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40 anni fa nasceva il mouse

9 dicembre 1968: con la presentazione pubblica del “dr. Douglas Engelbart” nasceva il mouse. Interessante carpire direttamente dalle parole di Engelbart (o presumibili tali) l’origine del nome “mouse”: Non so perchè l’abbiamo chiamato Mouse. Abbiamo iniziato così e non l’abbiamo mai cambiato Altre teorie apportano invece una spiegazione più razionale: MOUSE come acronimo di “Manually [...]

9 dicembre 1968: con la presentazione pubblica del “dr. Douglas Engelbart” nasceva il mouse.

9 dicembre 1968, nasce il mouse

Interessante carpire direttamente dalle parole di Engelbart (o presumibili tali) l’origine del nome “mouse”:

Non so perchè l’abbiamo chiamato Mouse. Abbiamo iniziato così e non l’abbiamo mai cambiato

Altre teorie apportano invece una spiegazione più razionale: MOUSE come acronimo di “Manually Operated User Selection Equipment”.

Quello stesso giorno nasceva anche l’idea dell’ipertesto. Attorno al link nasceva uno strumento ed un contesto intero. Quel giorno è cambiato il nostro modo di pensare, di gestire la conoscenza e di interagire con essa. 40 anni dopo dobbiamo tutti un grazie al “dr. Engelbart”.

Se vuoi aggiornamenti su 40 anni fa nasceva il mouse inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • Guardian

    Uno dei cambiamenti più importanti nella storia
    dell’informatica.

  • Enzo R.

    …è vero, ma val la pena di ricordare che gli inizi non furono facili. Chi usava il mouse, era considerato una sorta di disabile dell’informatica da parte di coloro che già operavano da tastiera. Quel pregiudizio durò assai a lungo e le sue tracce si trovano ancor oggi: avete notato come nei film polizieschi, tipo serie NCIS, Criminal Minds, etc., dove si fa largo uso di spettacolari videate, tutti sono superbi dattilografi e il mouse sembra non esistere? Con sicure e velocissime “frasi interlocutorie” (non brevi)da tastiera trovano tutto e subito.

  • Fabrizio

    @enzo
    Ciò che si vede nei film citati non è un pregiudizio, ma un giusto fatto tecnico.
    Il mouse può scegliere cose preparate da un programmatore (azioni o percorsi), mentre chi al computer deve o vuole chiedere cose nuove e/o in modo libero ha necessariamente bisogno di usare linguaggi (le query SQL per esempio).
    Il mouse, con il suo alfabeto di 4, 5 valori ( i click, rotelle e spostamento ) non permette un linguaggio complesso.
    Ciò non toglie che è uno strumento oggi indispensabile, specialmente per rendere i PC più usabili, ma non va pensato in concorrenza con la tastiera, anche perchè con il mouse si fanno cose che con la sola tastiera non sono possibili.

  • http://www.aleantonelli.altervista.org Gabbianone94

    A questo punto mi viene da chiedermi: quale sarà il futuro del mouse?

  • Enzo R.

    @Fabrizio
    La tua puntualizzazione tecnica è opportuna e, come avrai capito, io non sono un gran esperto. Tuttavia, a parte che nei film, salvo rari casi, il mouse sembra non esistere (e questo mi sembra artificioso), per chi deve operare in tempo reale, come avviene nell’automazione di processo, se dovesse dare comandi con lo stesso metodo dei film stessi, i processi controllati andrebbero a pallino spesso e volentieri.

  • http://www.webnews.it Giacomo Dotta

    Enzo, anche io ho notato la cosa comunque. E soprattutto in NCIS e Criminal Minds, ma anche in CSI (ove l’identificazione delle impronte viene sempre fatta digitando qualche formula magica e non cliccando).

    Forse l’artefizio sta in questo passaggio: cliccare “qualcosa” rende affascinante la procedura. Un click, invece, sminuisce il potenziale del personaggio attribuendo tutto il merito alla macchina.

    Chissà, forse funziona così.

  • _giuseppe

    Mi spiegate anche perche’ nei suddetti film dal computer esce anche una serie di trilli (che dovrebbero far capire che il computer sta pensando) come se ci fossero dei (micro)relais che stanno scattando all’unisono?

    Li vorrei anche io quegli effetti sonori…

  • Enzo R.

    …mi fa piacere che anche tu ti chieda come diamine è afferrabile una realtà che non esiste tra noi uomini qualunque. E’ ben vero che guardiamo un film per distrarci dalle vicende più o meno buone del nostro quotidiano: certi aspetti, si può obiettare, dovrebbero passare in second’ordine. Ma, per quanto mi riguarda, pongo un limite alla “fiction”, altrimenti tanto vale passare direttamente in film alla Harry Potter dove tutto può accadere, anzi vuoi che accada. Se l’efficienza di uomini e apparecchiature fosse come quella
    rappresentata nei polizieschi (che pur seguo, quando mi capita)alla NCIS, Criminal Minds e Numbers, tanto per citarne alcuni, mi chiederei perché e come mai ci siano ancora assassini e delinquenti attivi in circolazione. In altri termini, se conosci le tecniche chiamate in causa, puoi ridere sopra certe boiate che emergono qua e là, ma in realtà mi interrogo sulle conseguenze deformanti che inducono, in fatto di tecnologia, nella mentalità dello “uomo della strada”, come si usa dire. Tornando alle origini del nostro discorso, cioè il mouse, il messaggio che ti giunge è triplice: uno che ne sa di computer non deve mai usare il mouse, deve essere un dattilografo da campionati del mondo di dattilografia, deve capire in un attimo i collegamenti tra schermate complesse che rappresentano situazioni lontanissime l’una dall’altra.