Sulle piattaforme di compravendita online circola una truffa che usa l’intelligenza artificiale per manipolare le fotografie dei prodotti.
Non riguarda solo chi compra — che rischia di acquistare qualcosa di diverso da quello che vede — ma anche chi vende, che può trovarsi accusato di aver spedito merce danneggiata quando non è così. Il meccanismo è identico da entrambi i lati: un’immagine modificata con strumenti AI, presentata come prova.
Nel caso dei venditori, lo schema è preciso. L’acquirente riceve un articolo integro, lo fotografa, altera le immagini con software di ritocco automatico — aggiungendo graffi, crepe, macchie o strappi — e apre una contestazione sulla piattaforma allegando le foto manipolate. Se i sistemi di moderazione considerano le prove convincenti, il rimborso viene concesso automaticamente: il venditore perde sia il prodotto sia il pagamento.
La truffa per chi compra e vende online
La ragione per cui questo schema funziona è tecnica. I software di modifica basati su intelligenza artificiale adattano automaticamente luci, ombre e texture all’immagine originale, rendendo il difetto simulato difficile da distinguere da uno reale. Non servono competenze avanzate di fotoritocco: strumenti integrati in applicazioni diffusissime permettono di ottenere risultati convincenti con semplici comandi testuali. L’accessibilità di questi strumenti è la vera novità, non la frode in sé.

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Per chi acquista il rischio è speculare: le foto di un articolo possono essere state modificate per nascondere difetti esistenti o per far sembrare un oggetto usato come nuovo. Un capo di abbigliamento con segni di usura può essere presentato con una foto in cui quei segni non compaiono. Un oggetto elettronico con il display graffiato può essere fotografato in modo che il graffio risulti invisibile, oppure la foto di un prodotto simile ma integro può essere usata al posto di quella dell’articolo reale.
Il segnale più affidabile per riconoscere una foto ritoccata con AI è l’incoerenza visiva: ombre che non corrispondono alla fonte di luce, bordi di oggetti leggermente sfumati in modo innaturale, texture che cambiano bruscamente in una zona specifica dell’immagine. I difetti aggiunti artificialmente tendono ad avere un aspetto “pulito” che mal si integra con il resto della superficie — troppo definiti, troppo simmetrici, privi delle imperfezioni casuali che caratterizzano i danni reali.
Per i venditori, la contromisura più efficace è registrare un video mentre si prepara la spedizione, mostrando il prodotto integro prima di chiudere il pacco. Un filmato è molto più difficile da contestare rispetto a una foto, e manipolarlo in modo credibile richiede competenze nettamente superiori. Se arriva una contestazione con foto sospette, chiedere un video del danno da più angolazioni e con la videocamera in movimento mette spesso in difficoltà chi tenta la frode: chi non ha nulla da mostrare tende ad abbandonare la conversazione.
Per chi compra, la regola è chiedere sempre fotografie aggiuntive — possibilmente su sfondo neutro e con luce naturale — e confrontare i dettagli tra le immagini dello stesso annuncio. Incoerenze nel pattern di una superficie, riflessi anomali o zone con una nitidezza diversa dal resto dell’immagine sono indizi da non trascurare.
Vale la pena notare che le piattaforme di second-hand non hanno ancora strumenti automatici affidabili per rilevare le manipolazioni AI nelle immagini caricate dagli utenti. La responsabilità dell’individuazione, per ora, ricade interamente sull’utente.