In queste zone, le linee telefoniche fisse verranno presto disattivate: controlla subito il tuo codice postale

In queste zone, le linee telefoniche fisse verranno presto disattivate: controlla subito il tuo codice postale

Alcuni clienti di rete fissa TIM stanno trovando nelle ultime fatture un avviso preciso: la loro centrale in rame sarà spenta a partire da novembre 2026. Non è una comunicazione isolata.

È il segnale che il piano di dismissione della rete telefonica tradizionale ha raggiunto una nuova fase e che milioni di abitazioni italiane sono ora coinvolte in modo diretto. Con la delibera 123/25/CONS pubblicata il 23 maggio 2025, l’AGCOM ha approvato la dismissione di 2.055 centrali locali in rame gestite da FiberCop, la società incaricata della rete fissa primaria un tempo in capo a TIM. Nel complesso, il piano prevede lo spegnimento graduale di oltre 6.700 centrali in tecnologia completamente in rame, delle circa 10.500 esistenti, con completamento previsto entro il 2028.

Le scadenze variano in base al tipo di servizi attivi su ciascuna centrale. Le centrali che offrono soltanto servizi bitstream saranno dismesse dopo 6 mesi dalla delibera, mentre quelle che forniscono anche servizi ULL — con investimenti diretti da parte di operatori alternativi — avranno un preavviso di 12 mesi. Il processo di switch off effettivo può quindi iniziare a partire dal 23 novembre 2025 per le prime, e dal 23 maggio 2026 per le seconde.

Queste linee telefoniche verranno disattivate

Il piano non riguarda solo le grandi città. Le zone più coinvolte sono le cosiddette “aree grigie”, territori serviti da un solo fornitore di banda larga, dove la spinta pubblica e privata degli ultimi anni ha portato la copertura in fibra a livelli sufficienti per procedere alla dismissione del rame. Una scelta non casuale: sono proprio i comuni medi e piccoli quelli in cui la rete in rame è rimasta più a lungo l’unica opzione disponibile.

Queste linee telefoniche verranno disattivate-webnews.it

Le verifiche condotte dall’AGCOM presso FiberCop a febbraio e marzo 2025 hanno confermato che in tutte le 2.107 centrali analizzate il tasso di migrazione dei clienti verso connessioni a banda ultralarga supera il 60%, soglia minima richiesta per procedere con lo spegnimento. Un dato che racconta anche l’altra faccia di questa transizione: quasi 4 italiani su 10 che vivono in queste aree non hanno ancora fatto il passaggio, e verranno migrati in modo forzato.

Per chi riceve l’avviso in fattura, o sospetta di abitare in una zona interessata, il primo strumento disponibile è il verificatore di copertura sul sito del proprio operatore o su quello di FiberCop, inserendo l’indirizzo completo. Il codice postale da solo non è sufficiente: la centrale di riferimento dipende dalla via e dal civico, non dal CAP — che può raggruppare zone servite da infrastrutture diverse.

AGCOM ha stabilito che non potranno essere applicati contributi di disattivazione o attivazione per i servizi migrati da rame a NGA, e che il canone mensile dovrà corrispondere al valore più basso tra quello precedente e quello della nuova offerta. In pratica, la migrazione non dovrebbe comportare costi aggiuntivi per l’utente finale — almeno in linea teorica.

C’è però un aspetto che raramente emerge nella comunicazione ufficiale. Per la maggior parte degli utenti il passaggio avverrà verso architetture FTTC (fibra fino all’armadio stradale, ultimo miglio ancora in rame) e non verso la fibra ottica pura fino a casa. Lo switch off del rame come tecnologia di rete non coincide necessariamente con la fine del rame come mezzo fisico nella tratta finale.

La dismissione delle centrali comporterà anche lo spegnimento di tutti gli apparati legati ai servizi tradizionali presenti nelle centrali collegate. Si stima una riduzione dei consumi energetici di circa 450.000 MWh e minori emissioni di CO2 per oltre 209 milioni di kg.

Dispositivi che molte famiglie non hanno ancora considerato: sistemi d’allarme collegati alla linea fissa, citofoni digitali, fax aziendali, apparecchi per la telemedicina domestica. Tutti tecnologie che dipendono dalla rete in rame e che potrebbero smettere di funzionare senza un intervento specifico prima dello switch off.

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