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Magic Lantern: alla caccia dei terroristi in Rete

Il Federal Bureau of Investigations (FBI) ha realizzato, servendosi anche di pirati informatici reclutati negli ultimi anni, un nuovo software-spia. Crescono contemporaneamente la paura per per i virus informatici e la necessità di sicurezza.

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Sempre più strette le maglie della sicurezza in Rete. Negli Stati Uniti si mantiene forte, come è confermato anche dai sondaggi effettuati di recente, il desiderio di “pugno di ferro” e di una politica della sicurezza interna rigorosa inevitabilmente con qualche sacrificio per la privacy e le libertà personali. E a questo scopo l’FBI ha ultimato la realizzazione di “Magic Lantern”, e cioè una sorta di Spy System sul modello di Carnivore, con lo scopo di monitorare l’attività informatica di criminali e presunti tali.



“Magic Lantern” è frutto dell’ampio progetto di sicurezza informatica, denominato “Cyber Night”, che ha lo scopo di prevenire tutte le attività criminali legate alla preparazione di attentati. Non è certo un segreto che il mezzo di comunicazione fondamentale per i terroristi che hanno preparato il terribile attacco del settembre scorso è stata propria la Rete, utilizzando talvolta postazioni pubbliche talvolta semplicemente la posta elettronica. Tra l’altro i vertici di Quantico (dove risiede lo stato maggiore dell’FBI) si avvalgono dell’esperienza di diversi hackers “buoni” per smascherare i terroristi che a quanto pare hanno agito ed agiscono su Internet spesso con l’ausilio di software per il criptaggio, disponibili online, che rendono estremamente complicata la decifrazione dei messaggi.



Il meccanismo di “Magic Lantern” è di fatto identico a quello utilizzato dai pirati informatici. Il software dunque, verrà inserito all’interno di un messaggio di posta elettronica oppure violando il computer attraverso eventuali “falle” nei sistemi di protezione. In breve il programma consentirà di ottenere una copia di tutto cio’ che viene digitato sulla tastiera, annullando quindi gli effetti del criptaggio.



Il progetto avrebbe dovuto rimanere segreto ma, come spesso accade, la notizia è trapelata, non appena il Federal Bureau ha chiesto ad alcune grandi società del mondo dell’ IT riunite a Tucson (Arizona) di collaborare al progetto. In particolare gli uomini dell’agenzia federale hanno chiesto alle aziende che producono programmi antivirus di fare in modo che i loro prodotti non segnalino la presenza del software spia su un Pc.



Ma i pericoli in Rete non finiscono qui. E’ di qualche giorno fa un preoccupante rapporto dell’Osservatorio sulla Criminalità sull’ICT (OCI) sulla enorme diffusione dei virus informatici aumentati nell’ultimo anno del 39%. Lo stesso “worm” dell’ estate scorsa Codice Rosso, ha causato danni per 2,6 miliardi di dollari. Del resto forti investimenti si stanno realizzando proprio sul versante della sicurezza informatica soprattutto per sistemi di disaster recovery e trasmissione dati protetta. E’ naturalmente giusto ed assolutamente condivisibile perseguire fino in fondo sia i terroristi che utilizzano Internet per organizzare gli attentati sia gli stessi hackers che riescono puntualmente a mettere in crisi i sistemi informatici di grandi aziende come di privati cittadini. E’ però altrettanto auspicabile che la limitazione della privacy inevitabilmente generata dall’uso di spy-software da parte delle autorità governative non diventi uno “standard” al quale ci si debba abituare