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Provider nel mirino dell’ACTA: la super Hadopi

Prosegue in gran segreto l'elaborazione dell'ACTA, il documento discusso in sede internazionale per arginare i fenomeni legati alla pirateria. Il capitolo dedicato alla Rete prevede maggiori responsabilità per gli Isp e ricorda da vicino l'Hadopi francese

Rendere gli Internet service provider (ISP) perseguibili per lo scambio illecito di materiale protetto da copyright online e precludere l’accesso alla Rete agli utenti coinvolti. Potrebbero essere questi i punti chiave del controverso anticounterfeiting trade agreement (ACTA), il progetto portato avanti da Stati Uniti, Unione Europea e alcuni altri Stati per normare l’utilizzo dei materiali protetti dal diritto d’autore e contrastare la pirateria. Oggetto di discussione da oltre due anni, il documento è ancora in fase di preparazione, ma la scelta delle istituzioni coinvolte di procedere a un dibattito segreto desta numerose preoccupazioni, specialmente alla luce di una prima serie di indiscrezioni circolate online nel corso delle ultime ore.

Stando alle informazioni diffuse da IDG, che avrebbe visionato parte della documentazione dell’ACTA legata alle norme per la Rete, l’ultima bozza del provvedimento prevede la possibilità di rendere gli Isp perseguibili in sede civile per i contenuti scambiati online dagli abbonati ai propri servizi. La norma prevede, inoltre, alcune attenuanti che dovrebbero consentire ai provider di tutelare la loro posizione: per evitare di incorrere nelle sanzioni, gli ISP dovranno dimostrare di aver adottato alcune soluzioni per arginare la violazione del copyright da parte dei propri clienti. Il documento ottenuto da IDG ipotizza in merito una soluzione ritenuta valida per mettere gli Isp al riparo dalla legge: «Un esempio di tale politica è provvedere alla conclusione nelle circostanze appropriate dei contratti e degli account forniti dal service provider nel caso di ripetute violazoni».

La strategia suggerita nella bozza dell’ACTA ricorda molto da vicino l’Hadopi recentemente adottata in Francia e fortemente voluta dal presidente francese Nicolas Sarkozy per arginare i fenomeni di pirateria online. Secondo numerosi osservatori, i provvedimenti discussi a livello internazionale potrebbero ricalcare molto la legge approvata in Francia, ritenuta un punto di riferimento importante per fornire gli indirizzi sulle norme da elaborare negli Stati aderenti all’iniziativa. L’Hadopi prevede una politica dei tre avvisi: l’ISP che rileva la condivisione illecita di materiali coperti da copyright è tenuto a inviare due avvertimenti all’utente coinvolto e al terzo avviso deve procedere all’interruzione del servizio.

Secondo alcune indiscrezioni trapelate da Bruxelles, l’Unione Europea non sarebbe intenzionata a inserire la politica dei tre avvisi nell’ACTA. Il documento finale potrebbe dunque contenere una serie di indirizzi per gli Stati membri, senza contemplare vincoli precisi per gli Isp tenuti ad arginare la condivisione di materiale protetto da diritto d’autore.

Alla stesura dell’ACTA partecipano gli Stati Uniti, l’Unione Europea e alcuni altri importanti protagonisti sullo scenario internazionale come Canada, Australia, Corea del Sud, Singapore e Messico. E proprio nel paese dell’America latina si è recentemente tenuto l’ultimo meeting per proseguire nell’elaborazione del documento finale iniziata circa due anni or sono. Il confronto sul capitolo legato alle norme per la Rete sembra essere in una fase di stallo con Stati Uniti e Unione Europea impegnati nella difficile ricerca di una linea comune per risolvere lo spinoso problema senza destare una rivolta degli utenti. Il prossimo round si aprirà nel mese di aprile in Nuova Zelanda, ma difficilmente porterà a una versione definitiva del documento.

Mentre il confronto internazionale procede, associazioni per la tutela delle libertà online, osservatori e semplici utenti contestano la sostanziale segretezza dell’operazione ACTA, che impedisce di conoscere gli effettivi estremi delle norme in corso di elaborazione. Tali preoccupazioni sono in parte condivise dagli stessi delegati dell’Unione Europea, che in più di una occasione avrebbero auspicato un maggior livello di trasparenza per svolgere confronti e discussioni alla luce del sole su un apparato di regole che potrebbe sensibilmente cambiare la fruizione dei contenuti online.

