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Riflessione sui limiti di Second Life (seconda Parte)

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Continuiamo con le riflessioni su Second Life che avevamo iniziato qualche post fa.

Il secondo limite che alcuni utenti evidenziano in SL soprattutto come strumento in mano alle aziende è: “La pubblicità non piace ai residenti di SL”.
Vero: Molti Second Lifers sono scontenti e delusi dal modus operandi delle aziende presenti nel loro mondo virtuale.

Ma come reagireste se qualcuno vi invitasse ad una festa e quando ci andate scoprite che non c’è nessuno ad aspettarvi? Il più delle volte nelle SIM aziendali si manifesta una totale assenza di avatar o almeno di strumenti informativi e di interazione con i residenti che vi si recano.

Non è vero quindi che i residenti di SL sono ostili alla presenza delle aziende, i risultati di alcune ricerche (una delle più recenti è quella di Market Truths) sembrano dimostrare proprio il contrario. Se si desidera quindi iniziare a muovere i primi passi all’interno di Second Life bisognerebbe partire dal presupposto che gli avatar sono consumatori nella First Life e vanno trattati come tali, adattandosi ovviamente al nuovo ambiente e alle sue caratteristiche tecniche e sociali.

Second Life a questo proposito presenta alcuni vantaggi nello sviluppo di una campagna di comunicazione o di lancio tra cui primeggia la presenza di un target piuttosto profilato e facilmente raggiungibile.

È molto importante, infine, tenere in considerazione che Second Life non è necessariamente solo promotion e branding ma può avere diversi campi di applicazione tra cui sembra interessare molto alle aziende quello del R&D in particolare per testare prototipi di prodotto e/o di servizi, riducendo drasticamente l’investimento economico e potendo contare allo stesso tempo su un ampio bacino d’utenza.

Oppure Second Life può rappresentare il luogo ideale per organizzare meeting, workshop e conferenze e per comunicare quindi con i propri clienti e partner in maniera decisamente più coinvolgente rispetto ad altri strumenti di collaborazione a distanza, nonché corsi di formazione per i propri dipendenti e progetti di e-learning, contenendo fortemente anche in questo caso i costi organizzativi.

Per approfondire questo argomento vi consiglio di leggere anche il post di Roberto Brocchieri “Marketing per mondi Virtuali. Ma di virtuale c’e solo il marketing“.

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  • 11/07/2007 alle 09:10 #138485

    Lafra
    Participant
    11/07/2007 alle 15:46 #161963

    Fausto preste
    Participant

    Come da consiglio sono andato a leggere il post da te indicato, che tratta in maniera molto approfondita l’ argomento e con estrema competenza. Non penso affatto che SL non rappresenti una buona opportunità per la promozione del brand, anzi offre nuove possibilità, aprendo alle aziende un panorama inedito nel quale dimostrare fantasia ed intelligenza nel proporsi. Come più volte osservato, nella stragrande maggioranza dei casi si è assistito ad un ingresso massiccio ed improvvisato di marchi, imprese reali, attirate dal clamore e dalle grandi attese che gravitano attorno a SL. Spesso queste iniziative si riducono ad una presenza statica e poco fruttuosa, ad isole abbandonate e semideserte. Inutile dire che simili realtà non piacciono a nessuno, ne agli utenti ne tantomeno a chi investe fior di quattrini in fumo.
    Il tradizionale web advertising (la pubblicità) dispone ormai di strumenti esatti per il calcolo delle conversioni e per l’ analisi preliminare di una campagna, qualche santo pioniere credo stia facendo i primi passi in tal senso anche con Second Life, in attesa di sensibili progressi credo valgano semplici regole di buon senso: offrire ciò che gli utenti cercano, vendendo il proprio prodotto in SL, ad esempio, organizzando eventi di interesse o fornendo servizi originali. Trovo anch’ io che Second Life offra da subito ottime possibilità di R&S (ricerca e sviluppo) soprattutto per previsioni sul gradimento di prodotti non ancora commercializzati, allo stesso modo vedo facilitate iniziative di viral marketing mediante la diffusione di oggetti.
    Ancora una volta credo ci sia da attendere, la situazione è destinata a cambiare, e lo sviluppo di nuove tecnologie (in questo campo è inevitabile che avvenga) porterà sicuramente a rapidi miglioramenti.

