Truffa del pedaggio autostradale su WhatsApp: come funziona il falso messaggio e cosa fare

La Polizia di Stato ha lanciato nel maggio 2026 un’allerta su una truffa via WhatsApp legata a falsi avvisi di pedaggio autostradale non pagato, attribuiti ad Autostrade per l’Italia.
La Polizia di Stato ha lanciato nel maggio 2026 un’allerta su una truffa via WhatsApp legata a falsi avvisi di pedaggio autostradale non pagato, attribuiti ad Autostrade per l’Italia.
Truffa del pedaggio autostradale su WhatsApp: come funziona il falso messaggio e cosa fare

L’obiettivo è sempre lo stesso: spingere chi riceve il messaggio a cliccare su un link e a inserire dati personali e bancari. Il testo arriva spesso da numeri sconosciuti, con toni secchi, quasi minacciosi. Invita a “regolarizzare” una posizione che, in realtà, non esiste. Basta un clic, e il rischio diventa concreto.

Falsi avvisi su WhatsApp, l’allarme della Polizia

La campagna di phishing su WhatsApp sta circolando in queste settimane tra molti utenti italiani. Usa un nome conosciuto, quello di Autostrade per l’Italia, per rendere più credibile la richiesta di pagamento. A mettere in guardia i cittadini è stata la Polizia di Stato, che attraverso i propri canali ufficiali ha invitato a non fidarsi di messaggi ricevuti sulle app di chat quando contengono link, richieste di denaro o riferimenti a presunte irregolarità. Il senso dell’avviso è chiaro: non aprire collegamenti sospetti e controllare sempre sui canali ufficiali. Il trucco non è nuovo, ma funziona perché parte da una situazione possibile. Chi viaggia in autostrada può temere di aver dimenticato un pagamento, magari dopo un passaggio al casello o un problema con il Telepass. È lì che la truffa trova spazio.

Pedaggio non pagato, il link porta al sito truffa

Nel falso messaggio si parla di un presunto mancato pagamento del pedaggio autostradale. L’utente viene invitato a cliccare su un link per evitare sanzioni, blocchi o altri addebiti. Ma quel collegamento non porta a un servizio ufficiale. Rimanda invece a un sito truffa, costruito per sembrare una pagina vera: loghi, colori familiari, frasi burocratiche e pochi campi da compilare. Tutto pensato per far abbassare la guardia. La promessa è chiudere la pratica in pochi minuti. In realtà, spiegano gli investigatori, lo scopo è raccogliere credenziali bancarie, numeri di carta, codici di sicurezza, password e altre informazioni personali. Dati che possono poi essere usati per acquisti non autorizzati o accessi abusivi ai conti. In alcuni casi gli importi indicati sono bassi, proprio per sembrare più credibili: una cifra contenuta spinge molte persone a pagare in fretta, senza fare verifiche.

Prefissi esteri, urgenza e domini strani: i segnali da non ignorare

Il primo elemento da controllare è il numero del mittente. Secondo la Polizia, molti messaggi arrivano da utenze sconosciute, a volte con prefissi esteri, o comunque da contatti che non hanno alcun legame con società autostradali e servizi di pagamento. Anche il tono deve far alzare l’attenzione. Frasi come “pagare subito”, “evitare sanzioni” o “regolarizzare entro poche ore” servono a mettere fretta e a impedire un controllo lucido. Occhio anche al dominio del link: spesso è abbreviato, scritto in modo strano o somiglia solo da lontano a quello ufficiale. Gli esperti di sicurezza consigliano di non aprire mai link ricevuti via WhatsApp, Sms o email se non si è sicuri della provenienza. Meglio uscire dalla chat, aprire il browser e digitare a mano l’indirizzo del sito ufficiale. Oppure usare l’app già conosciuta del gestore. Una verifica richiede poco. E può evitare guai seri.

Link aperto o dati inseriti: cosa fare subito

Se il link è stato aperto ma non sono stati inseriti dati, il consiglio è chiudere subito la pagina, non scaricare file e cancellare il messaggio, dopo averlo eventualmente segnalato come spam. Se invece sono stati comunicati dati bancari, numeri di carta o codici di accesso, bisogna contattare immediatamente la propria banca, chiedere il blocco delle carte di pagamento e controllare eventuali movimenti sospetti sul conto. Poi vanno cambiate le password degli account coinvolti, senza riutilizzare la stessa chiave su più servizi. Il passaggio successivo è la segnalazione alla Polizia Postale, anche attraverso il portale ufficiale del Commissariato di Pubblica Sicurezza online, dove si possono denunciare tentativi di frode digitale e allegare screenshot, numeri di telefono e indirizzi web sospetti. Le truffe su WhatsApp, ricordano gli investigatori, usano sempre più spesso marchi noti, servizi pubblici e messaggi dall’aspetto normale. Proprio per questo la regola resta semplice: davanti a una richiesta urgente di pagamento, fermarsi e controllare. Sempre.

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