Lenovo nel mirino della legge: il caso fa discutere

Lenovo nel mirino della legge: il caso fa discutere

C’è un dettaglio che sta facendo discutere parecchio nel mondo del retrogaming e riguarda una piccola console economica con il marchio Lenovo, venduta online con dentro migliaia di giochi protetti da copyright già pronti all’uso.

Il dispositivo si chiama Lenovo G02 e nelle ultime settimane è comparso su marketplace internazionali come AliExpress a prezzi molto bassi, tra i 60 e gli 80 euro. A prima vista sembra una delle tante console portatili pensate per emulare vecchi giochi Nintendo, PlayStation, Sega e altre piattaforme storiche. La differenza, però, è che stavolta compare il nome di un colosso mondiale dell’informatica. E questo cambia completamente il peso della vicenda.

Il caso è esploso dopo alcune verifiche effettuate da siti specializzati nel settore retro gaming, che hanno acquistato il dispositivo e analizzato il software installato al suo interno. Secondo quanto emerso, il G02 arriverebbe con emulatori, BIOS e migliaia di ROM precaricate, incluse copie di giochi Nintendo, Sony e Sega distribuite senza autorizzazione.

Inizialmente molti utenti pensavano si trattasse di un prodotto falso o di una semplice imitazione asiatica con un logo applicato sopra per attirare attenzione. Invece Lenovo avrebbe confermato che il dispositivo è reale e autorizzato tramite un accordo regionale di licensing destinato esclusivamente al mercato cinese.

Questo significa che il marchio Lenovo sarebbe stato effettivamente concesso a un’azienda esterna per commercializzare il prodotto, pur senza far parte della linea ufficiale globale dell’azienda.

Il problema delle ROM illegali

La parte più delicata riguarda proprio il contenuto precaricato sulla console. Nel mondo del retrogaming gli emulatori non sono illegali di per sé, ma la distribuzione di ROM protette da copyright senza licenza resta un tema molto sensibile. E Nintendo, da questo punto di vista, è una delle aziende più aggressive quando si parla di tutela della proprietà intellettuale.

Secondo alcune ricostruzioni, i giochi potrebbero essere stati caricati direttamente dai distributori o dai produttori hardware dopo l’approvazione commerciale del dispositivo. Altri ipotizzano che siano stati inseriti per aumentare le vendite sui marketplace internazionali, dove console simili vengono spesso pubblicizzate con slogan come “5000 giochi inclusi”.

Il problema è che, anche se Lenovo non avesse sviluppato direttamente il software installato, il suo nome compare chiaramente sulla scocca della console. E questo rischia di trasformare una semplice operazione commerciale regionale in un danno di immagine molto più ampio.

Perché questa storia sta facendo tanto rumore (www.webnews.it)

Negli ultimi anni il mercato delle console portatili dedicate all’emulazione è cresciuto enormemente. Dispositivi economici ispirati al Game Boy o alle vecchie PSP vengono venduti ogni giorno online, spesso con hardware basilare ma già pronti all’uso.

La differenza, stavolta, è il coinvolgimento di un marchio globale come Lenovo, conosciuto soprattutto per notebook, PC gaming e prodotti premium come la linea Legion Go. Vedere il suo nome associato a una console piena di contenuti pirata ha sorpreso anche molti appassionati del settore.

Sui forum e sui social la discussione si è accesa rapidamente. Alcuni utenti parlano di un semplice accordo commerciale sfuggito di mano, altri sostengono che aziende così grandi dovrebbero controllare meglio cosa viene distribuito con il proprio brand.

Nel frattempo il Lenovo G02 continua a essere disponibile su diversi marketplace internazionali, mentre resta da capire se ci saranno interventi ufficiali più pesanti o eventuali azioni legali da parte dei detentori dei diritti dei giochi inclusi nella console.

 

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