Ho scelto una TV miniLED e ora ti spiego perché costa meno ma in realtà è migliore di quella che costa il doppio

Ho scelto una TV miniLED e ora ti spiego perché costa meno ma in realtà è migliore di quella che costa il doppio

Una TCL miniLED da 98 pollici è stata offerta a meno di 2.000 euro. Un OLED da 97 pollici — l’LG G5 — supera i 20.000. Questa forbice di prezzo, da sola, racconta più di qualsiasi confronto tecnico tra tecnologie.

Il punto non è che il miniLED sia diventato “abbastanza buono”. È che in determinate condizioni — soprattutto quelle legate alla diagonale e alla distanza di visione — il salto di immersione che si ottiene passando da 65 a 85 o 98 pollici compensa ampiamente la perdita del nero assoluto dell’OLED. Un salotto con tre metri tra divano e schermo supporta comodamente 85 pollici secondo i parametri standard dell’industria audiovisiva; molti proiettori da sala dedicata usano schermi di quella taglia. La differenza tra 83 e 98 pollici non è di grado, è di categoria percettiva.

Perché una miniLED può essere migliore di un modello classico

Sul fronte della qualità d’immagine, i limiti storici del miniLED — blooming, perdita di dettaglio nelle zone scure, stelle che scompaiono in scene notturne per non destabilizzare le zone di attenuazione — si sono ridotti in modo sostanziale. La TCL C8K da 98 pollici monta un controller di retroilluminazione a 23 bit con oltre 65.000 livelli di controllo, il sistema ottico Micro OD e fino a 3.480 zone di attenuazione locale, raggiungendo picchi di luminanza di 5.000 nit. La Sony Bravia 9 aveva già mostrato in anticipo la direzione: avvicinarsi ai monitor di masterizzazione professionale da 30.000 euro è diventato un obiettivo dichiarato — e parzialmente raggiunto — da produttori di fascia media.

Perché una miniLED può essere migliore di un modello classico-Webnews.it

Il confronto di prezzo a parità di diagonale è impietoso. In 85 pollici, la LG OLED C5 si trova intorno a 1.900 euro, la Samsung S93F intorno a 1.700. La TCL C805 miniLED da 85 pollici è scesa sotto 1.100 euro, ma è un gradino sotto qualitativamente. La TCL C8K da 85 pollici, con specifiche tecniche più competitive, arriva a circa 1.600 euro — livello simile alle OLED, dove l’elettronica di elaborazione di LG e Sony resta superiore. È nella fascia delle 98 pollici che il rapporto si ribalta: nessuna OLED è accessibile sotto i 20.000 euro, mentre le miniLED cinesi sono già scese sotto i 3.000 e la traiettoria storica dei prezzi LCD suggerisce ulteriori riduzioni.

Un dato che non riguarda direttamente la qualità dell’immagine ma ne spiega la sostenibilità commerciale: i miglioramenti dei pannelli LCD derivano in parte dall’ottimizzazione del “cristallo madre”, il substrato su cui vengono tagliati i pannelli. Aumentarne le dimensioni riduce i costi per unità di superficie, il che alimenta la curva di abbassamento dei prezzi in modo strutturale, non contingente.

L’aspetto contro-intuitivo che emerge da un’analisi onesta della situazione è che abbandonare l’OLED non è necessariamente una scelta al ribasso. Samsung, che produce i migliori pannelli QD-OLED sul mercato, si ferma a 77 pollici come dimensione massima in quella tecnologia. Chi vuole 83 o 98 pollici non ha alternativa OLED praticabile — né oggi né nel breve periodo. La scelta tra le due tecnologie è quindi meno un confronto diretto e più una biforcazione determinata dalla dimensione che si è disposti (o in grado) di installare.

Il passo successivo, già annunciato al CES 2026 da Sony, TCL, Samsung e LG, è il LED RGB: retroilluminazione con LED a tre colori separati invece del bianco con filtro, che promette un ulteriore salto nel volume cromatico e nel controllo locale. I pannelli miniLED di nuova generazione non mostrano segni di stagnazione tecnologica.

Intanto, la LG C9 da 65 pollici acquistata nel 2020 a 1.699 euro — una cifra che allora sembrava ragionevole per quella tecnologia — costa oggi meno di una miniLED da 98 pollici in offerta.

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