Google spinge la Search nell’era dell’IA: perché una parte degli utenti cerca rifugio in DuckDuckGo

Google spinge la Search nell’era dell’IA: perché una parte degli utenti cerca rifugio in DuckDuckGo

Dopo il Google I/O 2026, la svolta sempre più marcata della Search verso l’intelligenza artificiale ha riaperto il confronto su privacy, controllo e semplicità della ricerca online.

Il nuovo corso annunciato da Google sta spingendo una parte degli utenti a valutare alternative più essenziali, soprattutto quando la priorità non è avere risposte generate dall’AI ma mantenere un’esperienza di ricerca più diretta. In questo scenario torna sotto i riflettori DuckDuckGo, motore noto per l’attenzione alla privacy e per un approccio meno invasivo rispetto ai grandi ecosistemi pubblicitari.

Google I/O cambia la Search: dai link alle risposte generate dall’IA

La svolta presentata da Google è chiara: la ricerca online non sarà più solo una pagina di link blu da scorrere. Al centro ci saranno sempre di più risposte generate dall’IA, strumenti capaci di svolgere compiti e funzioni che lavorano dietro le quinte. Una strada che Google percorre da tempo, ma che ora diventa molto più evidente anche per l’utente comune. Quello che apre il motore di ricerca per trovare un indirizzo, controllare un orario o leggere una recensione.

Le critiche non si sono fatte attendere. Editori, osservatori del settore e una parte del pubblico temono che le AI Overview e le nuove funzioni possano togliere traffico ai siti, restringendo lo spazio del cosiddetto web aperto. Poi c’è il nodo degli errori. Una risposta breve può essere comoda, certo. Ma se è sbagliata, diventa più difficile capire da dove arrivino le informazioni. Gabriel Weinberg, amministratore delegato di DuckDuckGo, ha riassunto così il punto: non tutti vogliono un assistente infilato in ogni ricerca.

La reazione degli utenti: installazioni DuckDuckGo in crescita negli Stati Uniti

Secondo i dati diffusi da DuckDuckGo, tra il 20 e il 25 maggio le installazioni dell’app negli Stati Uniti sono aumentate in media del 18,1% rispetto alla settimana precedente. Il picco è arrivato il 25 maggio, con un rialzo del 30,5%. Su iOS la crescita è stata ancora più netta: media del 33% e punta vicina al 70%. Numeri lontani dal peso di Google, certo. Ma non per questo irrilevanti.

Nello stesso periodo è salito anche il traffico verso noai.duckduckgo.com, la versione del motore in cui le funzioni basate sull’IA sono spente di default. In questo caso, DuckDuckGo parla di una crescita media settimanale del 22,7%, con un massimo del 27,7% il 24 maggio. Più che una fuga di massa, sembra una reazione a caldo dopo un annuncio molto discusso. Un segnale, però, c’è.

Privacy, controllo e scelta: la strategia “no AI” contro il dominio di Google

La posizione di DuckDuckGo non è contro l’IA in quanto tale. Il motore offre anche duck.ai, un servizio gratuito che permette di usare diversi modelli linguistici, tra cui Claude, Llama, Mistral e GPT-5 mini. La differenza, sostiene l’azienda, sta nel trattamento dei dati: non serve un account, l’indirizzo IP viene rimosso prima che le richieste arrivino ai provider dei modelli, le conversazioni vengono cancellate entro 30 giorni e non vengono usate per l’addestramento.

Weinberg ha accusato Google di “imporre” l’intelligenza artificiale senza dare agli utenti un modo semplice per evitarla. DuckDuckGo prova invece a giocare la carta della scelta: usare l’IA quando serve, lasciarla fuori quando non la si vuole. Nel suo sistema ci sono anche funzioni come Search Assist, vicina alle risposte sintetiche di Google, e filtri per ridurre le immagini generate dall’IA nei risultati. Google, naturalmente, resta dominante nel mercato della ricerca. Per ora la crescita di DuckDuckGo racconta soprattutto un malessere: non tutti sono pronti a consegnare la Search a un chatbot.

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