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La protesta contro la guerra corre sul Web

Negli USA oltre 200 mila persone hanno protestato con telefonate e fax per combattere l'azione in Iraq. Anche in Italia l'Internet è il mezzo privilegiato per chi si oppone alla Guerra

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Lo scorso 26 febbraio, oltre 400 mila telefonate e 10 mila fax sono stati inviati al Congresso e alla casa Bianca per protestare contro l’impegno degli Stati Uniti per la guerra in Iraq. Fax e telefonate, ma anche e-mail e messaggi, chiedevano da tutte le parti del mondo la stessa cosa: Win Without War, ‘Vinciamo senza la guerra’. Nessuno dei partecipanti sì è mosso dalla sua sedia e dalla sua scrivania. È la nuova frontiera della protesta nell’era dell’Internet: fax, telefono ed e-mail. Anche la Chiesa ha visto di buon occhio alla giornata di protesta pacifica: «Una giornata di preghiera e di fax».

Internet non è stato soltanto il mezzo con cui la protesta è stata attuata, ma anche il mezzo con cui è stata diffusa. Il sito di riferimento per l’azione di ‘disturbo’ è MoveOn.org. Eli Pariser, la ventiduenne responsabile delle dimostrazioni per il sito, si è guadagnata le colonne del Times, del New York Times e della CNN. Di lei si dice che potrebbe, con una semplice e-mail, mobilitare 750 mila persone in tutto il mondo. Come è stato in occasione della marcia per la pace del 15 febbraio: «in tre mesi è riuscita a mettere insieme ciò che ha richiesto tre anni durante la guerra del Vietnam».

Mobilitazioni e proteste telematiche si moltiplicano in tutto il mondo. Siti di raccolta, passaparola, video, radio: la natura di network aperto affascina e rende la divulgazione delle azioni e delle parole d’ordine più semplice ed immediato. Anche in Italia la sperimentazione dell’opinione pubblica allargata ha trovato i suoi punti di raccolta.

L’azione di protesta contro il rifornimento di armi alla base americana di Camp Derby è seguita in diretta e con aggiornamenti continui dal sito di Radio Sherwood. Non solo un weblog dove vengono pubblicate notizie ed aggiornamenti dell’ultim’ora, ma una vera e propria radio che trasmette sui fili del Web. Dalla radio e dal Web gli organizzatori della protesta informano sullo spostamento dei treni, forniscono mappe e supporto per la protesta.

Alla stessa galassia appartengono i siti di Radio Gap, di Indymedia Italia, ma anche di Telestreet, il circuito di ‘televisioni di strada’ che lo scorso 22 febbraio ha provato le prime trasmissioni e che punta sullo sviluppo della banda larga e del videostreaming per diffondere le trasmissioni.

Sempre sul Web corrono gli aggiornamenti e le sperimentazioni del Piccolo network contro la guerra, una rete di siti che adottano «la grafica, la musica, le parole» per combattere le ideologie di guerra. Alla rete, ospitata da Kyuzz, aderiscono altre decine di siti che a loro volta moltiplicano le frasi e le parole per altre centinaia di siti.

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