    12/07/2007 alle 15:22 #161964

    Nelli
    Participant

    Complimenti a Lafra per i suoi post.

    Tuttavia continuo a essere perplessa su Second Life.

    temo sia davvero una moda italiana..
    parlando con alcuni studenti americani di importanti università, mi hanno fatto capire che nessuno di loro considera seriamente Second Life, lo vedono un gioco (a game).
    ok non sono un gruppo che possa fare campione.. pero’ mi domando: se chi studia comunicazione e marketing negli Usa ha una così bassa opinione, un domani quando lavoreranno nelle aziende dove investiranno?

    13/07/2007 alle 07:44 #161965

    Lafra
    Participant

    Grazie a entrambi per i vostri commenti. Scusate se non ho risposto prima ma ho preferito riflettere su quello che avete scritto prima di darvi la mia opinione. La verità è che un’opinione precisa su tutta questa faccenda non ce l’ho :-) però vorrei fare un’osservazione su una cosa che ha scritto nelli “temo sia davvero una moda italiana”. Qualche anno fa durante una lezione all’università di sociologia dei consumi il professore parlò di “moda” e di come essa spesso sia passeggera ma in altri casi si trasformi in qualcosa di decisamente più duraturo: lo stile. Questo è quello che avviene nell’abbigliamento: oggi si parla di stile armani, stile versace, stile valentino etc etc. Proprio per questo motivo cavalcare una moda non è sbagliato se fatto con un certo criterio. Io vedo positivamente un’azienda che decide di aprire un’isola su Second Life ma questa opinione cambia nel momento in cui la presenza non viene curata o non c’è disponibilità ad imparare dagli errori che possono verificarsi per inesperienza. A volte cavalcare l’onda della moda anche se passeggera può comunque portare profitti ad un’azienda. Grazie a entrambi per i vostri commenti. Scusate se non ho risposto prima ma ho preferito riflettere su quello che avete scritto prima di darvi la mia opinione. La verità è che un’opinione precisa su tutta questa faccenda non ce l’ho :-) però vorrei fare un’osservazione su una cosa che ha scritto nelli “temo sia davvero una moda italiana”. Qualche anno fa durante una lezione all’università di sociologia dei consumi il professore parlò di “moda” e di come essa spesso sia passeggera ma in altri casi si trasformi in qualcosa di decisamente più duraturo: lo stile. Questo è quello che avviene nell’abbigliamento: oggi si parla di stile armani, stile versace, stile valentino etc etc. Proprio per questo motivo cavalcare una moda non è sbagliato se fatto con un certo criterio. Negli anni potrebbe portare notevoli benefici se la moda diventa “stile”. Io vedo positivamente un’azienda che decide di aprire un’isola su Second Life ma questa opinione cambia nel momento in cui la presenza non viene curata o non c’è disponibilità ad imparare dagli errori che possono verificarsi per inesperienza. A volte cavalcare l’onda della moda anche se passeggera può comunque portare profitti ad un’azienda. Mi viene in mente il periodo delle bevande frizzanti alcoliche multiflavour come il bacardi breezer. Quell’anno ogni azienda ha lanciato in Italia la sua bevanda (in altri paesi erano presenti da anni), ora è difficile trovarle in giro ma forse per alcune quell’anno la parte di fatturato legata a quella bevanda è stata importante e avrà coperto i costi pubblicitari (ci tengo a precisare che si tratta di immaginazione, non ho dati alla mano sul fenomeno in questione).
    Tornando quindi a Second Life può essere vero che si tratta solo di una moda ma questo non dovrebbe essere un freno all’intenzione di essere presente al suo interno, ovviamente, scusate se mi ripeto, con il giusto criterio.