Aitana Lopez ha quasi 400.000 follower, collabora con grandi brand e pubblica contenuti come molte altre influencer, ma in realtà non esiste.
Il suo profilo mostra allenamenti, shooting, viaggi, outfit e momenti costruiti per sembrare parte di una vita reale. Dietro, però, non c’è una ragazza di 27 anni con i capelli rosa, ma un personaggio generato con l’intelligenza artificiale e gestito da un team umano.
Il caso racconta bene dove sta andando una parte dell’influencer marketing. Aitana è stata creata dall’agenzia spagnola The Clueless, che la tratta come una vera personalità digitale: ha una storia, un segno zodiacale, gusti, abitudini e persino un gatto. Tutto serve a rendere più credibile il personaggio, perché sui social non basta più apparire belli o perfetti. Serve una identità riconoscibile, anche quando quella identità è costruita a tavolino.
Gli influencer AI diventano un business vero
Il mercato è enorme. L’influencer marketing vale ormai oltre 32 miliardi di dollari e i brand stanno guardando con interesse ai creator virtuali. Il motivo è abbastanza semplice: un influencer AI non dorme, non si ammala, non cambia idea e può produrre contenuti in grande quantità. Una campagna che con una persona reale richiede giorni di lavoro, viaggi e organizzazione può essere creata molto più rapidamente.
Aitana avrebbe già collaborazioni con brand come Amazon Spain, Fanvue, Gioselin e Berlook, con compensi per post sponsorizzati che possono arrivare a diverse migliaia di dollari. Il suo business complessivo, tra sponsorizzazioni, contenuti a pagamento e prodotti collegati, viene stimato in decine di migliaia di dollari al mese. Non è più solo un esperimento creativo: è un modello economico.
Perché gli utenti li seguono comunque
La parte più strana è che molti utenti sanno, o possono facilmente intuire, che questi profili non sono reali. Eppure continuano a seguirli, commentarli e interagire. Una spiegazione sta nel modo in cui funzionano i social: spesso non si cerca una persona vera, ma un contenuto piacevole, coerente e capace di intrattenere. Se il profilo risponde, pubblica con costanza e mantiene una narrazione credibile, il confine tra creator umano e avatar digitale diventa meno netto.
Questo non significa che il pubblico non veda differenze. I creator umani continuano a generare più fiducia, più coinvolgimento e una relazione più autentica con chi li segue. Ma gli influencer AI funzionano molto bene nei contenuti altamente estetici, ripetibili e controllati. Moda, fitness, beauty, lifestyle e immagini aspirazionali sono territori dove un volto sintetico può sembrare abbastanza convincente.
Cosa cambia per brand e creator umani
Per i brand, il vantaggio è evidente: meno imprevisti, più controllo sul messaggio, contenuti rapidi e personaggi adattabili a campagne diverse. Per i creator umani, invece, il segnale è meno comodo. Chi ha costruito il proprio valore solo su immagini perfette e contenuti facilmente replicabili potrebbe trovarsi davanti una concorrenza nuova, più economica e più scalabile.
Chi lavora su personalità, esperienza reale, racconto e fiducia ha invece ancora un vantaggio difficile da copiare. Un avatar può rispondere ai commenti, vendere prodotti e sembrare presente, ma resta un prodotto. Il punto è che sui social molti prodotti funzionano benissimo anche senza essere persone. Aitana Lopez lo dimostra: l’influencer del futuro potrebbe non chiedersi più come apparire online, ma chi deve fingere di essere.