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Resident Evil: Operation Raccoon City

Se non fosse un Resident Evil, avrebbe comunque una sua dignità...

Voto WebNews
7,4
Data di uscita

23 Marzo 2012

Giudizi
  • Giocabilità6,5
  • Grafica7,8
  • Sonoro7,0
  • Multiplayer7,9
  • Longevità8,0
Pro

Divertenti le modalità competitive, soprattutto se affrontate al massimo del carico di giocatori consentito, ovvero due team avversari da quattro.

Contro

Dinamiche di copertura calamitata frustranti. Alcune idee intriganti non sviluppate a dovere. Poca cura per i menu, spartani e votati al multiplayer.

Di ,

Trama

Resident Evil: Operation Raccoon City è ben lontano dalla formula classica dello storico survival horror di casa Capcom, trattandosi a tutti gli effetti di un atipico ibrido, ottenuto mescolando all’universo narrativo della saga principale delle dinamiche sparatutto esclusivamente concepite per l’online e adattate, per necessità, a reggere anche offline. Il risultato ottenuto da Slant Six Games è quanto di più distante possiate immaginare dall’esperienza tipica dei Resident Evil, pur rimanendo catalogabile come survival.

I giocatori più attempati ricorderanno di sicuro i due precedenti Outbreak, coraggiosi esperimenti per PlayStation 2, rei soltanto di aver proposto dinamiche di gioco online quando la diffusione della banda larga non era ancora così capillare e l’utenza Sony stava appena cominciando a metabolizzare uno strano add-on di rete da inserire nello slot posteriore della PS2, per accedere ad un Network ancora in stato embrionale. Rispetto agli Outbreak, che raccontavano il tentativo di fuga di alcuni cittadini sopravvissuti, questo Resident Evil: Operation Raccoon City offre un gameplay più aggressivo e in linea con i TPS di questa generazione, proponendosi di interpretare i fatti attraverso l’esperienza di un manipolo scelto di specialisti, inviati proprio dalla Umbrella per cercare di porre rimedio alla disastrosa situazione.

La trama di Operation Raccoon City si colloca, dunque, fra Resident Evil 2 e Nemesis, affibbiandovi un compito impossibile stando allo sviluppo narrativo della serie ufficiale. Iniziare con la consapevolezza che i propri sforzi non andranno a buon fine è un primo handicap psicologico che grava su questo titolo. Probabilmente, proprio per mitigare questa sensazione di disperata crociata contro i mulini a vento, non è stato fatto molto per contestualizzare l’azione in termini di filmati introduttivi, e anche le cut scene, per quanto presenti, risultano decisamente essenziali se paragonate con la raffinata regia delle scene di intermezzo di Resident Evil 5 o del più recente Revelations, per Nintendo 3DS.

La Campagna di gioco principale vi offrirà una serie di missioni ambientate, ovviamente, nella cittadina di Raccoon City invasa da una marea spumeggiante di zombie e costellata di alcuni avversari ben riconoscibili, icone della serie principale come il Tyrant. Gli obiettivi proposti non sono molto elaborati e richiedono semplicemente il raggiungimento di un luogo, l’acquisizione di particolari informazioni oppure oggetti, inframmezzati da qualche boss fight. Il tutto può essere affrontato anche in cooperativa, avviando una sessione di gioco pubblica e accogliendo chiunque voglia unirsi alla festa, oppure predisponendo una sessione privata per i soli amici. L’impatto con i menu di gioco, abbastanza scarni ed essenziali, votati all’online anche nel contesto della scelta di una modalità di gioco potenzialmente single player, non può che rievocare l’impostazione di Lost Planet 2 (sempre targato Capcom), la cui filosofia sembra permeare, in chiave survival horror, questo nuovo spin-off di Resident Evil.

Prima di scendere concretamente fra le strade della ridente cittadina sarete chiamati a conoscere tutti i membri del gruppo, per effettuare poi la scelta del vostro alter ego e degli altri tre compagni di squadra. Il team è capitanato da una carismatica leader, nome in codice Lupo, e al suo fianco troverete altri cinque personaggi che impersonano altrettante tipologie diverse di classi: Four Eyes, scienziato esperto di Bio-organic Weapon (BOW); Beltway, massiccio demolitore; Vector, specialista in tecniche stlealth; Bertha, medico responsabile della buona salute del gruppo e infine Spectre, cecchino multiuso. La sensazione è che, a dispetto delle loro specializzazioni, tutti i membri non offrano meccaniche di combattimento così ben differenziate. Si tratta, tuttavia, di un livellamento funzionale e correlato all’iniziale scarsa esperienza, che impone un equipaggiamento basilare a tutti i membri della squadra. Combattendo con dedizione e guadagnando punti esperienza in Resident Evil: Operation Raccoon City, potrete personalizzare maggiormente ogni Agente della Umbrella Scurity Service Squad, apprezzandone col tempo le peculiari caratteristiche.

Le missioni si svolgeranno sia al chiuso che all’aperto, proponendo generalmente mappe sviluppate in verticale su un massimo di due livelli. All’inizio di ogni incarico potrete revisionare lo schieramento del vostro team, adattandolo a quella che ritenete sia la configurazione più efficace per concretizzare i vostri obiettivi. Pad alla mano, comincerete ad assaporare il gameplay, basato essenzialmente sugli scontri a fuoco e sulla necessità di farsi strada fra un quantitativo talvolta proibitivo di non-morti, sempre pronti a saltarvi al collo mentre, magari, sarete impegnati in un più pregnante conflitto a fuoco con una delle Squadre Speciali dell’Esercito americano, inviate sul luogo per tentare di contenere l’infezione del G-Virus.

