L’Europa vuole cambiare i social: nel mirino scroll infinito, notifiche e minori

L’Europa vuole cambiare i social: nel mirino scroll infinito, notifiche e minori

L’Unione Europea vuole stringere il controllo sui social che trattengono gli utenti più giovani davanti allo schermo, mettendo nel mirino algoritmi, notifiche e verifiche dell’età ancora troppo fragili.

Il nuovo fronte riguarda piattaforme come TikTok, Instagram e Facebook, accusate da Bruxelles di usare meccanismi capaci di rendere l’esperienza digitale più difficile da interrompere.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha indicato alcune funzioni precise: scroll infinito, autoplay e notifiche push. Sono strumenti ormai normali per chi usa i social ogni giorno, ma secondo Bruxelles possono spingere soprattutto i minori verso un consumo eccessivo, continuo e poco controllato. Il tema non è vietare internet ai ragazzi, ma capire quanto le piattaforme progettino ambienti pensati per catturare attenzione il più a lungo possibile.

Perché Bruxelles guarda agli algoritmi dei social

Il punto più delicato riguarda il modo in cui i contenuti vengono suggeriti. Gli algoritmi non mostrano soltanto ciò che un utente cerca, ma imparano rapidamente cosa lo trattiene di più, anche quando si tratta di materiale problematico. Per i minori questo può significare una maggiore esposizione a contenuti dannosi, dal cyberbullismo ai video legati ad autolesionismo, ansia o disturbi alimentari.

La Commissione europea sta già usando il Digital Services Act per chiedere più responsabilità alle grandi piattaforme. Meta, in particolare, è finita sotto pressione anche per le presunte carenze nel bloccare l’accesso di utenti sotto i 13 anni a Instagram e Facebook. Il problema, quindi, non riguarda solo cosa viene mostrato, ma anche chi riesce davvero a entrare e con quali protezioni.

La verifica dell’età diventa il nodo centrale

Bruxelles sta lavorando anche a una nuova app europea per la verifica dell’età, pensata per ridurre l’accesso dei minori a servizi non adatti senza trasformare ogni controllo in una raccolta invasiva di dati personali. L’obiettivo dichiarato è offrire uno strumento più affidabile e integrabile con l’identità digitale europea.

Resta però una questione aperta: verificare l’età online è complicato, perché deve funzionare bene senza creare nuovi rischi per la privacy. Se il sistema sarà troppo debole, non fermerà davvero gli utenti più giovani; se sarà troppo rigido, potrebbe diventare una barriera anche per adulti e famiglie. È su questo equilibrio che si giocherà gran parte della partita.

La direzione europea sembra comunque chiara. Dopo anni in cui i social hanno costruito crescita e ricavi sull’attenzione continua, Bruxelles vuole portare il tema sul piano delle regole. Per TikTok, Meta e le altre grandi piattaforme non basterà più dire che gli strumenti di sicurezza esistono: dovranno dimostrare che funzionano davvero, soprattutto quando davanti allo schermo ci sono bambini e adolescenti.

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