HP nella bufera, così ha ingannato gli utenti costringendoli a buttare tanti soldi

HP nella bufera, così ha ingannato gli utenti costringendoli a buttare tanti soldi

Un aggiornamento tecnico che, sulla carta, dovrebbe migliorare la sicurezza delle stampanti rischia di riaccendere una vecchia polemica.

Al centro c’è HP, che nelle ultime settimane ha distribuito un nuovo firmware finito sotto osservazione per i possibili effetti sull’utilizzo di cartucce non originali.

Secondo l’International Imaging Technology Council, l’update introdurrebbe nuovamente restrizioni attraverso il sistema chiamato Dynamic Security, una tecnologia già discussa negli anni passati perché capace di bloccare le cartucce compatibili o rigenerate, impedendone di fatto l’uso.

Il firmware in questione, identificato come versione 2602A/B, sarebbe stato rilasciato il 29 gennaio 2026 e successivamente esteso anche nel mese di febbraio a diversi modelli di stampanti. Tra questi figura anche la OfficeJet Pro 7720, un dispositivo diffuso sul mercato da quasi un decennio.

La funzione Dynamic Security, secondo quanto segnalato dall’associazione, verifica la presenza di chip ritenuti “autentici” sulle cartucce. In caso contrario, la stampante può smettere di riconoscerle, lasciando l’utente con un prodotto perfettamente funzionante ma inutilizzabile dal punto di vista operativo.

Una dinamica che, per chi utilizza cartucce rigenerate per risparmiare o ridurre l’impatto ambientale, si traduce in un costo aggiuntivo improvviso e spesso non previsto.

EPEAT 2.0 e la questione sostenibilità

Il tema diventa ancora più delicato alla luce dell’entrata in vigore, da dicembre 2025, del nuovo standard EPEAT 2.0, promosso dal Green Electronics Council. Questo sistema di certificazione valuta i dispositivi elettronici in base a criteri ambientali lungo tutto il ciclo di vita, dall’uso delle risorse fino allo smaltimento.

Tra le novità più rilevanti c’è proprio il trattamento delle cartucce rigenerate. Le nuove linee guida indicano chiaramente che i produttori non dovrebbero ostacolarne l’utilizzo attraverso limitazioni tecniche o aggiornamenti software.

È su questo punto che si concentra la critica dell’International Imaging Technology Council: il rilascio del firmware, arrivato dopo l’entrata in vigore del nuovo standard, viene interpretato come un segnale di resistenza piuttosto che di adattamento alle nuove regole del mercato.

A rendere più netta la posizione dell’associazione è intervenuta Tricia Judge, che ha parlato apertamente di una strategia che rischia

Le accuse: “pratica ingannevole e non sostenibile” (www.webnews.it)

A rendere più netta la posizione dell’associazione è intervenuta Tricia Judge, che ha parlato apertamente di una strategia che rischia di penalizzare consumatori e ambiente.

Secondo Judge, HP sarebbe l’unica azienda a utilizzare in modo sistematico chip di blocco attivati tramite aggiornamenti firmware, una pratica che – a suo dire – finisce per limitare la libertà di scelta degli utenti e scoraggiare soluzioni più sostenibili.

Non è la prima volta che la questione emerge. Già nel 2023, la stessa associazione aveva chiesto la rimozione di oltre cento modelli HP dal registro EPEAT 1.0 proprio a causa della presenza di Dynamic Security. Una richiesta che, all’epoca, non era stata accolta.

Cosa cambia per gli utenti

Per chi utilizza una stampante HP, la questione non è solo tecnica ma molto concreta. Un aggiornamento automatico può rendere improvvisamente inutilizzabili cartucce perfettamente funzionanti, costringendo all’acquisto di consumabili originali spesso più costosi.

Il punto critico resta la trasparenza: molti utenti non sono pienamente consapevoli delle conseguenze di un aggiornamento firmware, né delle limitazioni che potrebbero essere introdotte.

In un momento in cui sostenibilità e risparmio sono diventati fattori decisivi nelle scelte di acquisto, il caso riapre il dibattito su quanto i produttori debbano bilanciare strategie commerciali e responsabilità ambientale.

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