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Verso la musica a pagamento?

Le maggiori case discografiche mondiali stanno mettendo a punto accordi con i siti che possiedono la tecnologia per trasmettere musica in streaming. L'obiettivo è far pagare per ascoltare musica; ma, per ora, gli utenti languono.

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Da quando, nel febbraio scorso, Napster è stato dichiarato fuori legge, un
nuovo mercato sembra farsi largo su Internet: quello dei servizi musicali a
pagamento
. Molti grandi gruppi, infatti, si stanno adoperando in questi
giorni al fine di creare dei siti nei quali, in cambio di una sottoscrizione,
si possa ascoltare musica a piacimento e, in prospettiva, anche scaricare file
MP3.

D’altra parte, era stato lo stesso Napster il primo a
guardare in direzione di un abbonamento da far pagare ai propri utenti: nell’ottobre
scorso, il sito di file-sharing si era alleato con Bertelsmann,
società proprietaria del marchio discografico BMG, uno dei suoi grandi accusatori
nella causa sul diritto d’autore; fin da allora, dopo aver studiato le abitudini e le preferenze di 200 utenti, Napster annunciò per giugno 2001 la fine
del sistema di condivisione gratuita
, confinandolo all’ascolto dei soli
brani promozionali.

La via per
la musica a pagamento su Internet era stata segnata. Ad aprile, AOL Time Warner, Bertelsmann, EMI e RealNetworks hanno raggiunto un
accordo per dare vita ad un nuovo servizio battezzato MusicNet. Secondo l’accordo, MusicNet opererà come una società
indipendente della quale ognuna di queste compagnie possiederà una piccola
quota. Le tre case discografiche metteranno a disposizione la propria musica,
mentre RealNetworks fornirà la tecnologia streaming per trasmetterla in
Rete. Il servizio MusicNet sarà a disposizione anche di altre case che vorranno
vendere la propria musica tramite sottoscrizioni online mantenendo il proprio
marchio.

MusicNet
punta a diventare la società leader nel settore. Ma il suo primato viene
messo in discussione da Yahoo!, che a stretto giro di posta ha comunicato di
aver raggiunto un accordo con le altre due maggiori case discografiche
mondiali, Vivendi Universal e Sony Music Entertainment. Il servizio che nascerà
dall’accordo, e che vedrà la luce negli ultimi mesi del 2001, si chiama Duet
e, alla pari di MusicNet, fornirà musica personalizzata in streaming. Tuttavia,
Yahoo! ha parlato anche della possibilità di effettuare download, che sarà
disponibile pochi mesi dopo il lancio.

Questa settimana, anche MusicMatch,
produttore del popolare Jukebox per archiviare ed ascoltare musica sul
computer, ha annunciato l’intenzione di lanciare una webradio a pagamento
tramite la quale, in prospettiva, potrà anche vendere canzoni su Internet. Il nuovo
servizio, battezzato Radio MX, partirà dall’estate, ma una versione beta
è disponibile già da oggi. Radio MX si basa sulle applicazioni esistenti di
MusicMatch e consente agli utenti di crearsi una stazione radio personalizzata
scegliendo le proprie canzoni preferite. La sottoscrizione dovrebbe ammontare a
5 dollari mensili, oppure 50 annuali.

Il futuro della musica su Internet sta dunque nei servizi
a pagamento? Non è detto: molti sono gli eredi di Napster basati sulla
condivisione gratuita degli MP3, si pensi per esempio a Gnutella. In
questo momento, gli esperti si dicono sicuri del fatto che gli abbonamenti
siano il futuro, ma non sanno dire con precisione quando questo futuro
inizierà: per ora, infatti, i navigatori non sembrano gradire particolarmente
l’idea, ed inoltre non sono ancora stati stabiliti dei formati condivisi

per lo streaming, cosicché gli utenti potrebbero trovarsi a fare i conti con
due o tre standard diversi. Secondo gli analisti, comunque, i servizi a
pagamento hanno un’unica possibilità di successo: paradossalmente, dovranno
essere buoni almeno quanto quelli gratuiti ed illegali.