura di Pixel Studio rientra in una scelta più ampia: Google sta portando molte funzioni di intelligenza artificiale dentro Gemini, tagliando il numero di app separate e puntando su un’esperienza unica, tra smartphone, web e servizi collegati. Per l’azienda vuol dire meno dispersione, aggiornamenti più rapidi e un marchio AI più riconoscibile. Per gli utenti Pixel, però, il cambiamento ha due facce: da una parte l’accesso a strumenti forse più aggiornati, dall’altra la perdita di una piccola app esclusiva, nata proprio per valorizzare l’hardware Google.
E non è un dettaglio da poco. Pixel Studio era anche un argomento di vendita per i telefoni Pixel, in un mercato in cui Samsung, Apple e altri produttori stanno puntando forte sulle funzioni AI integrate. Ora quella promessa finisce dentro Gemini. Mountain View, almeno per ora, non ha indicato nuove funzioni sostitutive pensate in modo specifico per Pixel Studio. La direzione, però, è netta: meno app dedicate, più Gemini al centro.