Google salva automaticamente immagini e audio delle ricerche per l’IA: cosa cambia e come proteggere i propri dati

Google ha avvisato gli utenti con un’email inviata l’11 giugno 2026: nei prossimi mesi immagini cercate con Lens, audio, ricerche vocali e frasi pronunciate in Google Traduttore potranno essere salvati automaticamente in una nuova sezione dell’account
Google ha avvisato gli utenti con un’email inviata l’11 giugno 2026: nei prossimi mesi immagini cercate con Lens, audio, ricerche vocali e frasi pronunciate in Google Traduttore potranno essere salvati automaticamente in una nuova sezione dell’account
Google salva automaticamente immagini e audio delle ricerche per l’IA: cosa cambia e come proteggere i propri dati

Serviranno, spiega l’azienda, a migliorare i servizi e i sistemi di intelligenza artificiale. La novità tocca da vicino la privacy Google e sposta una parte dei controlli fuori dalla classica voce “Attività web e app”, finora il riferimento per chi voleva limitare la raccolta dei dati. Non è un dettaglio tecnico. Per molti utenti, quella schermata era già “il posto giusto” dove mettere mano alle impostazioni.

Search Services History, cosa cambia davvero per gli utenti

La nuova impostazione Search Services History sarà un controllo separato rispetto ad Attività web e app, la sezione dell’account Google che finora ha raccolto cronologie di ricerca, navigazione e interazioni con diversi servizi. Secondo quanto comunicato da Google agli utenti e riportato da The Verge, questa nuova area servirà a gestire alcune attività legate ai servizi di ricerca più recenti, compresi quelli basati su immagini, voce e audio. In sostanza, non passerà più tutto da un unico interruttore.

Chi entra nelle impostazioni dell’account dovrà quindi controllare anche questa nuova voce, che in italiano potrebbe diventare “Cronologia dei servizi di ricerca”, anche se il nome ufficiale tradotto non è stato ancora confermato. Il passaggio sarà graduale. Google ha spiegato che chi aveva già disattivato Attività web e app dovrebbe ritrovarsi con Search Services History spenta dopo la migrazione, senza dover rifare tutto da capo. Una rassicurazione, certo. Ma il pannello cambia, e non è detto che tutti se ne accorgano subito.

Lens, audio, voce e Traduttore: quali dati finiranno nel nuovo archivio

Nel nuovo archivio potranno entrare le immagini cercate con Google Lens, le registrazioni audio di Search Live, le ricerche vocali e le frasi pronunciate in Google Traduttore. Si tratta di contenuti molto concreti, spesso legati alla vita di tutti i giorni: la foto di un prodotto vista in negozio, una domanda fatta al telefono mentre si cammina, una frase dettata per tradurre al volo un’indicazione in viaggio. Piccole tracce, ma piene di informazioni. Google spiega che questi dati saranno salvati per sviluppare e migliorare i propri servizi, compresi quelli basati su modelli di intelligenza artificiale.

La voce più delicata, nella nuova sezione, sembra essere “Save Media”, il controllo che permette di bloccare il salvataggio di immagini e audio. È lì che si concentra una parte importante della scelta dell’utente: lasciare attiva la raccolta significa permettere a Google di conservare materiale multimediale legato alle interazioni con i servizi di ricerca. Disattivarla, invece, limita almeno quel tipo di archivio. Per ora non sono stati indicati tempi uguali per tutti gli account, né eventuali differenze tra Paesi.

IA e personalizzazione: come Google userà le informazioni raccolte

Google ha dichiarato che le informazioni raccolte tramite Search Services History potranno essere usate per migliorare i servizi, creare nuove funzioni e far evolvere i sistemi di IA. È il punto centrale della comunicazione, perché riguarda contenuti prodotti direttamente dagli utenti durante attività molto comuni. Una ricerca con Lens, per esempio, può contenere oggetti, luoghi, etichette, abitudini di consumo. Una richiesta vocale può raccontare interessi, spostamenti, necessità del momento.

L’azienda collega inoltre questi dati alla possibilità di offrire suggerimenti personalizzati e pubblicità più vicina agli interessi dell’utente, precisando però che questa parte dipende anche dall’attivazione dell’opzione Personalized Recommendations. Se quella voce resta spenta, la personalizzazione dovrebbe essere limitata secondo le regole indicate da Google. Il nodo, però, è pratico: le impostazioni diventano più articolate. Un utente può pensare di aver già chiuso la porta alla raccolta dei dati perché in passato ha disattivato un controllo generale, mentre ora deve verificare anche una nuova sezione. “Meglio dare un’occhiata all’account”, è il consiglio che circola tra gli esperti di privacy digitale in queste ore. Una verifica rapida, ma non inutile.

Come disattivare il salvataggio: perché “Attività web e app” non basta più

Per impedire il salvataggio automatico dei nuovi dati bisognerà entrare nelle impostazioni del proprio account Google, cercare la sezione Search Services History e disattivare la relativa cronologia. Nella stessa area, quando sarà disponibile, si potrà intervenire anche su Save Media, la voce pensata per bloccare il salvataggio di immagini e audio collegati a Lens, Search Live, ricerche vocali e Traduttore. Il percorso esatto potrebbe cambiare leggermente durante il rollout, ma il punto è chiaro: non basta più fermarsi ad Attività web e app. Chi in passato aveva già bloccato quella raccolta dovrebbe trovare la nuova cronologia disattivata dopo la migrazione, secondo quanto indicato da Google.

Chi invece aveva lasciato tutto acceso farebbe bene a controllare entrambe le aree, compresa l’opzione Personalized Recommendations, se non vuole che le interazioni vengano usate anche per suggerimenti e annunci più mirati. La novità non significa che ogni dato venga reso pubblico, né che l’utente sia senza strumenti di controllo. Significa però che la gestione della privacy richiede un passaggio in più. E, come spesso accade nelle impostazioni digitali, quel passaggio può fare la differenza.

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