Google sta lentamente "mangiando" memoria dal tuo dispositivo: non è colpa di foto e video

Google sta lentamente

Google Chrome installa silenziosamente sul computer degli utenti un modello linguistico locale da 4 gigabyte, senza richiedere consenso esplicito.

Il file si chiama weights.bin e viene collocato in una cartella denominata OptGuideOnDeviceModel. Chi lo individua e lo cancella manualmente scopre che Chrome lo riscarica e lo ripristina in autonomia.

Si tratta della versione “Nano” di Gemini, il modello di intelligenza artificiale di Google, integrata direttamente nel browser per alimentare funzionalità AI locali. L’aggettivo “Nano” è fuorviante: a 4 gigabyte, questa è la dimensione di un’installazione software completa, non di un componente secondario. Per dare un riferimento: l’intera suite di Microsoft Office occupa uno spazio comparabile su disco.

Google mangia la “memoria” del dispositivo

La questione non è nuova. Un post su Reddit dell’aprile 2025 segnalava già la presenza della cartella, con un peso di circa 3 gigabyte. Entro novembre 2025 il file aveva già raggiunto i 4 gigabyte. La crescita progressiva del modello è un dato che la fonte registra con una certa ironia, lasciando aperta la possibilità che la dimensione continui ad aumentare nei prossimi aggiornamenti.

Google mangia la “memoria” del dispositivo-webnews.it

Il punto critico non è tanto l’esistenza del modello quanto il meccanismo di installazione. L’utente medio non riceve alcuna notifica, non viene informato dello spazio occupato, non deve approvare nulla. Il download avviene in background durante un normale aggiornamento di Chrome. Chi non ha esplicitamente disattivato le funzioni AI del browser prima che il modello venisse distribuito, probabilmente lo ha già installato senza saperlo.

Chi ha disabilitato per tempo ogni opzione legata all’AI in Chrome non risulta aver ricevuto l’installazione del modello locale. Questo conferma che il meccanismo di opt-out funziona, ma presuppone che l’utente sapesse dell’esistenza di questa opzione e l’avesse cercata attivamente — una condizione che esclude la stragrande maggioranza degli utenti comuni.

Per rimuovere il file e impedirne il ritorno esiste una procedura specifica. Nella barra degli indirizzi di Chrome va digitato chrome://flags, cercare la voce optimization-guide-on-device-model, impostarla su “Disabled” e riavviare il browser. Chrome dovrebbe quindi eliminare autonomamente il file weights.bin. Su Windows è disponibile anche un’alternativa via registro di sistema, modificando una chiave DWORD nel percorso relativo alle policy di Google Chrome.

Un aspetto che tende a passare in secondo piano in questa vicenda riguarda il consumo energetico aggregato. Se Chrome è installato su un miliardo di dispositivi — stima prudente considerando la sua quota di mercato — e ciascuno scarica 4 gigabyte di dati aggiuntivi, l’impatto in termini di banda e consumi non è trascurabile nemmeno distribuito nel tempo.

Uno studio recente condotto da ricercatori della Carnegie Mellon ha rilevato che l’uso regolare dell’AI causa un deterioramento cognitivo misurabile — un dato che non riguarda direttamente Chrome o Gemini Nano, ma che offre un contesto diverso rispetto al discorso sulla comodità delle funzioni AI integrate nei browser.

La procedura di disattivazione esiste, è documentata nelle policy enterprise di Google, ma non è raggiungibile da un’impostazione visibile nell’interfaccia principale del browser. Chi non cerca non trova.

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