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La proposta di De Benedetti: i provider aiutino la carta stampata

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Il Web sta, nemmeno tanto gradualmente, sostituendo la carta stampata e assumendo il ruolo di principale mezzo d’informazione.

È un dato di fatto, basti pensare alle energie impiegate dalle redazioni degli storici quotidiani del paese nella gestione e nell’aggiornamento delle proprie versioni digitali.

Il numero di coloro che si recano in edicola quotidianamente è in costante diminuzione e la conseguenza non può che essere una sola: il mercato dell’editoria tradizionale sta attraversando una fase di crisi, profonda.

Una possibile soluzione, che di certo non mancherà di suscitare di polemiche, arriva da Carlo De Benedetti, (Presidente L’Espresso), che vede nei provider la fonte da cui attingere per risanare le martoriate casse di quotidiani e riviste, così come se si trattasse di oasi nell’arido panorama dei gruppi editoriali.

Sintetizzando, secondo De Benedetti le aziende che forniscono accesso alla Rete dovrebbero corrispondere parte del ricavato in favore della carta stampata, perché il 30% (percentuale tutt’altro che dimostrabile concretamente) del traffico generato dalle sessioni di navigazione sarebbe impiegato proprio per la visualizzazione di contenuti messi online da queste redazioni. Basandosi su tali dati verrà avanzata una proposta, affinché il legislatore si esprima in merito, almeno con un provvedimento di ordine temporaneo.

Tralasciando ogni considerazione relativa a quel 30% e ai già ingenti sostentamenti pubblici devoluti all’editoria tradizionale, ciò che chiede De Benedetti è che un settore (quello dei provider) che nel nostro paese non gode proprio di ottima salute si privi di una parte di denaro potenzialmente impiegabile nel miglioramento delle infrastrutture, a favore di un altro settore (quello della carta stampata) che sta soffrendo l’inevitabile avanzata dell’informazione sul Web.

A sostegno della propria idea De Benedetti cita Sky e le quote versate dalla piattaforma satellitare ai fornitori di contenuti, senza però considerare, come puntualizzato da Giacomo Dotta nel suo intervento su Webnews Blog, che nel caso della Rete si tratta, appunto, di un’infrastruttura e non di un distributore.

È dunque giusto cercare nuovi canali per fornire sostegno ad un mercato che si sta spegnendo da sé, magari penalizzando coloro che si sono assunti il rischio di credere in un nuovo modo di fare informazione?

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