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Webb.it: la frontiera dell’ICT

Si è conclusa a Padova la fiera che da due anni coinvolge gli appassionati della Rete in una tre giorni di navigazione non stop.

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Nel 2001 fu una novità assoluta, quest’anno si è confermata una manifestazione di successo.
Il Webbit 2002,
tecnicamente, può essere riassunto con grandi numeri: 156 megabit di linea
disponibile, 1000 postazioni a cui poter connettere il proprio pc, 30.000
mq di fiera in cui muoversi, 15000 partecipanti giunti da tutta Italia, 380
seminari, grandi aziende a sponsorizzare la fiera: Adobe, Macromedia, Cisco
Systems, Microsoft, Sun Microsystems, E-Tree, Infracom.
La formula vincente
appare tanto semplice quanto unica: creare un punto di incontro per le persone
che amano e vivono la rete; in contrapposizione allo SMAU, evento rivolto
quasi esclusivamente alle grosse società, il Webbit si presenta a dimensione
di navigatore: muoversi tranquillamente su internet per il gusto di farlo,
incontrare e discutere con gli amici magari conosciuti in qualche chat o
via email, costituire gruppi di lavoro per creare qualcosa insieme, dare
vita ad una non-stop di 3 giorni in cui gli orari non hanno valore.
Tutto questo e non solo è ciò che rende unica, in Italia, una manifestazione come questa.

Tutto il Webbit ruota intorno all’arena, uno spazio centrale situato nel
padiglione numero 7, in cui sono state allestite sei aree tematiche dove
poter installare la propria macchina per navigare senza sosta 24 ore su 24.

Il quadro è completato dagli stand degli sponsor che presentano al pubblico le proprie novità.
Grande il successo della Macromedia
che, con l’uscita dei software della generazione MX, sembra proprio aver
fatto centro. Moltissime le persone che hanno approfittato per chiedere informazioni
e provare direttamente le nuove release di Flash, Fireworks e Dreamweaver.
Anche lo spazio della Microsoft
non è passato inosservato, vista la posizione centrale all’interno del padiglione;
c’è da capire però se destavano più curiosità le 8 console X-box messe a
disposizione di tutti o la nuova tecnologia ASP.net.

A parte le società appena citate, il Webbit si presta ad essere un’ottima vetrina per tutti quei siti che ben sono conosciuti da chi frequenta comunità online.

Un’occasione d’oro per incontrare da vicino chi sta dietro alle pagine che leggiamo più spesso.
Quest’anno erano presenti Sikurezza.org, il team di Dev2dev, Webmasterpoint.org, E-tree, Flasher.it, Linuxservizi e molti altri.
Ogni gruppo aveva a disposizione un piccolo stand come “base operativa” ma
la semplice presenza alla fiera non era certo l’unico obiettivo da raggiungere.
Un altro elemento base del Webbit, infatti, è rappresentato dai workshop, mini conferenze di un’ora circa organizzate proprio dallo staff dei siti presenti.
Un importante momento di incontro in cui i più esperti si mettono a disposizione
di chi ha voglia di imparare, senza formalismi, senza presunzione.
In questa edizione sono stati organizzati circa 380 seminari che spaziavano
in tutte le direzioni: dal diritto in internet, alla sicurezza dei server,
dai linguaggi di programmazione alla grafica, dall’e-learning alle nuove
tecnologie.
Il livello generale può essere definito buono e in molti workshop si è faticato
per trovare posto; anche in questo caso i corsi Macromedia hanno fatto “il
tutto esaurito” ma seguitissimi sono stati anche gli incontri sull’open source,
sull’ usabilità dei siti e sul lavoro nel mondo della new economy.
L’altra faccia della medaglia è rappresentata da quei relatori che non hanno
perso occasione per fare della pubblicità gratuita al proprio sito tralasciando
lo scopo originale dei seminari. Le nuove frontiere dello spam insomma.

Ma il Webbit, come già accennato, si distingue dalle altre manifestazioni
simili per il clima di familiarità che si può respirare all’interno della
fiera.
La vera forza sono i ragazzi che partecipano: un gruppo enorme che ha dormito
nei sacchi a pelo all’interno della fiera, che ha mangiato e navigato insieme
per tre giorni.
Un modo sicuramente per conoscersi e fare amicizia grazie anche ai vari contest
(gare di abilità da svolgere in gruppo o singolarmente) organizzati dai siti
presenti.
È stato interessante poter vedere all’opera veri e proprio geni (magari anche
giovanissimi) lavorare incessantemente sul proprio pc; e non è stato difficile
vedere persone che si addormentavano sulla tastiera dopo i primi due giorni.
Alcune aziende non si sono di certo fatte sfuggire la ghiotta occasione per
scoprire qualche nuovo talento; era possibile, infatti, riempire un curriculum
da inserire nel database centrale e, magari, sperare di trovare un lavoro
interessante come già accaduto a qualcuno lo scorso anno.
Si tratta pur sempre di speranze è vero ma almeno la possibilità è stata data.

Probabilmente il Webbit non può essere definito come l’unico evento ufficiale
per misurare l’andamento della net-economy ma di sicuro offre un’ ampia panoramica
sullo stato di salute dell’internet italiana.
L’organizzazione della fiera è stata perfetta e tutto è filato liscio. Quest’anno,
a differenza della precedente edizione, i workshop avevano un padiglione
dedicato e separato dall’arena.

Questa scelta, fatta forse per dare maggiore “serietà” all’evento, ha fatto
sì che sembrasse ci fosse meno gente ma almeno lo spazio dedicato ai computer
era decisamente vivibile.
Interessanti anche le occasioni per staccarsi, almeno per qualche ora, dal
proprio pc. Nell’arco dei tre giorni si poteva fare il bagno in piscina,
prendere il sole e (in certi momenti della giornata) giocare a calcetto oltre
alle feste serali organizzate nello spazio aperto tra i due padiglioni principali.

Nota dolente (che però è stata la grande delusione di molti) è che la
grande linea dedicata da 156 megabit non sempre ha fatto il suo dovere.
È vero anche che nessuno dei partecipanti si è fatto scrupoli sulle quantità
di dati da scaricare ma si è avuta l’impressione che l’impianto di quest’anno
non avesse le stesse prestazioni della scorsa edizione, in cui alcuni tecnici
della SUN erano perennemente indaffarati a lavorare sulla torretta a cui
si collegavano tutti i pc.

È indubbio comunque che il Webbit sia una manifestazione “settoriale”, è
chiaramente dedicata agli utenti e forse questo fatto la rende particolarmente
affascinante ed unica nel suo genere. Le grandi società presenti non hanno
certo ricevuto l’attenzione che forse si aspettavano. I numerosi visitatori,
ovviamente, erano più interessati a sfruttare il collegamento e a fare gruppo
che ad informarsi sui vari prodotti.
C’è da chiedersi quindi se veramente basti questa manifestazione per dire
con certezza che internet, in Italia, gode di ottima salute. Ciò che manca
allo SMAU è lo stesso problema che affligge il Webbit: un incontro reale
tra chi “fa” la rete e chi “la usa”.
Se è vero che la net economy è composta dal binomio utenti-aziende, è anche
vero che queste due parti non si sono mai incontrate in modo diretto per
confrontarsi.