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Dragon Age: Origins

Un biglietto di sola andata per il paradiso dei giochi di ruolo!

Voto WebNews
9,2
Data di uscita

6 Novembre 2009

Giudizi
  • Giocabilità9,6
  • Grafica8,3
  • Sonoro9,1
  • Longevità9,8
Pro

Ambientazione straordinariamente curata. Sistema di gioco equilibrato e profondo. Longevità garantita dalla presenza di ben 6 differenti campagne

Contro

Comparto grafico non esente da sbavature e limiti più o meno evidenti. Sistema di combattimento efficace, ma non esattamente immediato

Di ,

Giocabilità

Per definire la natura di Dragon Age: Origins giocando un po’ con allegorie e figure retoriche, potremmo far riferimento a esso come a un’immensa quercia, dal cui tronco si estendono innumerevoli ramificazioni.

In relazione alla possibilità di scegliere il proprio alter ego partendo da 3 differenti etnie caratterizzate da background, risorse e scopi altrettanto diversi, il titolo firmato Bioware tende di fatti ad assumere risvolti piuttosto eterogenei, delineandosi come un progetto camaleontico e incredibilmente longevo.

Come ogni RPG che si rispetti, la creazione del proprio eroe  si dipana attraverso l’impiego di un completo editor che offre sia la facoltà di modellare le fattezze somatiche sia l’occasione di gestire tutti gli elementi di contorno, quali abbigliamento, arsenale e look generale. Oltre alle 3 razze cardine (elfi, nani e umani), è ovviamente possibile adottare altrettante classi di specializzazione – mago, ladro e guerriero – le quali, oltre a influenzare drasticamente il proprio approccio all’avventura, potranno evolvere a loro volta in eventuali sotto-classi, previa acquisizione di ulteriori skill.

Agevolato da un’interfaccia di comandi piuttosto intuitiva, questo processo rappresenterà un elemento cruciale nell’economia di gioco ed è, essenzialmente, in base alle scelte effettuate lungo di esso che la CPU stabilirà quale plot narrativo innescare. Di rimando, sarà opportuno prestare a questa fase un’attenzione del tutto particolare, soprattutto alla luce del fatto che, una volta entrati in partita, non si potrà più tornare  sui propri passi.

In termini puramente strutturali, Dragon Age: Origins segue, per grandi linee, i canoni vigenti nella quasi totalità dei titoli a tema, il che implica lunghe fasi di esplorazione del territorio, progressiva acquisizione di livelli di esperienza in base agli obiettivi acquisiti e l’obbligo di interagire con gli abitanti del luogo onde guadagnare tutte le informazioni necessarie al prosieguo della propria missione, sia essa votata al bene o al male.

Come prevedibile, la trama portante sarà affiancata  da un cospicuo numero di quest secondarie e missioni facoltative, la cui attivazione contribuirà a dilatare i tempi di gioco, nonché a fornire una visione molto più capillare della sontuosa ambientazione proposta.

Oltre a pullulare di abitanti, villaggi e città dalle caratteristiche piuttosto varie, le terre di Ferelden si rivelano infatti essere un vero e proprio ricettacolo di segreti ed elementi affini. Va pertanto da sé che la loro ricerca  tenderà a rivestire un ruolo sempre più preponderante nell’economia di gioco. 

Prima che qualcuno possa ipotizzare che questa straordinaria duttilità narrativa tradisca una generale superficialità delle storyline o magari un’eccessiva brevità delle stesse, è il caso di ribadire che ognuna delle campagne proposte offre un tal numero di risvolti, elementi e situazioni con cui confrontarsi da poter fungere quasi da gioco a sé stante! Non di meno, la concomitante presenza di una sceneggiatura a struttura aperta evita che l’incedere di ogni storia risulti troppo pre-determinato, conferendo in pratica ai giocatori pieno potere sul dipanarsi degli eventi e sulla la gestione della personalità del proprio alter ego.

