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Banda larga per tutti: ancora un’utopia

Le ultime ricerche lo confermano: i clienti potenziali della banda larga sono una minoranza dei navigatori. La maggior parte degli utenti Internet si trova ancora benissimo con le vecchie connessioni a 56 kbps.

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Una delle convinzioni più radicate per quanto riguarda il
futuro della Rete vuole che nel giro di pochi anni tutti i navigatori godranno
di connessioni superveloci; è una profezia fondamentale, in quanto da
essa dipende il successo di un intero settore, quello dell’entertainment
online: se tutti avranno un accesso a banda larga, si creerà un mercato
sterminato da inondare con film, musica, giochi e qualunque altro tipo di
prodotto di intrattenimento.

È una convinzione che potrebbe rivelarsi ben presto campata
in aria
. Lo sviluppo della banda larga negli Stati Uniti (paese che, per
tradizione, conosce con un paio d’anni di anticipo rispetto all’Italia le
tendenze della Rete) dimostra che l’idea del broadband di massa va
probabilmente ridimensionata.

Secondo uno studio appena
rilasciato dal Pew Internet & American Life Project, in un anno le
connessioni a banda larga negli USA sono cresciute del 50 per cento. Un’ottima
notizia, se non fosse che il giovane mercato del broadband mostra già segnali
di saturazione
, dal momento che è in forte calo la percentuale di
navigatori dotati di normali connessioni dial-up che dichiara il desiderio o
l’intenzione di passare all’Internet veloce.

Ma vediamo più da vicino i numeri pubblicati dal Pew: al
momento, il 31 per cento dei navigatori statunitensi ha una connessione a banda
larga; a ottobre era il 24 per cento, a marzo 2002 il 21. Significa che 30
milioni
di cittadini statunitensi, il 16 per cento dell’intera popolazione,
sono passati al broadband. Nel 2001, erano esattamente la metà: in meno di tre
anni (i tre anni più difficili nella storia del Web, è bene ricordarlo) il
mercato della banda larga negli Stati Uniti è cresciuto di ben cinque volte.

Un’esplosione che ha trovato terreno fertile nei
"veterani" della Rete, ovvero, secondo la definizione del Pew, i
navigatori che hanno accesso ad Internet da almeno sei anni. Volendo fare un
ardito paragone con la realtà italiana, dove la percentuale di persone dotate
di connessione ad Internet dal 1997 è di gran lunga inferiore rispetto agli
USA, il dato è incoraggiante: anche l’Italia potrebbe sperimentare una crescita
simile nei prossimi due anni. Dipenderà, è chiaro, soprattutto dalle condizioni
del mercato e dalle offerte dei provider. Non dimentichiamo che negli USA il
free Internet è praticamente sconosciuto: chi si collega alla Rete, anche con
una connessione a 56 kbps, è abituato a pagare; in Italia, al contrario,
passare al broadband significa abbandonare la gratuità del servizio,
quindi i navigatori nostrani hanno bisogno di incentivi maggiori.

È un dato con il quale le compagnie di TLC del nostro paese
già stanno facendo i conti. In ogni caso, la prospettiva di un’adozione di
massa
dell’Internet veloce, anche con offerte leggermente più vantaggiose
delle attuali, sembra poco realistica. Lo studio del Pew, infatti, evidenzia
come il mercato della banda larga abbia già assorbito quasi tutti i clienti
potenziali: un anno fa, ben il 53 per cento dei "veterani" dichiarava
di volere acquistare una connessione veloce; oggi questo numero è sceso al 13
per cento.

Il bacino di espansione della banda larga emerge
dalla ricerca del Pew come una zona dai confini ben delimitati; la
discriminante fondamentale tra gli utenti della banda larga e il "resto
del mondo" appare, com’era immaginabile, l’utilizzo che si fa della Rete: il
41 per cento degli utenti broadband utilizza abitualmente Internet in cerca di
notizie, contro il 23 per cento dei navigatori comuni; una differenza che si fa
addirittura abissale quando si tratta di scaricare musica: il 13 per cento
degli utenti broadband scambia file MP3 tutti i giorni, contro appena il 3 per
cento degli altri navigatori.

«In buona sostanza, non è soltanto questione di tempo se gli
utenti dial-up passeranno alla banda larga», concludono i ricercatori del Pew. «Ciò
che conta è il tipo di attività che si svolge online. In altre parole,
gli utenti che avidi di informazione sono spinti verso il broadband». Per
quanto riguarda la banda larga, dunque, il superamento del digital divide è
ancora di là da venire.