Furbata al Bancomat: perché sempre più persone lo stanno facendo

Capita a chiunque di ritrovarsi in tasca una banconota rovinata, macchiata o scritta, e di non sapere bene come sbarazzarsene senza perderci qualcosa. La soluzione che in molti hanno scoperto è più semplice di quanto sembri.
Capita a chiunque di ritrovarsi in tasca una banconota rovinata, macchiata o scritta, e di non sapere bene come sbarazzarsene senza perderci qualcosa. La soluzione che in molti hanno scoperto è più semplice di quanto sembri.
Furbata al Bancomat: perché sempre più persone lo stanno facendo

Le banconote parzialmente danneggiate — macchiate, timbrate, scritte a penna o riparate con lo scotch — restano perfettamente valide e regolari dal punto di vista legale, anche se in molti casi commercianti o altri clienti preferiscono non accettarle, generando un fastidioso momento di imbarazzo alla cassa. Il problema si presenta spesso proprio all’origine: capita che sia lo stesso sportello bancomat a erogare, in fase di prelievo, banconote già segnate o parzialmente rovinate, senza che il titolare se ne accorga fino al momento di riutilizzarle.

L’espediente a cui sempre più persone ricorrono consiste nel versare la banconota danneggiata direttamente allo sportello bancomat, tramite la funzione di versamento contanti. Se il taglio è ancora leggibile dai sensori della macchina, il valore viene regolarmente accreditato sul conto corrente, esattamente come per qualsiasi altra banconota in regola, senza distinzioni rispetto a un versamento ordinario.

Furbata al Bancomat: le persone lo stanno facendo

Il vantaggio pratico è evidente: evita di dover recarsi allo sportello con un operatore per chiedere la sostituzione — operazione che in linea teorica la banca dovrebbe comunque garantire per le banconote danneggiate ma ancora riconoscibili — risparmiando tempo e, soprattutto, l’imbarazzo di dover spiegare la situazione a un cassiere durante un acquisto.

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È un’opzione che funziona meglio con gli sportelli automatici della propria banca di riferimento, dove il versamento in conto è una funzione standard per i correntisti; presso ATM di istituti terzi le condizioni di accettazione possono variare, così come possono differire i limiti di importo versabile in un’unica operazione.

Va detto che il funzionamento non è garantito in ogni circostanza: i sensori ottici del bancomat devono ancora riuscire a leggere le informazioni di sicurezza della banconota (filigrana, striscia magnetica, elementi antifalsificazione), quindi banconote eccessivamente danneggiate, strappate in più punti o con parti mancanti potrebbero comunque essere rifiutate dalla macchina, spesso restituita senza spiegazioni dettagliate sul motivo del rifiuto.

Un’alternativa da conoscere per i casi più gravi, quando la banconota è irrimediabilmente rovinata (bruciata, lacerata per più della metà, sbiadita al punto da rendere illeggibili i codici di sicurezza), è rivolgersi direttamente agli sportelli della Banca d’Italia, che dispone di procedure dedicate al cambio delle banconote deteriorate, valutando caso per caso in base alla percentuale di superficie ancora integra e alla riconoscibilità degli elementi di sicurezza residui.

In quel caso, l’unica strada resta effettivamente lo sportello con l’operatore, o direttamente la Banca d’Italia per le banconote più compromesse. Ma per il caso più comune — una macchia, un timbro, una scritta a penna — il versamento al bancomat resta la scorciatoia più rapida e, a conti fatti, del tutto legittima. Un’accortezza da tenere sempre presente: il funzionamento descritto riguarda le banconote, non le monete, per le quali molte filiali offrono invece macchinette dedicate al conteggio automatico, spesso separate dallo sportello ATM tradizionale.

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