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Le nuove frontiere dei banner

Due importanti novità hanno riguardato in questi giorni i banner pubblicitari: la messa a punto di sette nuovi formati e la presenza di pubblicità su alcuni siti governativi statunitensi.

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Cresce Internet e con essa si sviluppano anche i banner, forma deputata per antonomasia alla comunicazione pubblicitaria in Rete. Due succose novità sono venute alla luce in questi giorni proprio per quel che riguarda il futuro della pubblicità online: i nuovi formati dei banner e il loro utilizzo anche sui siti governativi.

L’Internet Advertising Bureau (IAB), associazione americana delle industrie pubblicitarie con sede a New York, ha infatti approvato nei giorni scorsi sette nuovi formati per i banner. La IAB, tra i cui soci ci sono America Online, CNet e MSN, lavora dal 1996 all’elaborazione di linee guida accettate su base volontaria dalle industrie pubblicitarie al fine di uniformare le misure dei manifestini pubblicitari. Questo si traduce in un considerevole risparmio di tempo e denaro, in quanto le aziende non devono ogni volta ridisegnare le proprie pubblicità a seconda del sito che le ospiterà.

I sette nuovi formati approvati dall’IAB vogliono offrire maggiore spazio alla creatività ed alla possibilità di interazione. Alcuni di questi erano già stati inseriti in via sperimentale su CNet e si caratterizzano per una grandezza maggiore rispetto a quelli tradizionali, per l’utilizzo di nuove tecnologie (ad esempio Flash) e per la possibilità che forniscono di navigare nel sito dello sponsor senza abbandonare la pagina che li ospita.

Queste le denominazioni e le dimensioni in pixel dei nuovi formati, tra i quali figurano anche due standard verticali:

  • 120 x 600 Skyscraper (Grattacielo)
  • 160 x 600 Wide Skyscraper (Grattacielo Largo)
  • 180 x 150 Rectangle (Rettangolo)
  • 300 x 250 Medium Rectangle (Rettangolo Medio)
  • 336 x 280 Large Rectangle (Rettangolo Largo)
  • 240 x 400 Vertical Rectangle (Rettangolo Verticale)
  • 250 x 250 Square Pop-up (Pop-up Quadrato)

Banner sempre più grandi e sempre più invadenti, quindi. Una tendenza che pare confermata dallo sbarco della pubblicità anche sull’ultima zona franca della Rete: quella dei siti governativi. Infatti il comune di Salt Lake City nello Utah, che ospiterà le Olimpiadi invernali del 2002, sta prendendo in seria considerazione l’eventualità di ospitare pubblicità sul sito dell’evento per coprire i costi derivanti dalla diffusione di informazioni durante i giochi olimpici. Anche la città di Honolulu, nelle Hawaii, ospità già nel suo sito banner di compagnie automobilistiche, banche ed assicurazioni, mentre vieta espressamente la pubblicità di alcool e tabacchi.

La presenza dei banner su questo tipo di siti sembra però creare non pochi problemi legali, in primo luogo per quel che riguarda la privacy: le agenzie pubblicitarie, infatti, piazzano sul computer di chi visualizza i propri banner dei piccoli file denominati cookies, i quali permettono di ottenere notizie sull’utente, per esempio la sua provenienza e ciò che egli cerca sul sito. Un comportamento che non viene considerato ortodosso se applicato a siti di governo.

In secondo luogo, pare che questo genere di siti non abbia neanche la possibilità di selezionare i banner che ospita, come invece ha fatto Honolulu, in quanto ciò sarebbe in contrasto con la libertà di espressione del pensiero sancita dal Primo Emendamento. Ma a Salt Lake City si difendono dichiarando che, per proteggere la privacy dei navigatori, ospiteranno solo banner degli sponsor ufficiali delle olimpiadi. Dal canto loro, quelli di Honolulu dicono di aver evitato conflitti con il Primo Emendamento ospitando il sito su un server privato.