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Quella zona grigia chiamata “embed”

Chi ti offre un codice di embed non si assume alcuna responsabilità per l'uso che ne verrà fatto, né per i contenuti. Serve piena consapevolezza di ciò.

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L’utente medio sa esattamente cosa sta facendo quando copia e incolla un codice di embed? L’utente medio (e per utente medio si intende la stragrande maggioranza dell’utenza) conosce esattamente i propri diritti e le proprie responsabilità mentre si abbandona leggero ad ospitare un video di YouTube sul proprio blog? La risposta è no. E questo perché, l’affair trailer insegna, l’embed è oggi una zona grigia del tutto insidiosa.

Il che è un rischio abnorme, perché porta nell’illecito migliaia di utenti del tutto inconsapevoli di quello che stanno facendo. Ma il caso scoppiato in seno alla SIAE è al tempo stesso una opportunità, poiché ci consente di fare il punto sulla situazione. A tal riguardo si ringrazia la dott.ssa Stefania Ercolani, a capo dell’ufficio Multimedialità della SIAE, per la collaborazione prestata nel puntualizzare quanto segue.

Quel che ci preme, infatti, è capire non tanto la questione di principio, quanto più le ricadute che si hanno sull’utenza. E la conclusione è quella di un quadro d’insieme complesso, molto complesso. Troppo complesso. C’è una zona bianca ove tutti i contenuti sono leciti, ove il copyright è rispettato e dove la leggerezza della fruizione è totale. C’è una zona nera in cui tutti i contenuti sono dichiaratamente illeciti, ove ci si muove nell’ombra per non veder scoperto il proprio agire e dove ci si trincera per non far emergere i comportamenti illegali. E poi c’è una zona grigia. Sempre più vasta, sempre meno definita. Ed in questa zona occorre maggior consapevolezza, perché l’utente spesso non sa quali insidie vi si nascondano. È questa la zona dell’embed e, sebbene tutti pensino di conoscerla, si rivela invece ben più insidiosa di quanto non si possa immaginare.

Occorre partire da un punto fermo: embed o non embed, poco importa. La tecnologia è infatti neutrale di fronte alla legge per quanto concerne il copyright, dunque comunque un filmato venga ospitato su una propria pagina è comunque uno strumento del quale occorre rispondere. Se dunque si ospita un filmato del quale non si posseggono in diritti (per le immagini, per la musica o per qualsivoglia altro elemento), si è automaticamente nell’illecito. Pertanto, per quanto concerne lo specifico della SIAE e di YouTube:

  • L’embed da YouTube è autorizzato quando l’autore della colonna sonora partecipa al programma Content ID ed il codice è incluso su una pagina non commerciale. Se l’autore non partecipa al Content ID, la SIAE non percepisce royalty e pertanto si è automaticamente in difetto;
  • L’embed da YouTube non è autorizzato su siti Web che operano in ambito commerciale poiché chi redistribuisce il contenuto necessita di ulteriore licenza. A norma di legge, un blog privato che ospita uno spazio AdSense rientra nel novero dei siti commerciali poiché percepisce introito, ma in tal caso è il buon senso ad avere la meglio: la SIAE non andrà in buona sostanza a perseguire i blogger che fanno un semplice embed, ma per onor del vero la legge offre all’ente anche tale opportunità.

Chi preleva un filmato da YouTube, quindi, non può fare copia/incolla con troppa leggerezza: la complessità della questione legale e la semplicità dell’embed non sono andati finora di pari passo, ma la consapevolezza del quadro della situazione è cosa necessaria per evitare ogni problema: l’embed di per sé non è garantito e dunque non basta che un sito metta a disposizione il codice.

L’embed non prevede manleva, insomma: chi preleva ed utilizza il codice è automaticamente responsabile delle proprie azioni. La SIAE potrà muoversi con discrezionalità e buon senso, ma questo è un altro discorso: la verità dei fatti è quella per cui Vimeo non offre alcuna garanzia sulla regolarità dei propri contenuti e YouTube ne offre solo qualcuna (in virtù dell’accordo con la SIAE), ma in entrambi i casi l’utente non ha alcuna tutela, se perseguito, per aver ospitato un filmato senza possederne le licenze.

Non avevamo dunque in alcun modo esagerato parlando di morte dell’embed: lo stabilisce la legge, lo stabilisce il modo in cui i diritti sono gestiti. Non è una cosa nuova: è semplicemente una cosa fin qui sottaciuta e poi deflagrata nel momento in cui il trailer affair è venuto a galla con tutti i suoi paradossi.

D’ora in poi chi fa un embed non ha scuse: la questione è ora sufficientemente chiara. O meglio, ora è chiaro che la situazione è sufficientemente confusa.

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