Il prezzo di Solana sembra stabile da settimane, ma analizzando meglio il mercato emergono segnali di tensione che potrebbero influenzarne l’andamento nelle prossime fasi.
Guardando solo l’ultimo mese, la criptovaluta SOL è scesa di poco, circa l’1,4%. Una variazione quasi impercettibile per un asset abituato a oscillazioni molto più ampie.
Se però si allarga lo sguardo, il quadro cambia. Dall’inizio dell’anno Solana resta ancora in calo di oltre il 30%, e ogni tentativo di recupero iniziato dopo gennaio si è fermato prima del precedente. Una sequenza di massimi decrescenti che molti trader leggono come un segnale di debolezza.
Ora alcuni indicatori del mercato dei derivati stanno attirando di nuovo l’attenzione.
Il ritorno dei funding rate negativi
Uno dei segnali più osservati dagli operatori è il funding rate, cioè il meccanismo che regola il costo delle posizioni nei contratti futures.
Quando il funding rate diventa negativo per periodi prolungati significa che i trader che puntano al ribasso stanno dominando il mercato. In pratica, gli investitori che scommettono sulla discesa del prezzo stanno pagando chi mantiene posizioni rialziste.
Una situazione simile si era verificata tra il 2022 e il 2023, durante uno dei momenti più difficili per Solana. In quel periodo il prezzo era sceso fino a circa 7 dollari, il minimo del ciclo.
Curiosamente, verso la fine di quella fase negativa il prezzo iniziò lentamente a recuperare. Da lì partì uno dei rally più spettacolari del settore, con SOL che arrivò fino a 209 dollari.
Da fine ottobre 2025 si sta formando una nuova sequenza di funding rate negativi che dura ormai da circa 21 settimane. A prima vista potrebbe sembrare una ripetizione di quello schema.
Ma il contesto oggi è diverso.
Meno leva nel mercato
Uno degli elementi che manca rispetto ai cicli passati è la quantità di leva finanziaria nel sistema.
L’open interest, cioè il valore totale dei contratti derivati aperti su Solana, è sceso drasticamente. A settembre 2025 si aggirava intorno ai 7,5 miliardi di dollari. Oggi è vicino a 1,9 miliardi.
Con meno leva disponibile diventa più difficile assistere a uno short squeeze violento, quelle improvvise accelerazioni al rialzo che spesso alimentano i grandi rally del mercato crypto.
Nel frattempo anche i dati on-chain stanno mostrando movimenti interessanti.
Un altro segnale osservato dagli analisti riguarda i flussi di token verso gli exchange. Negli ultimi mesi la quantità di Solana trasferita sulle piattaforme di trading è aumentata in modo netto.
I dati indicano che gli afflussi giornalieri sono passati da circa 245 mila SOL a oltre 2,2 milioni in poco più di un mese. Un incremento vicino all’800%.
Quando grandi quantità di criptovalute vengono spostate sugli exchange spesso significa che qualcuno si sta preparando a vendere.
Questo movimento si riflette anche nella struttura del grafico.
Il livello da difendere
Da inizio febbraio il prezzo di Solana si muove all’interno di un canale ascendente. A prima vista potrebbe sembrare un segnale positivo.
Ma il canale si è formato subito dopo una forte discesa da circa 148 dollari fino a 68 dollari. In questo caso potrebbe trattarsi solo di un movimento correttivo dentro una tendenza più ampia ancora fragile.
In basso il primo livello osservato dagli operatori si trova intorno agli 80 dollari. Più sotto c’è un’area di supporto considerata più solida vicino ai 75 dollari.
Se anche queste zone dovessero indebolirsi, alcuni analisti ritengono possibile una discesa verso la regione dei 65 dollari.
Il quadro cambierebbe invece se Solana riuscisse a superare con decisione la soglia dei 92 dollari. In quel caso verrebbe interrotta la sequenza di massimi decrescenti che domina il grafico da mesi.
Una rottura sopra quel livello potrebbe aprire spazio verso aree più alte, tra 106 e 120 dollari. Per ora, però, il mercato resta sospeso tra due possibilità molto diverse.