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Bloggando nel nome dell’Onnipotente

“In the Name of Almighty God-the All-Knowing, the Most Lovingly ?Compassionate”. Con questa formula rituale, religiosa e poetica si aprono invariabilmente i post di un blogger d’eccezione e francamente inaspettato. Parliamo di Mahmud Ahmadinejad, ex sindaco di Teheran e VI Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran. Il quale ha, per l’appunto, un blog personale quadrilingue – [...]

“In the Name of Almighty God-the All-Knowing, the Most Lovingly ?Compassionate”.

Con questa formula rituale, religiosa e poetica si aprono invariabilmente i post di un blogger d’eccezione e francamente inaspettato. Parliamo di Mahmud Ahmadinejad, ex sindaco di Teheran e VI Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran.

Il quale ha, per l’appunto, un blog personale quadrilingue – farsi, inglese, arabo e francese – con relativi pulsantini per passare da una all’altra.

Bizzarro il sistema dei commenti: pur essendo presente in calce ai post il classico “add a comment”, con relativo form, in coda ai singoli post non sono presenti commenti, e apparentemente questi se ne finiscono tutti ammassati sulla colonna di destra, sempre visibile e i cui contenuti variano solo al variare della lingua, ma non durante la navigazione. Per altro in calce alla colonna di destra è sempre presente un form di commento generale, slegato cioè dai singoli post: e quindi non si capisce bene la dinamica del tutto.

I singoli commenti sono caratterizzati da nazionalità e nome del commentatore, ma non dalla data né tantomeno dal subject.

Quel che è certo è che i commenti sono filtrati, e l’utente viene correttamente informato della cosa: ho commentato l’ultimo post di Mahmud (ehi, non sono irrispettoso: siamo o no fra bloggers?) ed è apparso un popup che mi informava che il messaggio è stato ricevuto e verrà pubblicato dopo esser stato “reviewed”.

Da notare che, se cambiamo la lingua del blog, i post rimangono gli stessi opportunamente tradotti (anche nella data: in Iran attualmente siamo nel 1386), ma i commenti no: dunque, nella versione inglese, troveremo solo commenti scritti in inglese da commentatori cosmopoliti; nella versione farsi, la colonna commenti ospita solo commenti scritti in farsi da commentatori di nazionalità iraniana, e così via.

Il tono dei commenti nella versione inglese è estremamente variabile: si passa dagli attestati di stima, all’”I hate you. you are retarted. that simple mentally retarted” di un certo John Jacobs, ai classici test stile “I just wanted to see if comments are censored/moderated”, fino ad arrivare ad un piuttosto irrituale “keep fightin’ bro!”.

Ad amministrare il blog, alcuni “fidati studenti” dello stesso Mahmud (che prima della politica era anche un prof universitario). Ce lo dice lui stesso nel suo ultimo post, dal titolo ironicamente scespiriano “To read or to write, that is the question!”, ovvero un grande classico della blogosfera: il metapost sulle problematiche della vita del blogger.

Infatti, com’è comprensibile, Mahmud ha un grande problema: la scarsità di tempo da dedicare al blog. Ciò si riflette nella frequenza di aggiornamento, che è stata decente fino a fine 2006, ma che col 2007 è crollata: solo due post (in marzo e novembre) – ma Mahmud ci informa che d’ora in poi sarà più presente.

I post, devo dire, sono belli. La lingua, seppur tradotta in inglese, riflette bene quel culto assoluto per la poesia che è tipico della società e della cultura iraniane. La prosa è armonica e gentile, il vocabolario ricco e preciso, immagini e figure, spesso di matrice devozionale e religiosa, abbastanza eleganti e penetranti.

Ma quel che stupisce più di tutto è l’intelligenza e l’umiltà di questa interessante operazione comunicativa – perché, ovviamente, non sfugge allo scrivente che di questo si tratta. Il Presidente di una nazione che i media occidentali tendono a dipingere univocamente come feroce, assatanata, retrograda e liberticida dimostra così di essere comunicativamente e tecnologicamente più evoluto e sensibile dei suoi omologhi qui a Libertyland. E questa cosa dà certo di che pensare.