Il sistema di combattimento di Resident Evil: Operation Raccoon City propone scontri in ambientazioni ricche di coperture dietro le quali proteggersi, ma non rispetta esattamente tutti i canoni attuali degli sparatutto in terza persona, penalizzando il giocatore sul versante della mobilità con alcune scelte di gameplay alquanto discutibili. La gestione delle coperture, ad esempio, non è assegnata alla pressione di uno specifico tasto, ma semplicemente continuando ad inclinare lo stick nella direzione della copertura stessa. La decisione di rendere, in sostanza, il personaggio calamitato da ogni riparo, unita a un contesto di gioco in cui non bisogna solo evitare il fuoco nemico ma anche i costanti attacchi fisici degli zombie, rende frustrante anche il più semplice dei combattimenti, costringendovi di continuo a scollarvi da un muro o da una cassa per evitare di essere regolarmente aggrediti.

A questa discutibile scelta di game design se ne aggiunge un’altra inscindibilmente correlata all’assenza di un comando specifico per sfruttare le coperture. Per farla breve: mancando un tasto per il riparo, manca anche la possibilità di usare il medesimo per impartire l’input di scavalcare la copertura dietro la quale vi siete appena appostati. In un panorama in cui anche gli action-RPG, come il glorioso quanto discusso Mass Effect 3, presentano dinamiche di copertura elaborate, risulta inspiegabile un tale limitante approccio, che rende di fatto leggermente frustrante l’intera esperienza di gioco.

I difetti sopraelencati si applicano, ovviamente, anche alle modalità di gioco competitive online presenti in Resident Evil: Operation Raccoon City, sebbene la varietà delle proposte tenda a lenire leggermente il disappunto. Di certo non sarà il classico Deathmatch con qualche personaggio della saga principale (Claire e Jill, Ada Wong oppure Leon) a risollevare le sorti della situazione, ma il Biohazard Mode e la modalità Sopravvissuti garantiscono un discreto divertimento, proponendo il medesimo scenario infestato dagli zombie, ma aggiungendo un pizzico di brio grazie alla sfida fra due team avversari che si affrontano in un contesto tanto pericoloso!

Il Biohazard Mode rappresenta l’equivalente di un Capture the Flag, e vi proporrà come obiettivo il recupero sequenziale di cinque campioni virali, con la necessità di riportarli alla base prima che abbia successo il team avversario. La modalità Sopravvissuti, invece, racchiude in sé tutta l’essenza survival di Resident Evil: Operation Raccoon City, richiedendovi solo di pensare a restare in vita fino all’arrivo di un salvifico elicottero che scorterà via dall’area di gioco.

Al team della Umbrella, già analizzato nel dettaglio in precedenza, si contrapporrà quello delle Forze Speciali degli Stati Uniti, composto da elementi di classe esattamente speculare al team avversario: Dee-Ay, il leader del gruppo; Willow, esperto ricognitore; Tweed, il demolitore; Harley, il medico; Shona, la scienziata e Party Girl, cecchino professionista. Starà a voi scegliere lo schieramento.

Intrigante l’idea del contagio da G-Virus, trasmesso attraverso i morsi degli zombie, che inizierà lentamente a trasformarvi se non sarete in possesso dell’antidoto spray, rendendo offuscata la visuale e peggiorando la mobilità del vostro alter ego. Peccato che una simile intuizione non sia stata sviluppata a dovere, non portando ad altro che alla morte e successivo respawn del vostro personaggio. Sarebbe stato molto più intrigante immaginare di poter continuare a giocare un ruolo attivo nella sessione di gioco, nelle scomode vesti di un non-morto, magari cercando di aiutare ancora la propria squadra con qualche morso ben assestato ai membri del team nemico, sperando al contempo di non farsi eliminare dai compagni per via dell’evidente stato di mutazione in corso. Occasione sprecata? Forse.

Tecnicamente Resident Evil: Operation Raccoon City risulta un titolo più che onesto, sfruttando a dovere il flessibile e potente MT Framework per ricreare ambientazioni cupe e decadenti, oltre a tutte le mostruosità tipiche della saga di Resident Evil. Vedere Hunter e Cerberus in azione tra un folla di zombie è sempre inquietante: disgustoso nel caso dei Licker, soprattutto quando vi agguanteranno dalla lunga distanza con la loro temibile lingua. Ma è il lavoro sul design dei membri del team Umbrella e delle Forze Speciali che lascia alquanto a desiderare, offrendo caratterizzazioni grafiche dei singoli elementi che fanno pensare più a dei sociopatici che a squadre di professionisti. La resa visiva è sostanzialmente identica fra Xbox 360 e PlayStation 3, riproponendo su entrambe le console qualche rallentamento di troppo nelle situazioni più concitate e piccoli problemi di caricamento di alcune texture. Per quanto riguarda la colonna sonora, non ascolterete nulla per cui gridare al miracolo, ma i temi composti si adattano comunque alle situazioni sullo schermo. Onesto, ma di qualità altalenante, il doppiaggio in italiano.