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USA: contro la crisi, niente tasse online

La Casa Bianca proroga la moratoria per le tasse in Rete: fino al 2003 non si pagherà l'IVA per gli acquisti online. Qualcuno propone un provvedimento simile anche in Italia, mentre negli USA, proprio dalle file repubblicane, si levano voci critiche.

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La paura della recessione è sempre forte negli Stati
Uniti e l’amministrazione repubblicana le sta provando tutte per scongiurarla.
La Casa Bianca sembra convinta che uno
dei motori della ripresa possa essere costituito dall’ITC; e così, dopo aver di
fatto smantellato ogni
impedimento derivante dalle cause giudiziarie contro uno dei pilastri del
settore, Microsoft, il governo
statunitense si è mosso di nuovo per alimentare il commercio tramite Internet.

Il 21 ottobre, scadeva una moratoria varata dal Congresso nel 1998; la moratoria vietava ai
singoli stati di imporre nuove tasse sulle transazioni online.
Nonostante la maggioranza delle amministrazioni locali avesse negato
l’intenzione di introdurre imposte alla scadenza della moratoria, il presidente
George W. Bush ha deciso di prorogarla per altri due anni. Risultato: fino al
primo novembre del 2003, negli Stati Uniti non si pagherà la Sales Tax
(un equivalente della nostra IVA) per gli acquisti effettuati in Rete.

La legislazione appena varata «assicura che la crescita di
Internet non venga rallentata da tasse addizionali e che gli acquisti
natalizi
non siano gravati da nuove imposte,» ha dichiarato il presidente
Bush commentando la firma della proroga. Il leader statunitense ha detto che,
secondo le previsioni degli analisti, il 15 percento dei regali natalizi
sarà acquistato quest’anno tramite Internet, aggiungendo che «la proroga
proteggerà i consumatori americani da sorprese indesiderate quando compreranno
doni online per gli amici e i familiari». Secondo Frank Julian, vicepresidente
dei Federated Department Stores, la
moratoria rappresenta «una vittoria per l’economia, perché riduce le
preoccupazioni e le incertezze delle aziende, convinte finora che i governi
statali avrebbero potuto inserire dei dazi, colpendo così duramente il traffico
online».

Eppure, il taglio delle tasse online non sembra soddisfare
tutti. Sorprendentemente, proprio dai repubblicani ultraliberisti giunge una
delle voci più critiche nei confronti del provvedimento. Si tratta di
quella di Mike Leavitt, governatore dello Utah: «A nessuno piacciono le tasse,
ma se bisogna pagarle, occorrerebbe iniziare con una base di correttezza,
nel senso che tutti dovrebbero essere trattati allo stesso modo,» spiega il
governatore: «È uno svantaggio molto grave dal punto di vista competitivo
per i negozi “reali”, e non è corretto. Così come non è corretto per i
contribuenti vedere un largo settore della nostra economia esentato dal pagare
per le nostre scuole, le nostre strade e le nostre forze dell’ordine».

In sostanza, secondo Leavitt, le tasse sarebbe meglio se non
ci fossero; ma se proprio devono esserci, devono essere versate da tutti.
La sua richiesta si scontra però con una sentenza della Corte Suprema, secondo
la quale i venditori online non possono essere forzati a prelevare imposte: le
legislazioni infatti sono talmente varie, da stato a stato, che questa
imposizione costituirebbe un peso irragionevole per i siti di e-commerce. Il
Congresso ha però la facoltà di contraddire un pronunciamento della Corte
Suprema, ed è proprio questo che Leavitt gli chiede di fare. In cambio,
promette che gli stati svilupperanno un sistema grazie al quale sarà più
semplice, per i rivenditori online, raccogliere le imposte.

Leavitt non ha paura di essere etichettato come il “tassatore
di Internet”: «Ci sono molti temi che sono impopolari, ma che si basano su un
principio giusto». Eppure, c’è già chi lo mette in guardia, come un lettore del
sito News.com, che in una lettera avverte: «Ricordate:
il signore e la signora Americano Medio, alle elezioni, possono sempre mandare
a casa i fautori delle tasse, senza badare al partito di appartenenza».

Il partito delle “tasse per tutti” non sembra riscuotere
grande successo neanche nel nostro Paese: l’Associazione
per i Diritti degli Utenti e Consumatori
(ADUC) in un comunicato chiede
anzi che il governo prenda esempio dagli Stati Uniti ed esprime l’auspicio che «a
Natale, con la prossima finanziaria, oltre a farci trovare sotto l’albero il calcolatore
per il cambio Lira/€uro, sulla scia delle decisioni USA, lanci una scommessa
con la sospensione dell’IVA sugli acquisti online». Secondo l’ADUC,
questo provvedimento sarebbe dannoso nei confronti delle casse statali «solo
per crede in un economia statica e “da piani quinquennali di programmazione”».