Rifiutare le chiamate dei call center ti mette nei guai: pochi sanno davvero quello che succede dopo

Rifiutare le chiamate dei call center ti mette nei guai: pochi sanno davvero quello che succede dopo

Ogni giorno, milioni di utenti si trovano a fronteggiare un numero sconosciuto che squilla sul loro smartphone.

La reazione automatica, spesso la più comune, è quella di premere il pulsante “rifiuta” per evitare fastidiosi tentativi di truffa. Tuttavia, questa semplice azione potrebbe non essere la difesa che pensiamo. Come ci spiega Nona, professoressa di intelligenza artificiale, rifiutare una chiamata può avere l’effetto opposto, alimentando il problema delle truffe telefoniche anziché ridurlo.

Secondo Nona, ogni volta che rifiutiamo una chiamata da un numero sconosciuto, involontariamente confermiamo che il nostro numero è attivo e reperibile. Questo semplice gesto fornisce ai truffatori un’informazione cruciale: il nostro numero è valido e può essere sfruttato per altre operazioni. Da quel momento in poi, infatti, le chiamate potrebbero moltiplicarsi. Non è tanto la risposta che interessa ai truffatori, ma il semplice fatto che la nostra disponibilità a ricevere chiamate sia confermata.

Il fenomeno di queste chiamate è alimentato da un meccanismo chiamato ghost pairing. In pratica, la truffa sfrutta il sistema dei call center automatizzati, che raccolgono informazioni su ogni tentativo di chiamata: se un numero squilla, se la linea è occupata, se la chiamata viene rifiutata o se viene effettivamente ricevuta. In questo caso, rifiutare una chiamata equivale a validare il numero, segnalandolo come attivo per futuri attacchi.

Perché non rispondere non é la soluzione definitiva

La soluzione migliore contro questo tipo di truffa potrebbe sembrare semplice: non rispondere mai a numeri sconosciuti. Eppure, la realtà è più complessa. Nona sottolinea che la vera chiave della difesa contro questi attacchi risiede in una maggiore consapevolezza digitale. Ogni nostra reazione, per quanto piccola, è un segnale che può essere utilizzato contro di noi. La truffa non inizia quando il telefono squilla, ma molto prima, quando il nostro numero finisce in liste di dati e database commerciali.

Il problema principale, quindi, non è tanto il numero di chiamate che riceviamo, ma la circolazione dei nostri dati. Quando ci registriamo su siti web, app o servizi online, il nostro numero può finire in mani sbagliate. La conseguenza è che questi dati vengono utilizzati per scopi commerciali, rendendoci bersagli facili per le truffe.

Le soluzioni per proteggersi da questi attacchi sono di due tipi: immediate e amministrative.

Le soluzioni: cosa può fare l’utente (www.webnews.it)

Le soluzioni per proteggersi da questi attacchi sono di due tipi: immediate e amministrative.

  • Immediato: La soluzione più immediata è quella di non interagire con numeri sconosciuti, evitando di premere qualsiasi tasto o rispondere a chiamate che sembrano sospette. Attivare filtri anti-spam direttamente sul telefono è una delle prime difese.

  • Amministrativo: Una strategia più lunga e complessa è quella di revocare il consenso per l’uso dei nostri dati personali, iscriversi ai programmi di opt-out pubblicitari e fare segnalazioni alle autorità quando necessario. Anche se non è altrettanto soddisfacente come riattaccare una chiamata con rabbia, interrompere il flusso di dati e di permessi è un modo concreto per ridurre le truffe.

Come le chiamate fraudolente evolvono con l’AI

Il futuro della truffa telefonica non si limita ai metodi già conosciuti. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, l’ingegneria sociale ha assunto una nuova forma. I truffatori non solo possono sfruttare il nostro comportamento, ma possono anche imitare il linguaggio e la voce delle persone a noi vicine. Le tecnologie AI permettono la creazione di messaggi vocali sintetici che replicano perfettamente la voce dei nostri cari, o video deepfake che rendono impossibile distinguere il falso dal vero.

Con queste nuove tecniche, le truffe diventeranno sempre più difficili da individuare. Non si tratta più di riconoscere un numero sospetto, ma di difendersi da un falso senso di sicurezza, creato ad arte dalla manipolazione digitale.

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