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COICA, 89 firme che pesano

Alcuni tra gli ingegneri informatici più influenti nella storia del Web esprimono la loro solidarietà a EFF per la battaglia contro il ddl COICA

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Electronic Frontier Foundation contro Patrick Leahy, capitolo secondo. Ovvero, nuovi sviluppi nella battaglia condotta dai paladini della libertà in Rete nei confronti del tanto discusso disegno di legge COICA (Combating Online Infringement and Counterfeits Act), proposto nelle scorse settimane dal senatore statunitense con la finalità dichiarata di arginare il fenomeno della pirateria online.

A fornire il loro appoggio alla fondazione, nel tentativo di smuovere gli animi sia dell’opinione pubblica che dei legislatori americani, sono 89 tra le figure più importanti e influenti del Web, che hanno contribuito in modo attivo alla nascita e alla crescita del World Wide Web così come oggi è conosciuto. A firmare una lettera aperta diffusa nella giornata di ieri anche David P. Reed, uno dei padri dei protocolli TCP/IP, e Paul Vixie, creatore del server DNS più utilizzato su Internet.

Qualora il ddl dovesse essere approvato ed entrare in vigore, una delle ripercussioni più gravi sulle dinamiche che oggigiorno regolano la Rete riguarderebbe la possibilità, da parte del Dipartimento di Giustizia USA, di impedire l’attività a un grande numero di siti Web, semplicemente basandosi su presunte pratiche illegali dedotte dal nome del dominio di secondo livello. Una volta inseriti in questa blacklist, gli indirizzi in questione dovrebbero essere banditi in modo definitivo, con la collaborazione forzata di chi gestisce i server e degli ISP.

Dal canto suo, Leahy giustifica la necessità di una normativa come il COICA con l’esigenza di tutelare gli interessi delle realtà coinvolte nella creazione e nella distribuzione di contenuti, che a causa delle violazioni di copyright avrebbero perso complessivamente, fino ad oggi, circa 100 miliardi di dollari. La risposta di EFF alla questione è una e semplice: gli Stati Uniti già dispongono di una legislazione complessa per la difesa del diritto d’autore, con pene tutt’altro che trascurabili per chi si macchia dei reati, si proceda dunque con applicarle anziché ricorrere a nuove idee, tanto fantasiose quanto potenzialmente nocive per l’intero ecosistema Internet.

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