Addendum
Imperdibile è il blogroll, col link al sito personale dell’attuale Guida Suprema dell’Iran, l’?yatoll?h Kh?mene? (per rendere l’idea: Ratzinger, Napolitano, Prodi, Berlusconi e il capo dell’esercito riuniti in un’unica persona). Ancor più interessante il link all’ufficio della guida suprema – www.leader.ir – che contiene la sezione “Pratical laws of Islam” (vedi menù su colonna di destra), con indicazioni, precetti e faq relative a tutti gli aspetti, fin nei più minuziosi e astrusi, della vita del musulmano sciita iraniano, eternamente lacerato dalla diarchia puro e impuro e dalle relative contaminazioni. Con risultati ai nostri occhi decisamente bislacchi: vedi ad esempio le indicazioni relative a digiuni rituali (segnatamente il ramadan) e masturbazione.

Un esempio per tutti, la faq 782:

Q 782: I had an emission during the blessed month of Ramadan for no reason other than excitement that I felt during a telephone conversation with a non-mah?ram woman. If the phone conversation was not for the purpose of pleasure, is my fast invalid? And if it is, do I have to pay kaff?rah as well?

A: If you had not been in the habit of having emission while conversing with a woman and the semen was discharged involuntarily, then your fast is valid and you are not liable to anything.

Se vuoi aggiornamenti su Bloggando nel nome dell’Onnipotente inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • http://www.francescofederico.net Francesco Federico

    “Presidente di una nazione che i media occidentali tendono a dipingere univocamente come feroce, assatanata, retrograda e liberticida dimostra così di essere comunicativamente e tecnologicamente più evoluto e sensibile dei suoi omologhi qui a Libertyland.”

    Luca, non è che viene dipinta come liberticita dai media, E’ libertcitida.

    Non basta un blog e qualche commento per cancellare le quotidiane, e gravi, violazioni dei diritti umani che avvengono in Iran. Anzi, a voler ben guardare, quel blog potrebbe anche essere letto come una presa in giro vera e propria.

  • http://www.philotto.it/paraphernalia/ Luca Carlucci

    Francesco, certo che è liberticida, e da nessuna parte ho affermato il contrario. Anzi, ad essere più precisi, è un regime teocratico, con tutte le terribili ricadute del caso. Il senso del post è che però le cose sono un filino più complesse di come ce le dipingono abitualmente.

    Ho alcuni conoscenti iraniani a Firenze, dove c’è una notevole comunità frutto della fuoruscita dalla Persia in seguito alla rivoluzione islamica del ’79. I quali odiano ferocemente il regime, com’è comprensibile. Al tempo stesso, ogni tanto tornano in Iran a visitare le loro famiglie, e di converso i loro familiari vengono a trovarli (poi proseguono per gli Usa, dove ci sono altri parenti fuorusciti, o per la Germania, e poi tornano in Iran). Dai loro racconti di come si vive in Iran, ho ricevuto un’idea di oppressione e di controllo poliziesco, ma anche di vita normale, di viaggi, di cultura, di relazioni sociali.

    Altri amici, italiani, hanno viaggiato in Iran: chi con viaggi organizzati, chi con lo zaino in spalla. Da loro, mi vengono le cronache di un paese bellissimo e con una sua normalità e libertà, seppur complessa e stracolma di vicoli ciechi e zone oscure.

    Il senso della mia frase è che la realtà iraniana è molto più complessa della spietata dittatura fanatica fatta solo di terrore e sangue che quasi sempre campeggia, non innocentemente, sui media nostrani. Il fatto che lo spietato, il fanatico, il retrogrado Amhenajad abbia un blog di tal fatta, pur essendo, come ho scritto, probabilmente una mera operazione comunicativa, è per me un sintomo che lascia intendere quanto le cose iraniane siano molto più complesse di come ce le dipingono certi quadretti propagandistici nostrali, secondo i quali l’Iran è solo un lontano, folle, incomprensibile medioevo fatto di pazzi urlanti che non vedono l’ora di mettere a ferro e fuoco l’Occidente.