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  • mex

    1.le richieste delle soc. non sono rivolte a reprimere la pirateria, sono rivolte a scardinare la costituzione (la legge è uguale per tutti) per proteggere le loro opere ,si deve investire, in programmi, che impediscano il copiare, la proprietà delle loro opere.
    Quando vado sui mezzi pubblici, o al supermercato, e metto il portafoglio nella tasca posteriore dei pantaloni, con visibili,che spuntano da esso,dei biglietti da 50 euro, e me li rubano;posso pretendere che tutte le persone che incontro mi esibiscano i loro soldi, per vedere se sono i miei???
    penso che la strada maestra sia quella messa in evidenza(vedi trusted computing),ad esempio ,gli autori che giustamente vorranno avvalersi del diritto di autore , incideranno i loro brani su supporti che impediscano la violazione della copyright, e leggibili solo con hardware in grado di decodificarlo. I brani, o gli autori che invece desiderano donare alle comunità le loro opere , li divulgheranno ,(come avviene oggi) su supporti normali.

  • Hiperlon

    Non credo basti un hardware, caro mex. Potrebbero sempre
    registrarlo con mezzi esterni, parlando di audio e video. Secondo me il pezzo che dovrebbe
    essere piratato, audio o video o persino un e-book o e-paper, dovrebbe esser si leggibile con
    apposito hardware ma avere inseriti all’interno sorte di codici subliminali, non visibili ad ogno nudo, personalizzati per ogni acquirente-abbonato. A uesto punto sarebbe molto più diffiicile per il pirata giustificare il possesso. Naturalmente
    la verifica “in chiaro” dei codici la potrebbe fare solo la società proprietaria dei diritti.
    Credo che solo la persobalizzazione del prodotto venduto possa dare qualche possibilità in più in difesa degli autori.

  • mex

    ??dovrebbe esser si leggibile con apposito hardware ma avere inseriti all’interno sorte di codici subliminali??. Con queste parole dai parte della soluzione !!
    difatti io parlo si di hardware ma anche di programmi o software, che impediscano la copiatura, ad esempio oltre al supporto inciso una sorta di chiave o scheda, da inserire,nel lettore, che ne riconosca la copyright,e che ne impedisca o disturbi l’esecuzione,in assenza.
    In ogni caso chi bai passasse i vari software, compirebbe sì un reato informatico,non potendosi valutare questo, come semplice scambio informatico.?
    Visto che lo scambio informatico segue,come iter; altro supporto, altro hardware altro software.

  • Hiperlon

    Mex:”difatti io parlo si di hardware ma anche di programmi o software, che impediscano la copiatura, ad esempio oltre al supporto inciso una sorta di chiave o scheda, da inserire,nel lettore, che ne riconosca la copyright,e che ne impedisca o disturbi l’esecuzione,in assenza.”.
    Il problema è che l’audio o il video lo puoi sempre registrare dall’ esterno (con video camera-registratore, per es.), accettando il pirata una qualità magari inferiore: ciò che è visibile è sempre copiabile. Ma siccome un pò tutti tendono a conservare nel tempo ciò che gli interessa, come farebbe il pirata in caso venga pescato a giustificare il possesso?Non potrebbe neanche dire di aver fatto coi suoi metodi una copia di backup o di aver perso materialmente i codici (per es tipo il bollino siae sulle confezioni originali).Questo perchè i codici che danno il diritto di detenzione al proprietario del pezzo sono incisi, personalizzati, univoci, dentro il brano video o audio in modo subliminale.Non sono cNCELLABILI. AL LIMITE TRASFERIBILI a terzi CON UNA APPOSITA PROCEDURa magari on line stabilita dai dententori dei diritti, in caso si volesse rivendere o donare il brano.

  • mex

    Ci sono dei punti fermi ,non valicabili.
    E’ responsabilità di chi vende un prodotto provvedere che questo non sia copiabile. Spenda dei soldini per attuare il suo desiderio.(investa in tecnologia)
    la soluzione la vedo a grosse linee in quello che già si è scritto.
    Il messaggio deve essere subliminale, ma sufficiente per trovare senza ombra di dubbio chi lo ha fraudolentemente copiato e messo in rete.
    E per questo fine, appare utile l’utilizzo di una chiave, tessera.
    Descrivere qui in che modo farlo , mi sembra inopportuno, perché stiamo parlando di una società che si arricchisce sulle capacità altrui. E che quindi il copyright, lo paghi investendo in hardware e software.
    Concludo, anche le banche che hanno ottimi sistemi di sicurezza, alle volte subiscono furti, i ladri, quando arrestati vengono condannati.!!non per questo viene messa una tassa su chi ha degli euri in tasca; cosa che succede ,al contrario, per chi compera una memoria rigida per un telefonino, o una macchina fotografica,paga circa un 4% in più di tasse.?perché usabile anche per copiare musica!!!!!