Speciale Soundreef

Soundreef

Soundreef, l’altra SIAE

Una valida alternativa al monopolio SIAE. È così che si presenta Soundreef, società nata nel 2011 nel Regno Unito e oggi presente anche in Italia con l'omonima S.p.A., specializzata nella raccolta del diritto d'autore per quanto riguarda la diffusione della musica all'interno di negozi, attività commerciali e durante le esibizioni live.

Attualmente sono oltre 150.000 i brani gestiti all'interno del catalogo, compresi quelli di nomi importanti del panorama italiano come Fedez e Gigi D'Alessio. Tra i vantaggi offerti agli artisti si citano tempi estremamente ridotti per rendicontazione e pagamento delle royalty, oltre all'iscrizione completamente gratuita, senza dimenticare la possibilità di svolgere tutte le pratiche online, compresa la compilazione del borderò.

Di

Soundreef è un Ente di Gestione Indipendente «che offre servizi alternativi a quelli delle tradizionali società di gestione collettiva dei diritti d’autore. Nel caso italiano, insomma, si tratta di una alternativa possibile alla SIAE. «Soundreef Ltd autorizza le imprese ad utilizzare e diffondere musica in esercizi commerciali ed eventi live e raccoglie e distribuisce compensi per conto di autori, editori, etichette discografiche e artisti» ed il suo nome rappresenta oggi qualcosa di più di una semplice entità aziendale: dietro a Soundreef si cela un vero e proprio movimento che punta a rivoluzionare il settore, svecchiando strutture che hanno radicato da decenni e che oggi non possono più rispondere con la stessa efficacia ad un settore che sta cambiando.

Soundreef e diritto d’autore

Si parla di raccolta dei diritti d’autore e in Italia, inevitabilmente, si finisce per pensare alla SIAE. È la logica conseguenza di un monopolio che perdura ormai da decenni, dello stretto rapporto tra la Società Italiana degli Autori ed Editori e il mondo della politica, del fallimento delle poche alternative messe in campo in passato. I tempi sono però maturi per accogliere un cambiamento, spinto dalle innovazioni tecnologiche e culturali che stanno stravolgendo le carte in tavola per quanto riguarda la creazione, la distribuzione e la fruizione dei contenuti dedicati all’intrattenimento.

È innanzitutto essenziale specificare cosa si intende quando si chiama in causa il diritto d’autore, dandone una definizione ben precisa: è l’istituto giuridico che ha il compito di tutelare i frutti di un’attività intellettuale attraverso il riconoscimento di diritti, patrimoniali e morali, all’autore dell’opera. Ciò significa che uno sfruttamento della creazione, se protetta, dev’essere soggetto a pagamento e fonte di retribuzione per chi l’ha firmata.

Gli artisti si affidano così alle cosiddette collecting societies, ovvero soggetti che svolgono il compito di raccogliere i proventi e di redistribuirli, operando in un mercato che fino ad oggi nel contesto nostrano ha di fatto visto un solo attore, la SIAE appunto. Nel giugno 2016 l’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) ha però sollecitato il Governo perché si mettano in campo iniziative finalizzate a favorire la concorrenza anziché a penalizzarla, aprendo le porte a nuove realtà. La lettera inviata al parlamento auspica una celere svolta nella direzione di quanto previsto a livello continentale, per porre fine ad una situazione che non è fuori luogo definire come un’anomalia tutta italiana.

Soundreef, l’alternativa

Tra le alternative c’è Soundreef. Si tratta di una società britannica che focalizza la propria attività nell’ambito musicale, nata nel 2011 e con sede a Londra. Il suo compito è quello di autorizzare le imprese a diffondere i brani all’interno di esercizi commerciali ed eventi dal vivo, per poi raccoglierne i diritti e distribuirli ad autori, editori, etichette e artisti. Rientra nell’insieme degli IME (Independent Management Entity), ovvero è un Ente di Gestione Indipendente, autorizzato dall’Intellectual Property Office del Regno Unito (secondo quanto previsto dalla direttiva 2014/26/EU) ad offrire una soluzione alternativa a realtà come SIAE, SGAE, GEMA e SACEM.

Al momento (luglio 2016) Soundreef dichiara di essere attivo nella gestione dei compensi su oltre 150.000 brani utilizzati in decine di migliaia di esercizi in tutto il mondo, Italia compresa. Utilizza un SaaS (Software as a Service) sviluppato per tenere traccia in maniera analitica delle riproduzioni e per il calcolo dei compensi, rendendo il pagamento agli aventi diritto più rapido rispetto a quanto avviene con i metodi tradizionali.

Fedez e Gigi D’Alessio

Alcuni nomi celebri del panorama musicale italiano hanno già scelto di affidarsi a Soundreef: tra i più noti si citano Fedez e il cantante Gigi D’Alessio. L’elenco è destinato ad allungarsi, in seguito alla nascita nel nostro paese (datata 25 novembre 2015) di Soundreef S.p.A, società che punta a migliora la gestione delle royalty nell’industria musicale. Queste le parole del rapper.

