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Napster è morto. Viva Napster!

Napster ha siglato un accordo con le tre grandi case discografiche con cui è in causa da anni. Molto presto si pagherà per ascoltare le canzoni. Nel frattempo nascono molti altri sistemi di file sharing, tutti pronti a rimpiazzare il loro padre.

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Napster pacificato. Da qualche giorno si rincorrono voci sul possibile accordo di Napster con tre delle cinque grandi major della discografia mondiale. Ieri è arrivata la conferma: per non sparire del tutto, la società di Shawn Fanning ha siglato un “licence agreement” con BMG (Bertelsmann Music Group), Warner Music Group, EMI e Realnetworks per utilizzare il loro circuito musicale. Queste ultime quattro società rappresentano uno dei maggiori cartelli di distribuzione musicale su Internet per aver fondato, alcuni mesi fa, il servizio MusicNet, una piattaforma di distribuzione della musica online a pagamento che dovrà partire fra qualche mese.



Era una scelta prevedibile. Da quando, lo scorso aprile, le decisioni dei tribunali americani avevano obbligato Napster a filtrare la musica protetta da copyright, il consumo del servizio e la registrazione degli utenti è crollata drasticamente. MusicNet, nato nello stesso aprile, era stato salutato come il Napster legale: solo musica regolarmente autorizzata dietro il pagamento di una piccola tassa di utilizzo. Ora MusicNet assorbe del tutto Napster, consentendo agli utenti del sistema di file sharing di poter sfruttare l’archivio di MusicNet. Modi, tempi e costi della eventuale fusione dei due servizi sono ancora ignoti, ma già da questa estate si potrà probabilmente, dietro pagamento di una tassa, sfogliare da Napster le canzoni delle grandi major.



Dalle prime notizie si è tuttavia intuito il modo in cui i due sistemi si integreranno. Una nuova versione di Napster sarà divisa in due finestre distinte: in una saranno visualizzabili i file scambiati nel circuito Napster, nell’altra le canzoni del circuito MusicNet. Naturalmente solo gli utenti registrati al servizio potranno scaricare la musica protetta mentre alcuni sistemi avanzati di filtraggio, implementati sui server centrali di MusicNet, dovranno impedire lo scaricamento di musica non regolarmente acquistata.



Almeno tre sono i buoni motivi che hanno spinto le major a stringere il patto con Napster che, lo ricordiamo, non presenta nessun tipo di licenza per la distribuzione della loro musica. Primo velocizzare il suo passaggio verso una forma di scambio di file musicali il più possibile legale e dunque in linea con le decisioni e gli indirizzi delle major. Secondo, avere accesso ai sistemi di filtraggio che Napster ha potuto affinare in questi mesi. Terzo, e non ultimo motivo, aprirsi in un sol colpo una comoda porta verso i milioni di sottoscrittori raccolti da Napster in questi due anni di libera euforia.



Nel frattempo la rete non resta a guardare. Da quando Napster ha iniziato a filtrare, prima in sordina poi sempre più velocemente, i file protetti da copyright, sono decine i sistemi di file sharing spuntati in più zone della rete. Particolarmente apprezzato in quest’ultimo periodo sembra essere Morpeus, un sistema peer to peer che permette lo scambio, attraverso un esteso network di condivisione, di file musicali e non musicali. Sulla Faq di Morpheus, ora inspiegabilmente corretta (ma se ne può recuperare una non corretta sul sito di Kazaa (altro nome dato allo stesso sistema), erano comunque già previsti dei progetti di pacificazione equivalenti a Napster: accordi con le case discografiche per distribuire regolarmente, sotto licenze e dietro pagamento di una piccola quota, la musica ora disponibile gratuitamente.