Logicamente, vivere la quotidianità di Ferelden non significa intrattenere soltanto pubbliche relazioni o andarsene a zonzo per città e dintorni in cerca di tesori e quant’altro, ma anche  misurarsi con un ambiente piuttosto ostile. Da qui la necessità di guardarsi le spalle ed essere sempre pronti ad affrontare ogni sorta di minaccia.

Al fine di supportare a dovere le sequenze di gioco più dinamiche, gli sviluppatori hanno dunque dato ampia risonanza anche alle fasi di combattimento, sviluppando un sistema di combattimento ad hoc, che spiana la strada a 3 differenti approcci stilistici. A prescindere dalla classe adottata, gli scontri potranno essere condotti sia in tempo reale, sia a turni, con l’aggiunta di un’opzione supplementare, che garantisce al giocatore la personalizzazione di ogni aspetto in autonomia, amalgamando magari in un solo sistema elementi cari a entrambe le soluzioni.

Sebbene, in principio, questa decisione possa risultare disorientante, dobbiamo ammettere che, a conti fatti,  essa rappresenta il modo più efficace per rapportarsi agli scontri. Dato che  Dragon Age: Origins non è, né vuol essere un hack ‘n slash, sarebbe stato in effetti complesso gestire questi ultimi unicamente in tempo reale, soprattutto in presenza di più avversari.

Sommando tutti gli elementi concettuali appena discussi alla generale efficacia del sistema di gioco, il gameplay di Dragon Age: Origins rivela dunque profondità, equilibrio ed omogeneità invidiabili, tutte qualità che determinano la piena riuscita di uno sforzo produttivo dai connotati davvero mastodontici!

Giudizio tecnico

Pur non offrendo un spettacolo paragonabile a quello sfoggiato da altri titoli Bioware come Mass Effect, il comparto grafico di Dragon Age: Origins è comunque in grado di offrire prestazioni rimarchevoli, la cui efficacia emerge nell’impatto complessivo dell’opera piuttosto che nei particolari.

Osservando la complessità delle ambientazioni, gli affascinanti effetti di illuminazione applicati a esse e la generale imponenza delle strutture, c’è senz’altro da restare stupiti, ma aguzzando la vista e concentrando la propria attenzione sui singoli elementi non è troppo difficile imbattersi in opacità e incertezze che parrebbero testimoniare la necessità di ulteriori rifiniture

Le maggiori perplessità in tal senso, emergono prevalentemente dall’analisi dei modelli poligonali, delle texture a essi applicate e delle rispettive animazioni. Strutturalmente semplici e tutto sommato privi di quel coefficiente di dettaglio in grado di stupire spettatori ormai abituati a ben altri standard qualitativi, i personaggi tendono in effetti a interagire con i fondali seguendo routine di movimento fin troppo essenziali, il che finisce talvolta col limitare l’impatto scenico dei combattimenti.

Abbinando a dette sbavature gli occasionali episodi di pop-up e gli sporadici cali di frame rate, ravvisabili nell’ambito di alcuni contesti, si potrebbe a questo punto pensare a una sorta di tracollo tecnico. Tuttavia è bene ribadire che nessuno di questi difetti ha invece il potere di compromettere l’esperienza di gioco, né tantomeno di offuscare un affresco visivo dai connotati in ogni caso notevoli.

Come avrete già notato consultando la nostra pagella, Dragon Age: Origins gode del supporto di un sonoro incredibilmente curato, a prescindere che lo si giudichi in base alle melodie o all’interpretazione dei doppiatori. Condito da un’ampia rappresentanza di effetti e da una raffinata opera di missaggio, quest’aspetto del gioco facilita incredibilmente il processo che spinge il giocatore a calarsi nell’atmosfera di contorno, esaltando di rimando l’epicità delle tematiche trattate.

In sostanza, forte di un’interfaccia di controllo sufficientemente intuitiva, di un valido sistema di salvataggio e di una presentazione complessivamente invidiabile, Dragon Age: Origins supera di slancio la prova, gettando al contempo solide fondamenta per lo sviluppo di una saga che, potete scommetterci, segnerà profondamente la storia di questo genere.