Ho scoperto Soundreef perché sono appassionato di startup e in più si occupa di un contenuto che mi riguarda direttamente. Ho scelto di affidarmi a loro per la raccolta dei miei diritti d’autore perché voglio sostenere chi fa della trasparenza e della meritocrazia un valore fondante.

L’azione di Fedez, promossa come una vera e propria ribellione rispetto ai meccanismi SIAE, non può che candidarsi a ruolo di capofila: molti sono gli artisti passati in seguito a Soundreef tanto per migliorare la gestione dei propri diritti, quanto per incanalare la propria attività artistica nel solco del nuovo filone alter-SIAE.

In-store e live

L’attività di Soundreef (sito ufficiale) si concentra su due ambiti: in-store, ovvero quando la musica viene riprodotta come tappeto sonoro all’interno di negozi, attività commerciali o di ristorazione in tutto il mondo (gli artisti hanno la possibilità di verificarne la collocazione geografica) e live, dunque per le esibizioni dal vivo, con compilazione online del borderò digitale e pagamento diretto dall’organizzazione del concerto senza alcun tipo di intermediario.

Inoltre, Soundreef ha messo in campo una partnership con Safe Creative al fine di integrare servizi di tutela dal plagio negli strumenti per la gestione delle royalty. Si tratta di tool pensati per provare la paternità di una creazione, attraverso la generazione di un certificato in grado, se necessario, di dimostrare che l’opera è stata concepita temporalmente prima di altri.

Un’alternativa alla SIAE?

Soundreef è un’alternativa alla SIAE? Sì, ed ad affermarlo è la stessa società fornendo una spiegazione tanto sintetica quanto puntuale direttamente sulle pagine del proprio sito ufficiale: dall’Europa l’indicazione è chiara e mira a destrutturare l’attuale monopolio italiano, concedendo ad autori ed editori la libertà di scegliere a chi affidarsi per la raccolta dei compensi legati al diritto d’autore.

Si. Siamo un’alternativa inglese che opera in vari paesi in Europa e nel mondo. La Comunità Europea ha ribadito più volte che è un diritto dell’autore e dell’editore, ed in generale di qualsiasi avente diritto, di iscriversi alla Società di Gestione Collettiva che meglio preferisce.

L’offerta di Soundreef è dunque rivolta sia agli artisti che alle attività commerciali (dai bar ai negozi, dalle palestre ai supermercati), con queste ultime che possono risparmiare fino al 50% rispetto a quanto previsto dalle tariffe SIAE e SCF. Gli organizzatori di eventi live possono invece cercare tra i gruppi e i cantanti registrati quelli da far esibire, rigorosamente con pezzi propri e senza cover.

Una sentenza del 12 settembre 2014, del Tribunale di Milano, ha stabilito la legittimità dell’attività di Soundreef in Italia. Ecco un estratto dal documento, che di fatto rappresenta un precedente per la nascita di quello che potrebbe essere definito diritto d’autore 2.0.

Non vi sono allo stato sufficienti elementi per ritenere che la diffusione di musica da parte di Soundreef nel territorio italiano sia illecita in forza della riserva concessa alla SIAE dall’art. 180 L. aut. né sembra infatti potersi affermare che la musica (…) gestita da Soundreef e da questa diffusa in Italia in centri commerciali GDO e simili, debba obbligatoriamente essere affidata all’intermediazione di SIAE. Una simile pretesa entrerebbe in conflitto con i principi del libero mercato in ambito comunitario e con i fondamentali principi della libera concorrenza.

In conclusione, volendo riassumere quelli che sono i vantaggi concreti offerti da Soundreef è possibile citare che le utilizzazioni sono al 100% analitiche e non stabilite su base statistica, la possibilità di effettuare qualsiasi pratica online senza doversi rivolgere ad uno sportello fisico (compresa la compilazione del borderò) e l’iscrizione gratuita. Tutto questo senza dimenticare i tempi di rendicontazione e pagamento che sono rispettivamente di 7 e 90 giorni, contro i 12-18 e 18-24 mesi previsti dalla SIAE.

Il sito ufficiale mette a disposizione spiegazioni precise per ogni tipologia di cliente (catene di negozi, piccoli negozi, in-store provider, eventi aziendali, colonne sonore ed eventi live): se la rivoluzione anti-SIAE andrà fino in fondo e Soundreef saprà imporsi nello spazio lasciato libero, l’evoluzione non potrà che essere ampia ed improvvisa. Imparare fin da ora a conoscere Soundreef significa aprirsi una opportunità aggiuntiva, potendo così valutare con maggior consapevolezza quale sia la miglior soluzione per le proprie esigenze di diffusione musicale o gestione dei diritti.

Con 141 volti a favore e 35 contrari, però, il Senato ha rallentato l’evoluzione del mercato della gestione dei diritti ribadendo il monopolio SIAE in Italia. La decisione è del 28 luglio 2016 e stabilisce che solo la SIAE possa agire in questo mercato, contraddicendo tanto l’AGCOM quanto le indicazioni provenienti dall’UE. Una battaglia persa da Soundreef, insomma, ma all’interno di una guerra destinata a rimanere aperta.

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