Renato Brunetta, obiettivo 20Mbps

Nei giorni scorsi il ministro Renato Brunetta aveva lanciato la promessa: 2Mbps per tutti gli italiani entro il 2010. Abbiamo chiesto quindi al Ministro una conferma, e ne è uscita una promessa ulteriore. Ma occorre che tutti facciano la propria parte
Renato Brunetta, obiettivo 20Mbps
Nei giorni scorsi il ministro Renato Brunetta aveva lanciato la promessa: 2Mbps per tutti gli italiani entro il 2010. Abbiamo chiesto quindi al Ministro una conferma, e ne è uscita una promessa ulteriore. Ma occorre che tutti facciano la propria parte

Dobbiamo ammetterlo: non ci abbiamo creduto. Troppi anni e troppe promesse separano i primi sogni di banda larga da quelli odierni, e così se il Ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunettapromette 2Mbps entro un anno a tutta la popolazione è forte la tentazione di fare poco affidamento ad un progetto che necessita di lavori, accordi, tempo e moneta. L’idea giunge però in questo caso non da un programma elettorale (giocoforza esasperato), ma da un programma di Governo. La promessa, infatti, è quella di un Ministro che sta usando il proprio mandato per portare il baricentro delle attività della Pubblica Amministrazione dalla carta ai bit. Un approfondimento della vicenda, quindi, era cosa dovuta.

La Banda Larga è qualcosa di invocato in ogni forma e da ogni parte sociale: Brunetta con il proprio appello non ha fatto altro che abbracciare la domanda proveniente di recente anche da Confindustria, nonché in queste ore dal pubblico e dalle conferenze dello IAB Forum. Continuare a commentare le medesime parole del passato non sarebbe servito. Mentre i fondi per la rete di nuova generazione rimangono sigillati nei forzieri del CIPE, quindi, ci siamo rivolti direttamente all’on. Brunetta, mettendo il Ministro di fronte alle difficoltà che la sua promessa implica. Ed è dal Ministro che abbiamo ricevuto non solo i chiarimenti richiesti, ma anche un ulteriore innalzamento degli obiettivi. Obiettivi fatti di banda larga e di fibra, di digital divide azzerato e di nuove opportunità.

Obiettivo: 20Mbits per tutti

Webnews.it: Signor Ministro, nei giorni scorsi si è appresa la sua precisa volontà di portare 2 Mbps entro il 2010 a tutti gli italiani. La sua è una indicazione di indirizzo o conta realmente di poter raggiungere l’obiettivo entro il prossimo anno?

Ministro Brunetta: «La questione della banda larga è centrale per lo sviluppo dei servizi di e-government. Che senso ha, infatti, sviluppare servizi di e-government se poi i problemi di connettività impediscono ai cittadini di usufruirne? Oggi il 13% della popolazione – 7,8 milioni di italiani – non ha una connessione a Internet o ha una banda insufficiente. Questo digital divide va eliminato. Bisogna fare in modo che tutti – dico tutti – i cittadini possano avere una connessione adeguata alla rete. Nei mesi passati, per risolvere questi problemi, il viceministro per le Comunicazioni Paolo Romani e io abbiamo messo a punto il piano “Cittadinanza digitale”, nel quale viene operato un coordinamento tra tutte le azioni che il Governo intende portare avanti sul fronte delle infrastrutture per la banda larga e dello sviluppo dei servizi di e-government. In quel piano viene indicato come a tutti i cittadini – nessuno escluso – debba essere data la possibilità di connettersi alla rete a non meno di 2Mbit/s. Ma attenzione: il programma non si ferma qui ma prevede anche di estendere l’attuale copertura in fibra ottica, offrendo al 95,6% della popolazione italiana un servizio sino a 20 Mbit/s. Le risorse per fare tutto questo ci sono. Prevedo siano presto rese disponibili per l’avvio dei cantieri, così da poter realizzare gli obiettivi nei tempi previsti».

Primo problema: i fondi

Webnews.it: In una recente intervista concessaci da Viviane Reding, il Commissario Europeo ha spiegato che “l’Italia sta facendo buon uso” dei fondi provenienti dall’UE (90 milioni già allocati). Per quanto riguarda invece i fondi nazionali, a che punto è la situazione visto che il sottosegretario Romani ha dichiarato che “se non sarà Tremonti a darci i soldi per la banda larga li troveremo sul mercato”? I privati stanno facendo la propria parte?

Ministro Brunetta: «La fase congiunturale e la giusta esigenza di rispettare i vincoli di bilancio hanno imposto in questi mesi un’attenta revisione delle decisioni di spesa pubblica. Ora però che dai mercati internazionali giungono segnali che indicano che il peggio sembra essere passato, serve avviare subito interventi di modernizzazione del Paese – come quello per la banda larga e per lo sviluppo dei servizi di e-gov – che mettano il sistema nelle condizioni di beneficiare prontamente del nuovo trend di ripresa. Come ho già avuto modo di dire, le risorse pubbliche ci sono e verranno presto messe a disposizione per un avvio immediato dei lavori. Questo non vuol dire però che non ci sia spazio per la finanza privata. Anzi: sviluppare la banda larga senza coinvolgere il settore privato sarebbe sbagliato. Qualcuno potrebbe osservare che in questa fase gli operatori hanno tenuto un profilo di grande prudenza. In parte, visti i chiari di luna, posso anche capirli. Ora che però il clima sembra rasserenarsi tutti, privati compresi, debbono ricominciare a svolgere il proprio ruolo».

