Gemini Intelligence, niente da fare per molti smartphone: requisiti troppo avanzati

Gemini Intelligence, niente da fare per molti smartphone: requisiti troppo avanzati

Google sta trasformando Android in una piattaforma sempre più legata all’intelligenza artificiale locale, ma i nuovi requisiti di Gemini Intelligence rischiano di tagliare fuori anche smartphone recentissimi e molto costosi.

Fino a pochi mesi fa bastava avere un top di gamma recente per sentirsi al sicuro rispetto alle novità software più importanti. Con l’arrivo di Gemini Intelligence, però, lo scenario cambia parecchio. Google ha iniziato a chiarire quali saranno le specifiche minime necessarie per usare le nuove funzioni AI avanzate integrate in Android e, guardando la lista, si capisce subito che non sarà una semplice questione di aggiornamento software.

Dietro la nuova strategia di Google c’è un obiettivo preciso: portare sempre più elaborazioni AI direttamente sul dispositivo, senza affidarsi continuamente al cloud. Questo significa risposte più rapide, funzioni più evolute e una gestione più intelligente dello smartphone. Ma significa anche hardware molto più potente.

I requisiti emersi in queste ore sono piuttosto severi. Per far girare Gemini Intelligence serviranno almeno 12 GB di RAM, un processore flagship, il supporto ad AI Core e soprattutto la compatibilità con Gemini Nano v3, il nuovo modello AI locale di Google.

Ed è proprio quest’ultimo punto a fare la differenza. Molti telefoni premium attualmente in commercio supportano versioni precedenti di Gemini Nano, ma non Nano v3. Questo significa che dispositivi anche molto costosi potrebbero non ricevere le funzioni AI più avanzate annunciate da Google.

Secondo le informazioni circolate nelle ultime ore, persino modelli come alcuni Pixel 9, pieghevoli recenti Samsung e altri flagship Android potrebbero restare esclusi almeno nella fase iniziale del rollout.

La situazione sta creando parecchie discussioni perché fino a oggi gli utenti erano abituati a vedere le funzioni Android distribuite in modo più ampio. Stavolta invece Google sembra voler creare una vera separazione tra dispositivi “AI-ready” e smartphone tradizionali.

Android diventa sempre più “intelligente”

Durante gli ultimi annunci legati ad Android 17 e al mondo Gemini, Google ha mostrato una direzione molto chiara. L’idea non è più quella di avere semplicemente un assistente vocale migliorato, ma un sistema operativo capace di anticipare richieste, compilare moduli, gestire task complessi e interagire con più app contemporaneamente.

Tra le funzioni citate ci sono strumenti in grado di creare widget dinamici, automatizzare ricerche, comprendere il contenuto visualizzato sullo schermo e perfino completare attività online senza intervento continuo dell’utente. Una parte importante di queste elaborazioni avverrà direttamente sul telefono.

Ed è qui che entra in gioco la potenza hardware. Gestire modelli AI avanzati in locale richiede memoria, chip neurali dedicati e una quantità di risorse che molti smartphone attuali semplicemente non hanno.

Interfaccia di Gemini su smartphone

Anche telefoni recenti rischiano di invecchiare più velocemente- Webnews.it

Il punto che sta facendo discutere di più riguarda proprio la longevità degli smartphone. Negli ultimi anni i produttori hanno insistito molto sugli aggiornamenti software lunghi, promettendo cinque, sei o perfino sette anni di supporto.

Con Gemini Intelligence, però, emerge un altro problema: avere Android aggiornato potrebbe non bastare più. Uno smartphone potrebbe ricevere Android 17 o Android 18 ma non supportare le funzioni AI più importanti del sistema operativo.

Per molti utenti questo cambia completamente la percezione del telefono acquistato magari pochi mesi fa a oltre mille euro. E non è escluso che nei prossimi mesi i produttori inizino a usare proprio la compatibilità con Gemini Intelligence come nuovo elemento di marketing per differenziare i modelli premium.

Google, intanto, ha confermato che la distribuzione inizierà gradualmente sui dispositivi Pixel e Samsung più recenti, prima di arrivare anche ad altri ecosistemi Android.

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