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Facebook fa bene: lo dicono i numeri

I social network fanno bene alle relazioni sociali: le stimolano, le rafforzano e migliorano il modo in cui si sta al mondo.

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Facebook fa bene alle relazioni sociali. Le aumenta, le migliora, le rinsalda, le richiama alla memoria, le rende più coinvolgenti e le mette a frutto. Secondo una ricerca Pew Internet & American Life Project, insomma il social networking non è una alternativa alla socialità tradizionale e, anzi, è un complemento in grado di migliorare la trama sociale ed il tessuto connettivo delle persone.

Secondo la ricerca, anzitutto, Facebook è il social network che meglio di ogni altro è in grado di offrire il proprio servizio: il 15% degli utenti aggiorna il proprio status quotidianamente, il 22% commenta post altrui, il 20% commenta foto, il 26% dissemina i propri “like” ed il 10% invia messaggi privati. Sul network si trovano amicizia, conforto emotivo ed aiuto strumentale, rendendo così Facebook il luogo buono per tutte le occasioni. Sulle pagine del sito aumenta anche la fiducia nel prossimo, classificando i social network quasi come veri e propri toccasana per le attitudini sociali (e smentendo in ciò quanti da tempo temono il contrario, vedendo in questo fenomeno una chiusura nell’ego della socialità degli individui).

Pew ha rilevato inoltre come il coinvolgimento sulle attività del network abbia anche migliorato il coinvolgimento nella politica: il dibattito collettivo delle community ha stimolato l’espressione di opinioni ed il 23% degli utenti avrebbe usato il social network per persuadere altri utenti a voltare per il candidato di turno. Trattasi chiaramente di effetti positivi a prescindere poiché il contatto viene stimolato e le idee circolano con maggior rapidità, con Facebook come piattaforma privilegiata rispetto ad ogni altro network concorrente (tanto su LinkedIn quanto su Twitter o MySpace).

La ricerca ha permesso di comporre anche la cerchia tipo, analizzando le amicizie in base alla tipologia del legame. Se in media ogni utente ha 229 “amici” su Facebook, la composizione avviene secondo il seguente schema-tipo:

  • 22% ex compagni di scuola
  • 12% lontani parenti
  • 10% colleghi
  • 9% amici del college
  • 8% famigliari
  • 7% gruppi e associazioni
  • 2% vicini di casa

Il 31% delle amicizie non è classificabile in queste tipologie ed il 7% è rappresentato da persone mai incontrate di persona.

2255 i cittadini americani coinvolti nella ricerca: il 59% dell’utenza connessa spiega di avere un qualche tipo di rapporto con i social network, cifra raddoppiata rispetto al 2008. E la popolazione di Facebook è oggi molto differente rispetto a pochi anni or sono: oggi l’utenza è più trasversale, l’età media è aumentata e la percentuale delle donne si è fatta prevaricante (56% contro il 44% della popolazione “social” maschile) con picchi particolarmente importanti su Twitter (64/36).

L’utenza media di Facebook torna sul sito più volte al giorno nel 31% dei casi, percentuale che passa al 20% nel caso di Twitter. Ma non c’è nulla da preoccuparsi: i numeri dimostrano che il social networking, nonostante gli allarmismi che ciclicamente si accendono, non fa male. Anzi.