Secondo problema: la tecnologia

Webnews.it: Portare la banda larga in alcune zone ove la Rete non è in grado di fornire il servizio necessario implica scavi, installazioni, accordi con gli operatori. Ritiene che sussistano le condizioni per abbattere questi ostacoli in pochi mesi? E di conseguenza: è ipotizzabile anche per l’Italia (come in Finlandia o nel Regno Unito) l’inserimento di 2Mbit/s di banda all’interno del Servizio Universale in tempi brevi?

Ministro Brunetta: «Certamente portare la banda larga a tutti gli italiani rappresenta un’operazione complessa, anche dal punto di vista tecnico-organizzativo. È tuttavia l’intero settore delle telecomunicazioni a essere interessato dall’operazione. Per realizzare quanto previsto dal piano saranno chiamati a scendere in campo i grandi operatori nazionali con i loro patrimoni di tecnologia, di esperienza, di organizzazione. I problemi da risolvere saranno certamente molti, ma francamente non mi sembra che vi siano ostacoli tali da poter giustificare dei ritardi nel perseguimento degli obiettivi che ci siamo posti».

Una volta creata la nuova rete, però, la stessa dovrà incontrare una domanda più matura da parte della popolazione e, allo stesso tempo, necessiterà di regolamentazione e attenzioni ulteriori. Per questo siamo andati oltre nelle domande, cercando di definire il contesto nel quale la banda larga andrà a proporre le proprie opportunità.

Stimolare la domanda

Webnews.it: Secondo gli ultimi dati, il 45% degli italiani ha mai avuto accesso a Internet. Lei, oltre alla banda larga, ha promesso di portare i Pc ove non sono ancora arrivati. È già stato oggetto di valutazione il modo in cui si potrà procedere per stimolare l’uso dei Pc da parte dei cittadini oggi lontani dallo strumento? Entro i prossimi anni, a suo avviso, in che misura potrà essere rivista questa percentuale?

Ministro Brunetta: «Oltre a quello della banda larga, nel nostro Paese esiste la questione del digital divide culturale che oggettivamente costituisce un limite allo sviluppo dei servizi di e-gov. Parte del problema dipende dall’età media della popolazione e dal fatto che spesso le nuove tecnologie implicano l’acquisizione di linguaggi e di codici che gli anziani stentano ad acquisire. Oggi però la stessa tecnologia offre soluzioni anche a questi problemi. Un esempio: la telefonia mobile. I dati parlano chiaro. In Italia oltre 3 famiglie italiane su 4 usano il telefono cellulare, a testimonianza di come, nel tempo, questa tecnologia sia diventata davvero alla portata di tutti, anziani compresi. Laddove possibile, si può dunque immaginare l’utilizzo di questa tecnologia per rendere accessibile i servizi di e-gov anche a chi ha più difficoltà a usare Internet. Un esempio simile è quello del digitale terrestre. Anche qui siamo di fronte a una tecnologia estremamente diffusa. E anche in questo caso è possibile immaginare questa stessa tecnologia come mezzo per dare ai servizi di e-government quel grado di diffusione che l’accesso a Internet, da solo, non è in grado di assicurare».

Le telecomunicazioni meritano un ministero?

Webnews.it: Oggi le competenze sulle Telecomunicazioni sono suddivise soprattutto tra Ministero per lo Sviluppo Economico e Ministero per la Pubblica Amministrazione e Innovazione. Ritiene corretta questa impostazione o, alla luce del ruolo strategico del settore, per il futuro pensa sia ipotizzabile un Ministero per le Telecomunicazioni che se ne occupi nello specifico?

Ministro Brunetta: «Francamente, il fatto che le questioni che interessano il settore ricadano sotto la competenza di più ministeri, o di più livelli di governo, non mi sembra un grande problema. Non è una novità. Succede per questo come per tanti altri settori: dalla sanità ai trasporti; dall’industria alla ricerca. È la realtà che cambia e che trasforma l’ambito di operatività dei diversi comparti. Non credo però che per risolvere questi problemi serva riorganizzare i Ministeri. Anzi: spesso le riorganizzazioni comportano costi e perdite di efficienza che sono difficili da recuperare. Serve, invece, che le Amministrazioni imparino a cooperare, gestendo assieme ambiti di competenza comuni. In fondo, la cooperazione che è in atto tra il mio Ministero e il Dipartimento delle telecomunicazioni testimonia come le Pubbliche amministrazioni possano facilmente lavorare assieme senza conflittualità e gelosie».

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