Sempre più diffusa, ma cos'è una passkey? Come funziona e perché è meglio di una password

Sempre più diffusa, ma cos'è una passkey? Come funziona e perché è meglio di una password

Le password tradizionali potrebbero essere arrivate davvero al capolinea. Non è una previsione futuristica, ma una presa di posizione.

Nel Regno Unito, il National Cyber Security Centre ha smesso di raccomandarle quando esistono alternative più avanzate: al loro posto, si fanno strada le cosiddette passkey, chiavi digitali progettate per rendere l’accesso più sicuro e, allo stesso tempo, più semplice.

Per anni le password sono state il primo e spesso unico baluardo tra gli utenti e i loro dati. Ma oggi mostrano tutti i loro limiti. Gli attacchi informatici si sono evoluti, diventando più sofisticati, mentre le abitudini degli utenti – password deboli, riutilizzate su più servizi – continuano a rappresentare un punto debole.

Le passkey nascono proprio per superare questi limiti. Non sono semplici codici da ricordare, ma veri e propri “timbri digitali” memorizzati direttamente sul dispositivo dell’utente. Quando si tenta l’accesso a un’app o a un sito, non serve digitare nulla: è lo smartphone o il computer a confermare l’identità attraverso sistemi come il riconoscimento facciale, l’impronta digitale o il PIN.

Come funzionano davvero le passkey

Il funzionamento è meno complesso di quanto sembri. Ogni account genera una chiave unica composta da due elementi: uno pubblico, condiviso con il servizio, e uno privato, custodito sul dispositivo. È proprio questa separazione a rendere il sistema molto più resistente agli attacchi.

Se un sito viene violato, i dati rubati non bastano per accedere agli account. Senza la parte privata, che resta sul dispositivo dell’utente, l’accesso è impossibile. Ed è qui che le passkey mostrano il loro punto di forza: sono intrinsecamente resistenti al phishing, una delle tecniche più diffuse per sottrarre credenziali.

Uno dei paradossi delle password è sempre stato questo: per renderle sicure bisogna complicarle, ma più sono complesse, più diventano difficili

Più sicurezza, meno complicazioni(www.webnews.it)

Uno dei paradossi delle password è sempre stato questo: per renderle sicure bisogna complicarle, ma più sono complesse, più diventano difficili da gestire. Da qui la necessità di autenticazioni a due fattori, codici temporanei, app di verifica.

Le passkey ribaltano questo schema. L’esperienza per l’utente diventa più immediata: uno sguardo allo schermo o un tocco sul sensore biometrico sostituisce lunghe sequenze di caratteri. E allo stesso tempo il livello di protezione aumenta.

Non sorprende che grandi piattaforme abbiano già iniziato a spingere questa tecnologia. Secondo alcune stime, oltre la metà degli utenti di determinati servizi digitali ha già attivato sistemi di accesso senza password, segno che il cambiamento è già in atto.

I limiti della biometria

La biometria non è infallibile, ma negli ultimi anni ha fatto passi avanti significativi. I dispositivi moderni integrano sistemi di “prova di vitalità” che impediscono, ad esempio, di sbloccare un telefono con una semplice foto.

Resta però un punto critico: il fattore umano. Se qualcuno conosce il PIN del dispositivo o ha accesso fisico allo smartphone, può aggirare parte delle protezioni. È per questo che gli esperti insistono su un principio semplice: proteggere il proprio dispositivo è fondamentale quanto proteggere le credenziali.

Il vero problema resta il comportamento degli utenti

Nonostante le tecnologie evolvano, la maggior parte degli attacchi continua a sfruttare errori umani. Email ingannevoli, link sospetti, download apparentemente innocui: il phishing resta la porta d’ingresso principale.

E i numeri lo confermano. Analisi su database trapelati online mostrano che milioni di utenti continuano a utilizzare password estremamente prevedibili come “123456”, “password” o “admin”. Un vantaggio enorme per gli hacker, che possono violare account in pochi secondi.

Per questo, anche nell’era delle passkey, alcune regole restano valide: aggiornare i dispositivi, evitare di cliccare su link sospetti, e utilizzare strumenti affidabili per la gestione delle credenziali quando ancora necessario.

Un cambiamento già iniziato

Il passaggio dalle password alle passkey non sarà immediato, ma la direzione è ormai tracciata. Le grandi aziende tecnologiche stanno integrando queste soluzioni nei loro ecosistemi, mentre le autorità di sicurezza le promuovono come nuovo standard.

Non si tratta solo di una questione tecnica, ma di un cambio di abitudine. Abbandonare le password significa anche smettere di pensare alla sicurezza come a qualcosa da ricordare e iniziare a considerarla come qualcosa che il dispositivo gestisce per noi.

E forse è proprio questo il punto: la sicurezza più efficace è quella che funziona senza farsi notare, finché non serve davvero.

 

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