I comuni italiani, tramite la polizia locale, possono multare chi lava l’auto davanti a casa, in strada o nelle aree comuni condominiali quando usa acqua e detergenti che finiscono sul suolo, nelle griglie o nei tombini.
La scena è quella di sempre: secchio, spugna, tubo dell’acqua, magari il sabato mattina sotto il portone. Ma non è detto che sia consentita. Le regole richiamate dal Codice della Strada e dal decreto legislativo 152/2006 tutelano decoro urbano, sicurezza e corretta gestione dei reflui. E così il lavaggio fai da te può finire con una multa.
Lavare l’auto in strada o nel cortile comune: cosa dice la legge
Il punto è semplice: dove vanno a finire acqua sporca, schiuma, oli, polveri dei freni e residui di detergente? Se il lavaggio avviene su suolo pubblico, quindi in una via, in un parcheggio aperto o davanti al passo carrabile, può scattare la violazione delle norme che vietano di sporcare la strada o di far finire sostanze non autorizzate nelle reti di raccolta. L’articolo 15 del Codice della Strada richiama proprio i comportamenti che possono imbrattare o danneggiare la sede stradale e le sue pertinenze.
A questo si aggiunge il decreto legislativo 152/2006, che disciplina scarichi e reflui: l’acqua usata per lavare un’auto non è considerata semplice acqua pulita, perché può contenere sostanze inquinanti. Il divieto può riguardare anche cortili e spazi condominiali, se l’area è comune e i residui finiscono nelle griglie o nel terreno. Come spiegano spesso gli uffici tecnici comunali ai residenti che chiedono chiarimenti, il problema non è la spugna: è lo scarico non controllato.

Secchio, spugna e tubo davanti a un’auto in strada mentre passa un agente: il lavaggio fai da te può portare a sanzioni.
Multe e autolavaggi: perché servono impianti per trattare le acque
Chi lava l’auto dove non può rischia una sanzione amministrativa. Gli importi cambiano in base alla norma applicata e ai regolamenti locali. Per le violazioni legate al Codice della Strada, il riferimento più citato parla di multe nell’ordine di alcune decine di euro, tradizionalmente tra 25 e 99 euro, anche se le cifre possono essere aggiornate. Se poi ci sono scarichi non autorizzati o situazioni più gravi, possono entrare in gioco norme ambientali più pesanti.
Gli autolavaggi professionali, del resto, non lavorano con un semplice tubo dell’acqua: devono avere sistemi per la raccolta, separazione, depurazione e smaltimento delle acque reflue. Sono impianti pensati per trattenere fanghi, sabbie, oli e sostanze disciolte prima che l’acqua venga trattata o smaltita secondo le regole. Dissabbiatura, disoleatura e depurazione non sono formalità. Sono la differenza tra un lavaggio autorizzato e quello fatto sotto casa, con la schiuma che scivola verso il tombino.
Lavaggio a secco a domicilio: l’alternativa senza acqua né scarichi
L’alternativa più diffusa è il lavaggio auto a secco a domicilio, consentito quando non produce reflui, non usa acqua corrente e non lascia residui sul suolo pubblico. Gli operatori arrivano nel parcheggio o nel cortile con panni tecnici, prodotti specifici e, di norma, formulazioni biodegradabili. Lavorano a mano su carrozzeria, vetri, cerchi e interni. Il servizio non richiede impianti di depurazione perché non genera acque di scarico da mandare in fogna. È una soluzione scelta soprattutto da chi vive in città, ha poco tempo o vuole evitare problemi con il condominio.
Alcune aziende offrono anche pulizia della tappezzeria, trattamento dei sedili e sanificazione dell’abitacolo, servizi distinti dal lavaggio esterno tradizionale. La regola pratica, per gli automobilisti, è questa: se si usano acqua e detergenti in strada, il rischio di multa c’è; se la pulizia avviene a secco, senza scarichi e nel rispetto del regolamento comunale, di norma rientra tra le opzioni ammesse. Meglio però controllare prima le disposizioni locali: una telefonata alla polizia municipale può evitare discussioni dopo.